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LA MEDICINA DEL SILENZIO

Attualita’/ Marcello Martelli/ 233

 

 Viviamo immersi nel rumore e lo chiamiamo normalità. Un sottofondo continuo che accompagna le nostre giornate: clacson, motori, cantieri eterni, televisori sempre accesi, telefonini che squillano senza tregua. Un frastuono continuo che non fa notizia, perché non lo vediamo. Eppure, come avverte l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento acustico è una delle minacce più sottovalutate per la salute pubblica. Siamo abituati a pensare all’inquinamento come a qualcosa che sporca l’aria o l’acqua. Ma il rumore inquina allo stesso modo: entra nel corpo, altera i ritmi, logora il nostro sistema nervoso. Non è solo fastidio. È stress cronico, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno, aumento del rischio cardiovascolare. È una perdita lenta e silenziosa dell’udito che spesso scopriamo quando è ormai tardi. Il dato è impressionante: milioni di persone, anche in Italia, convivono già con danni uditivi importanti.

 Il paradosso è che molte delle fonti di rumore sono diventate socialmente accettate. Le città non dormono più e chi chiede silenzio viene guardato come un nostalgico o un fastidioso esagerato. I cantieri lavorano a ogni ora “per non rallentare il progresso”, il traffico è considerato inevitabile, le urla in strada semplice folklore urbano. E poi ci siamo noi, con il telefono sempre in mano, gli auricolari a volume eccessivo, la tv accesa anche quando nessuno la guarda. Il rumore non è solo fuori: lo produciamo, lo alimentiamo, lo difendiamo.

 Eppure la vera medicina esiste ed è semplice almeno in teoria: il silenzio. Non quello assoluto e irreale, ma spazi e tempi di quiete in cui il corpo possa recuperare. Il silenzio come diritto, non come lusso. Perché oggi il silenzio è diventato un privilegio di pochi: chi può permettersi case isolate, finestre insonorizzate, vacanze lontano dal caos. Tutti gli altri resistono, giorno dopo giorno, a un assedio sonoro che lascia segni profondi. Servono politiche pubbliche più coraggiose: città progettate per ridurre il traffico, controlli reali sui limiti di rumore, orari rispettati, investimenti nel trasporto sostenibile. Ma serve anche un cambiamento culturale. Dobbiamo smettere di considerare il rumore come il prezzo inevitabile della modernità. Il progresso non può essere misurato in decibel.

Riscoprire il valore del silenzio significa difendere la nostra salute, la nostra capacità di pensare, di ascoltare davvero. In un mondo che urla sempre più forte, forse il gesto più rivoluzionario è abbassare il volume. E ricordarci che non tutto ciò che fa rumore è vita, e non tutto ciò che è silenzioso è vuoto. Anzi!

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