Benessere /G. Mazzocco/236*
La parola anatripsis, in greco antico, significa “allisciamento”, “sfregamento”, “frizione verso l’alto” e, per estensione di significato, l’“atto del massaggiare”.
Fu usata per la prima volta, probabilmente, nel IV secolo prima della nascita di Cristo, per definire un contatto mirato delle mani con altre parti del corpo. Il massaggio, come pratica non occasionale, era conosciuto anche prima della data indicata, ma con la parola anatripsis si inserì nella cultura greca fra le branche del sapere e degli interventi manuali, per conservare o ripristinare equilibri fisiologici.
Il massaggio, in verità, è nato con l’uomo: è la risposta istintivo-riflessa a traumi superficiali.
L’uomo che sbatte un braccio contro uno spigolo, istintivamente, se lo massaggia; se ha una cefalea, si prende la testa fra le mani e si preme la parte dolorante; se è felice, si sfrega i palmi delle mani con l’intento di “scaricare” emotività.
L’esigenza auto-manipolativa nasce, quindi, come atto spontaneo e come tale viene ripetuto ogni qualvolta si ripresenta l’occasione che innesca questa precisa risposta riflessa.
L’impossibilità di auto-massaggiare parti del corpo non facilmente raggiungibili con le proprie dita ha, probabilmente, obbligato l’uomo primitivo a “ricorrere” alle mani di un altro. È capibile, quindi, come, nelle prime forme di socialità dei primati, questo tipo di massaggio sia stato il primo contatto richiesto per il benessere.
Questi gesti abituali, quindi, fanno parte di un codice che viene dal profondo: una motilità riflessa che, affiorando, si è trasformata in occasione volontaria di gestualità tecnica.
Nato con l’uomo come auto-massaggio, come forma personale per procurarsi benessere, è stato trasformato dall’uomo stesso in etero-massaggio, per riprodurre, nel proprio simile, uno stato di equilibrio. Il senso materno dell’accarezzamento del figlio; il lieve tocco circolare sulla pancia dei bambini nelle crisi di vomito; l’energico stropicciamento degli arti nelle giornate di freddo; lo sfioramento delle tempie nei grossi momenti di tensione e lo sfregamento della schiena nelle crisi di pianto infantile sono alcune delle manifestazioni manuali nate con l’uomo, per trasmettere aiuto, sicurezza e piacere.
Queste manovre, memorizzate socialmente ed usate come metodiche “terapeutiche”, si sono, nel tempo, affinate e sono state usate, sempre più e sempre meglio, come metodologia specifica di pronto intervento, per “digerire” esiti da traumi o per “recuperare” funzionalità psico-motorie o per ricreare condizioni fisiche alterate da altre cause.
Il massaggio è, quindi, un insieme di manualità che fa parte del patrimonio gestuale dell’uomo ed è stato organizzato, in pratica specifica, per risolvere situazioni particolari. È difficile determinare il periodo in cui è diventato razionale metodo manipolativo, ma sicuramente risale ai primordi della storia del genere umano.
Il massaggio non ha un “inventore” e rappresenta una maniera di trasmettere un “aiuto”: è nell’istinto dell’uomo l’atto del massaggiare, per procurare benessere.
(*) Scritti di massaggio estetico integrato per il benessere







