Home La Rivista GRAFENE: IL MATERIALE CHE PUÒ RIDISEGNARE L’INDUSTRIA (E I PORTAFOGLI).

GRAFENE: IL MATERIALE CHE PUÒ RIDISEGNARE L’INDUSTRIA (E I PORTAFOGLI).

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 La prossima rivoluzione industriale potrebbe essere spessa quanto un atomo. Mentre i mercati continuano a inseguire le oscillazioni dei tassi, il prezzo del petrolio o l’ultimo rally dell’intelligenza artificiale, una partita ben più silenziosa si sta giocando nei laboratori e negli impianti pilota di mezzo mondo: quella dei materiali avanzati.                                   Dopo il litio, le terre rare e i semiconduttori, un nuovo protagonista ha iniziato a catturare l’attenzione di analisti industriali e investitori tematici: il grafene. Non è fantascienza. È carbonio. Il grafene è uno strato monoatomico di atomi di carbonio disposti in una struttura bidimensionale a nido d’ape. In pratica, è un foglio di grafite isolato fino allo spessore di un solo atomo. Questa configurazione apparentemente semplice genera proprietà fisiche fuori scala:

– è circa 200 volte più resistente dell’acciaio

  • è estremamente leggero e flessibile

  • conduce elettricità meglio del rame

  • dissipa calore più rapidamente di qualsiasi altro materiale noto

  • è quasi completamente trasparente

  • ed è impermeabile ai gas

In altre parole, combina rigidità e flessibilità, conducibilità e trasparenza, leggerezza e resistenza. Un materiale che, almeno in teoria, può rivoluzionare: le batterie, i semiconduttori, i tessuti tecnici, i sistemi di filtrazione e perfino l’elettronica di nuova generazione.               Per oltre un decennio il limite del grafene non è stato scientifico, ma produttivo. Funzionava in laboratorio, ma produrlo su larga scala a costi competitivi era proibitivo. Oggi, tra il 2023 e il 2026, l’evoluzione dei processi di produzione sta consentendo il passaggio dalla fase sperimentale alla prima industrializzazione.                                                    È la stessa traiettoria seguita in passato: dai semiconduttori negli anni ’60, dalle fibre ottiche negli anni ’80, dal litio nei primi anni 2000. La procedura rimane sempre la stessa: prima la scoperta, poi lo scaling (1), infine il mercato. E il mercato del grafene è un mercato emergente perché in questo settore non esiste ancora una società universalmente riconosciuta come leader globale. Tutto cio spiega la rapida evoluzione, la frammentarietà e il dominio delle small-cap.

Nel contesto europeo, una delle realtà più citate è Directa Plus Plc. le cui coordinate di borsa sono le seguenti:

  • Quotazione: London Stock Exchange (AIM)

  • Ticker: DCTA

  • ISIN: GB00BSM98843

  • Sede operativa: Lomazzo (Como)

La società produce nanopiastrine di grafene con processi privi di agenti chimici con applicazioni che spaziano dal tessile tecnico ai materiali compositi fino alla decontaminazione ambientale e al settore oil & gas. Tutto questo fa capire come non siamo più nel campo delle promesse  ma in quello delle prime filiere applicative.

A livello internazionale, tra le società più attive troviamo:

  • NanoXplore Inc. (TSX: GRA)

  • First Graphene Ltd. (ASX: FGR)

  • Graphene Manufacturing Group Ltd. (TSXV: GMG)

Tutte realtà impegnate nello sviluppo di applicazioni industriali che vanno dai rivestimenti avanzati fino alle batterie di nuova generazione.  Come accade per tutte le tecnologie emergenti, il grafene rappresenta oggi un segmento ad alto rischio perché molte società sono ancora in perdita, i volumi di vendita restano limitati, la volatilità è elevata e la redditività dipende dalla dimensione industriale .                                          Si tratta, di fatto, di investimenti più vicini al venture capital quotato che al tradizionale investimento value.  Prima di qualsiasi decisione è quindi opportuno verificare: gli ultimi report finanziari, il burn rate (2), la capacità produttiva reale e l’esistenza di contratti industriali già attivi.      In un contesto globale in cui la competizione si gioca sempre più sull’accesso ai materiali critici – dal litio alle terre rare – la capacità di produrre e integrare materiali avanzati potrebbe diventare un fattore decisivo per la competitività europea.                                                              Per concludere: il grafene non è ancora il nuovo litio, ma potrebbe diventarlo.E come spesso accade sui mercati, quando il consenso arriverà, potrebbe essere già tardi.

(1)  è una tecnica che consente di realizzare un impianto in scala industriale in base a una sperimentazione preliminare condotta su un modello di minori dimensioni, cioè in scala pilota o di laboratorio.

(2) velocità con la quale si brucia la liquidità disponibile;

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