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VOGLIO ABBRACCIARE UNA QUERCIA!

 Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/233   

 Anche per tutta la settimana appena trascorsa  si è continuato a discutere sulla vicenda di quella che ormai tutti conosciamo come “La famiglia del bosco”.  I  soliti noti che frequentano i salotti televisivi hanno dato ancora vita al teatrino della  spocchiosità, con tanto di riferimenti al bagaglio scientifico- legislativo che ciascuno vanta di possedere, sostenendo che “la legge è legge” , ma dimenticando che le vere vittime del sistema sono  i tre bimbi della famiglia Trevallion -Birminghan. Per fortuna questi “soloni” sono in forte minoranza. Però nel corso della  trasmissione Storie Italiane (Rai1) di venerdì, con encomiabile caparbietà Antonio Marziale, già Garante per l’infanzia in Calabria, ha ribadito  che l’allontanamento dei figli da Nathan e Catherine è un atto addirittura fuori legge perché la normativa europea  in materia di tutela dell’infanzia prescrive  che ogni azione tendente ad accertare la capacità genitoriale va fatta nell’ambito del nucleo familiare nella sua interezza. Come non condividere? I Trevallion non hanno commesso  abusi o violenza sui minori, al contrario, hanno dimostrato di essere legati ai loro figli, che trattano con grandi premura  coerentemente allo stile di vita neo-rurale in cui credono. Proprio per questa convinzione hanno stentato ad aprire il loro rifugio immerso nella natura alle prescrizione dei servizi sociali , che, ai loro occhi appariva come un’ingerenza. Oggi questa resistenza si è allentata e le presunte carenze in termini di sicurezza e di igienicità sono state  superate, in attesa dell’adeguamento della Casa nel Boscodalla disponibilità di un’abitazione  super ecologica.   Il problema della scolarizzazione è stato superato con l’avvio degli “incontri” con la Maestra Lidia presso la Casa  Famiglia dei tre bambini .Sotto questo aspetto credo che la scelta risponda sì ad una  esigenza burocratiche, ma sotto il profilo didattico educativo non sia tra le più felici.  Chi mi legge ha avuto modo di conoscere  le idee forza su cui imposterei  un programma di attività ludiche integrative per l’educazione parentale adottato dai Trevaillon: dovrebbero essere i bambini della scuola di Palmoli  con le loro maestre a recarsi periodicamente nel bosco per giocare con i tre fratellini tra altalene  e i tronchi di albero, cavallo, asinello e quant’altro disponibile lì, ma anche portando con sé palle, palloni, cesti, cerchie  e funicelle per un reciproco scambio di esperienze. La maestra Lidia e  le sue colleghe in servizio, avrebbero modo di captare aspetti preziosi  della personalità dei loro alunni. Eh sì, sono convinto che  troncare a questo punto l’educazione parentale sarebbe aggiungere trauma su trauma per tutti i membri della famiglia Trevallion. Comincia adesso il percorso di analisi sulle capacità psichiche di Nathan e Catherine: mi domando in quali condizioni i due si presenteranno davanti ai “periti dello Stato” dopo che hanno dovuto far ricorso a un’équipe multidisciplinare di medici, psicologi e pedagogisti, per difendere la loro scelta educativa, che ha provocato lil distacco dai propri figli?. Gli specialisti hanno affermato che “non si tratta di una condizione improvvisata o di marginalità, ma di un progetto coerente, strutturato e conforme alla legge italiana. La vita nel bosco, spiegano i consulenti, è parte integrante di un percorso educativo ispirato al metodo Waldorf-Steiner, applicato nell’ambito dell’istruzione parentale prevista dall’ordinamento”[1], Ma per indebolire, pensiero mio, ulteriormente la posizione dei due coniugi, di recente la “controparte” (assurdità pedagogica!) ha tirato fuori che Catherine ha svolto una dubbia attività on line vantandosi di poter risolvere” a distanza” problemi di ogni genere e atteggiandosi a “santona” contro depressione e afflizioni varie, Sarebbe arrivata a consigliare a qualcuno di “abbracciare una quercia” per scaricare le sue tensioni. Allarme : sta invadendo il campo delle “influencer”. Io preferisco ribattere che Catherine ha un passato di istruttrice di equitazione e che nel mio programma di integrazione ci starebbe molto bene.

Per concludere voglio condividere ancora il pensiero del Garante Marziale. Che sin dall’inizio della vicenda della “Casa del Bosco”, ha denunciato l’assenza di un’adeguata e paziente mediazione tra famiglia e struttura pubblica.

Ispirato, mentre scrivo, da un intervento di oggi  domenica  di Angelo Branduardi, ha sottolineato che nell’episodio narrato nella legenda maior, San Francesco, prigioniero in una Crociata in Egitto, dimostrò davanti al Sultano Malik la sua fedeltà a Gesù Cristo, sottoponendosi volontariamente alla prova del fuoco, da cui uscì indenne. (nella foto sopra il dipinto di Giotto che rappresenta la scena)  La clemenza del Sultano secondo il “Menestrello” che, va ricordato, ha musicato i Fioretti di San Francesco”  sostiene  che fu frutto di quella “mediazione  che oggi  manca”.  Delle prerogative di Francesco non è l’unica a mancare aggiungo io.  In proposito segnalo che oggi Francesco trova spazio anche nella rubrica  curata sulla mostra  Rivista da Raniero Regni con un coinvolgente articolo dedicato all’episodio del lupo di Gubbio. A questo punto, sapere che vi dico? Io voglio abbracciare  una quercia!.

[1] Nella relazione gli esperti hanno scritto anche che “ Nella prima infanzia l’approccio Waldorf privilegia apprendimento esperienziale, gioco libero, imitazione e relazione continua con l’adulto. «Ciò che dall’esterno può apparire come eccessiva libertà è in realtà una libertà strutturata, fondata su ritmi, ritualità e presenza educativa continua», si legge nella relazione. In questa prospettiva, la natura non è un semplice contesto abitativo, ma uno spazio educativo attivo”.

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