Home La Rivista L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E’ UNA MINACCIA ?

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E’ UNA MINACCIA ?

Valore & Valori / Mario Travaglini / 233

 Inutile girarci intorno: la questione del l’IA è sempre di attualità. Nella nostra rubrica l’argomento è stato affrontato diverse volte, sempre cercando di illuminare angoli nascosti o poco frequentati.

La scorsa settimana nel chiudere l’articolo avevo preannunziato il ritorno sull’argomento perché la vera domanda che mi gira in testa – e che ricevo spesso dai lettori – non è questa. La paura dell’IA che ci distrugge tutti è affascinante, certo, ma è un tema da film di fantascienza. Quello che mi preoccupa davvero è un’altra cosa: siamo dentro una bolla speculativa sull’IA, come quella delle dot-com del 2000? E soprattutto, sta per scoppiare?                                                           La risposta non è semplice, ma provo a metterla giù in modo chiaro.

E’ vero, stiamo investendo cifre folli nell’intelligenza artificiale; parliamo di miliardi e miliardi spesi in chip sempre più potenti (Nvidia, AMD, Micron…), data center, cloud, software di sicurezza e una enorme quantità di energia necessaria a far girare tutto questo mostro. Per addestrare i grandi modelli linguistici servono risorse gigantesche, e la crescita è esponenziale.

E sì, ci sono anche pratiche che puzzano un po’ di vecchio stile: accordi di “finanza circolare” in cui le aziende si sostengono a vicenda per comprare i prodotti reciproci. Fa venire i brividi, ricorda da vicino le stranezze della bolla internet.

Eppure, non siamo in una bolla destinata a scoppiare a breve.                  Il motivo è presto detto: la differenza fondamentale con il 2000 è che allora si gonfiavano le valutazioni di aziende che non guadagnavano un centesimo. Oggi invece la “bolla” (se vogliamo chiamarla così) è fatta di spesa reale, concreta, in infrastrutture. Le big tech stanno investendo soldi veri in server, chip e corrente elettrica. E questa spesa è diventata uno dei motori principali dell’economia americana e del mercato rialzista degli ultimi anni.

Questo treno non si ferma facilmente. L’unico modo per farlo deragliare sarebbe che i CEO di Microsoft, Amazon, Google, Meta, Oracle e compagnia decidessero all’improvviso di dire: “Basta, molliamo la corsa all’IA”. Ma perché mai dovrebbero? Fermarsi significherebbe far crollare il prezzo delle proprie azioni – e nessuno vuole essere quello che spegne la festa. Potrebbe succedere un giorno? Sì, certo. Ma oggi siamo molto lontano da quel momento.

Come faremo a capire quando la bolla inizierà davvero a sgonfiarsi? Semplice: quando questi stessi giganti annunceranno tagli importanti alle spese in conto capitale per l’IA. Quello sarà il segnale. Fino ad allora, il denaro continua a scorrere a fiumi e la bolla resta bella gonfia.

Morale: se hai in portafoglio titoli legati all’IA (Nvidia, Microsoft, i grandi cloud provider, etc …), per ora tienili stretti. Questa “bolla” può ancora regalarti bei guadagni.                                                                                        E se il mercato diventa troppo nervoso? Naturalmente c’è chi sa ballare il tango e si butta e chi, invece, è timido e si ritrae. Guerre, dazi, elezioni, incertezze politiche: il mercato azionario globale, soprattutto quello americano, essendo un ottovolante, spinge molti investitori a cercare rifugio negli asset reali – cose concrete che puoi toccare: immobili, terreni, materie prime, metalli preziosi, infrastrutture.

Il problema è che comprare casa o oro fisico comporta scartoffie, manutenzione, problemi di liquidità. Esiste però una soluzione comoda: gli ETF che investono in asset reali senza obbligarti a seguire costose manutenzioni o gestire inquilini.

Un fondo che mi piace osservare in questo momento è il VanEck Real Assets Allocation ETF (RAAX). È un fondo attivo “di fondi” che punta a proteggere e far crescere il potere d’acquisto nel lungo termine, soprattutto in periodi inflazionistici. Investe in materie prime, immobili, energia, infrastrutture, risorse naturali – e nelle aziende che le possiedono o le producono.

Il gestore utilizza un modello che combina segnali tecnici, macroeconomici e di sentiment per decidere come allocare il denaro. E, cosa importante, quando il modello vede tempesta in arrivo può spostare fino al 100% del portafoglio in liquidità per limitare le perdite.

Oggi gestisce circa 211 milioni di dollari, ha un costo annuo dello 0,75% e negli ultimi tempi ha mostrato una buona resilienza: +20,79% negli ultimi dodici mesi.

Tra le principali posizioni ci sono ETF su commodity, infrastrutture americane, reddito da energia, uranio e nucleare, oro e miniere. Insomma, è un modo intelligente per diversificare verso il “reale” senza troppi grattacapi.

Conclusione: L’IA continuerà a guidare il mercato ancora per un bel po’. Godiamocelo, ma teniamo sempre un occhio aperto sui bilanci delle grandi tech: è lì che si nasconde il vero termometro della bolla.

E per chi vuole dormire sonni un filo più tranquilli quando il mondo sembra impazzire, una piccola quota in asset reali – magari tramite un ETF come RAAX – può essere una scelta sensata.

Come sempre: fate le vostre ricerche, valutate il vostro profilo di rischio e non investite mai soldi che non potete permettervi di perdere.

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