Home La Rivista ANTONIO MALLUS “SILLABARIO COSMICO”. THE SOCIAL GALLERY, QUARTU SANT’ELENA, CAGLIARI

ANTONIO MALLUS “SILLABARIO COSMICO”. THE SOCIAL GALLERY, QUARTU SANT’ELENA, CAGLIARI

La rivista ospita, con grande piacere, nella sua rubrica settimanale “Ai confini dell’impero” il testo critico della mostra curata dal critico e storico dell’arte Mariolina Cosseddu.(R.P.)

The Social Gallery è uno spazio indipendente di ricerca e produzione culturale, diretto da Giovanni Coda, che opera come presidio culturale dedicato all’arte contemporanea, alla fotografia, al cinema e alle pratiche audiovisive. Attiva anche sul piano sociale, la galleria promuove mostre, progetti espositivi, incontri e iniziative editoriali, con particolare attenzione ai temi dei diritti umani, dell’inclusione, della memoria e dell’impegno civile, favorendo il dialogo tra artisti, pubblico e territorio in una dimensione internazionale. Il progetto nasce a Seattle nel 2022, in occasione di un incontro dedicato al cinema indipendente e all’arte contemporanea. Un lasso di tempo lungo cinquant’anni separa  la prima mostra di Antonio Mallus dall’attuale contesto geografico che lo ritrova pittore maturo e alle prese con una profonda riflessione sul proprio operato: la Social Gallery di Quartu Sant’Elena gli dedica un omaggio con la esposizione delle ultime opere, sintesi perfetta di un’etica del lavoro all’insegna della creatività personale strettamente legata al destino di un’arte europea del novecento. 

 

di Mariolina Cosseddu 

Sillabari cosmici appare subito conferma e  rimodulazione di un linguaggio consolidato nel tempo ma aperto ancora a variazioni sorprendenti e a felici esiti di un dettato pittorico che non conosce ripensamenti fin dalla sua originaria affermazione. Il “peso” di tanti anni anni di lavoro svanisce in queste ultime prove dove una nuova libertà compositiva e una freschezza inedita connotano superfici di segni-colore distese e armoniche come una infinitamente modulata partitura jazz.

D’altronde è proprio con la musica che Antonio Mallus sente affinità ritmiche e sonore della sua grammatica pittorica, declinata oggi su un registro sillabico in perfetto equilibrio tra pieni e vuoti, tra accensioni cromatiche e spazi luminosi in un gioco di connessioni e  divergenze affinato negli anni. Ne deriva un nuovo orizzonte segnico fatto di costellazioni celesti più che di segni di terra tipici del passato dove le geometrie simboliche dominavano incontrastate in una trama insistita convulsa e vorticosa. Il paesaggio ultimo appare così più morbido e sospeso, fluido e liquido, scenario ostinatamente indispensabile per ulteriori variazioni compositive. 

In realtà la sua storia personale segue un itinerario lineare e coerente con le premesse da cui nasce e a cui ritorna in un ciclico ripensamento sul già fatto e sul fare continuo che conduce ad una verità indiscutibile: la pittura è necessità viscerale, esercizio esistenziale, espressione mistica di chi crede che il fare pittorico contenga in sé materia e spirito di chi lo pratica come dovere quotidiano, esaltazione individuale di un sapere collettivo, condivisione intima di antichi insegnamenti e di maestri indimenticabili, rinnovato tributo a figure e movimenti che hanno fatto la storia dell’arte universale.

Istintività e disciplina sono i cardini su cui ha impostato, fin da giovanissimo, la sua procedura creativa nella convinzione, propria degli anni ottanta, che la lezione delle avanguardie fosse del tutto aperta a singolari incursioni, a personalissime ibridazioni, a meditate e consapevoli scritture nell’oceano del neoinformale. All’interno di quelle poetiche Mallus ha individuato un proprio percorso fortemente connotato e alimentato, nel tempo, da sempre nuove suggestioni, inediti ripensamenti che gli hanno consentito di sperimentare commistioni linguistiche originali quanto organiche al proprio sistema figurale. Ha attraversato così diverse stagioni senza perdere di vista i dati linguistici originari sottoposti a un continuo controllo della ragione sull’impeto emozionale. Calibrando con evidente sapienza la forza del segno che, come un ago magnetico, orienta l’andamento dinamico delle traiettorie in atto, Mallus impegna il colore in un gioco combinatorio costantemente allarmato, teso, inquieto, mai del tutto pacificato. 

Il suo fare obbedisce, infatti, ad un rituale frenetico, compulsivo e, allo stesso tempo, misurato da tanti “ritorni” su  un finito che non sembra concludersi se non in tempi smisurati. Attraversato fino al recente passato da ansiose costruzioni lineari disposte in uno spazio saturo e denso, il dettato pittorico si allenta oggi in una produzione dai ritmi modulati in andamenti piani, oscillatori, fluttuanti in un cielo di astri e scie luminose in movimento lento.  La geometria implode in forme  aperte,  deflagra in evocazioni lontane, si disperde   nell’infinito di uno spazio stellare  dove conglomerati di  materia  residua si danno in macchie vaporose di colori surreali.  Un nuovo bisogno di quiete  emana da questi lavori ultimi, come un jazz modale,   improvvisato su toni accesi ma lirici, eccitati ma soffici,  in transito  perenne come in un sogno cosmico.          

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           

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