Home La Rivista ABBASSA BANDIERA

ABBASSA BANDIERA

 Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/238

 Nel corso della cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano‑Cortina 2026 svoltasi all’Arena di Verona, trasformata per l’occasione nella Verona Olympic Arena, dopo 17 giorni di gare improntate sulla lealtà e al fair play.1.500 atleti hanno sfilato “tutti insieme” senza distinzione di nazionalità. I portabandiera erano entrati per primi con in testa la GrecIa , come da tradizione,   e a chiudere l’Italia, nazione organizzatrice,

Ebbene. dopo aver assistito alla parte artistica della cerimonia,  Improntata sul tema della “Bellezza in Azione” (Beauty in Action). che  a tratti è stata  simpaticamente ironica, ho apprezzato l’dea che di far entrare nell’Arena gli atleti tutti “insieme”,  compresi  i  russi e  i bielorussi ammessi come neutrali. Ma, subito dopo, ho provato a mettermi nei panni degli atleti ucraini: cosa poteva  passare nella mente di quei giovani, nelle cui orecchie risuona continuamente  l’eco delle bombe  dell’invasore russo, dopo che dalla sponda paralimpica è arrivata  la notizia che la bandiera di chi ha invaso la loro terra, e continua a bombardarla e a insanguinarla, potrà sventolare ai prossimi Giochi della Parolimpiade? Eh si, nel corso dei Giochi che dal 6 marso prossimo si svolgeranno sulle stesse piste di Milano Cortina 26i loro colleghi paralimpici dovranno sopportare la presenza della bandiera di Putin e rischiano di dover ascoltare “in religioso silenzio” l’esecuzione dell’inno nazionale della Russia !

L’Ucraina aveva già preso uno schiaffo con l’esclusione dalle gare dell’Atleta  dello Skeleton Vladyslav Heraskevych, suo portabandiera  che, portando nel cuore e nella mente le vite spezzate dalle bombe di oltre venti atleti suoi amici, con i quali aveva condiviso ambizioni e sacrifici  per onorarne la memoria aveva stampato le loro foto sul casco di gara. Uno schiaffo soprattutto alla memoria delle centinaia di altri atleti che oltre agli amici di Vladyslav sono andati al fronte e vi hanno perso la vita. Domenica scorsa l’esclusione dello skeletonista  mi aveva spinto a titolare il mio editoriale “Ahi Ahi Ahi Signora Coventry: il Cio è Casc..ato”. Solo due giorni dopo dall’organismo del settore paralimpico, omologo del CIO ,  è arrivato un vero e proprio manrovescio allo spirito olimpico e al rispetto delle vite umane.

L’International Paralympic Committee (IPC) in un comunicato di rara laconicità ha reso noto che il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) ha deciso di annullare il divieto posto dalla Federazione di Sci e Snoword agli atleti russi di partecipare alle gare con la bandiera e l’inno nazionale.

Quel tribunale che nel sistema sportivo internazionale svolge di fatto la funzione di Corte di appello suprema, ovvero massimo organo di giustizia (sic) sportiva, non ha ancora fornito le motivazioni della sua decisione. Ma  ha annullato il divieto imposto dalla International Ski and Snowboard Federation (FIS), che era basato sulla sacrosanta  condanna dell’invasione russa del territorio di uno Stato libero e democratico,  Costringere  gli atleti ucraini a sfilare insieme a chi  sventola la bandiera russa magari vederla salire  sul pennone durante le premiazioni  non è solo uno schiaffo agli ucraini è un atto  barbarico e immorale. E’ un’ulteriore mortificazione dello spirito olimpico, già calpestato con il rifiuto  della “Sacra Tregua”.da parte degliinvasori.

Papa Leone ancora oggi ha iniziato la sua omelia domenicale da  Piazza San Pietro rivolgendo il suo pensiero al martoriato popolo dell’Ucraina. “Tacciano  le armi” ha invocato, “in Ucraina si continua a morire, la pace non può essere rimandata”: Ma, oltre che con i signori delle guerre   “nun ce l’appizza” manco con i tribunali arbitrali.

La decisione del TAS suona come una beffa che regala un assist  a chi è stato accusato di crimini contro l’umanità, peraltro contraddicendo  il CIO.

 Se  per Heraskevych quel casco rappresentava un gesto di memoria e di rispetto verso i compagni che non potranno “mai più” indossare la maglia della nazionale, ammettere la bandiera russa significa voler bruciare quella ucraina. A Verona nella  cermonia di chiusura della XXV Olimpiade Milano Cortina 2026  la bandiera gialloblù dell’Ucraina  non ha tagliato il vento con la stessa vigoria con cui Vladyslav l’aveva impugnata in quella di apertura a Cortina, Dall’Arena di Verona, il “senza voce” della Turandot di Puccini ha fatto da sottofondo alla tristezza di chi  torna a casa senza essere sceso in pista  colpevole di aver provato a ricordare chi ha lottato sul campo di battaglia per difendere la propria terra, Quella bandiera gialloblù, per una opportuna  decisione del Comitato Olimpico dell’Ucraina,  non sfilerà assieme a quelle della Russia e della Bielorussia. alla cerimonia di apertura paralimpica che si terrà proprio all’Arena di Verona.Resterà bassa. Ma non sarà certo un “abbassa bandiera”!!  Anche per questo oggi occupa il posto d’onore nella prima pagina della nostra Rivista e apre anche questo mio indignato editoriale, finito di scrivere, a notte ormai inoltrata.

Alla faccia del TAS!!!

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com