Home La Rivista LA POESIA DI LANCE HENSON DEL POPOLO CHEYENNE

LA POESIA DI LANCE HENSON DEL POPOLO CHEYENNE

La poesia di Lance Henson si colloca in uno spazio liminale e potente, dove la parola poetica diventa atto rituale, testimonianza storica e strumento di resistenza politica. Nato nel 1944 e cresciuto nell’Oklahoma occidentale all’interno della nazione Cheyenne, Henson non è soltanto un poeta che scrive sui nativi d’America, ma una voce che parla da dentro una cultura viva, ferita e resiliente. La sua opera rappresenta una delle espressioni più autentiche della letteratura indigena contemporanea, capace di coniugare tradizione ancestrale e urgenza del presente.

Uno degli elementi centrali della poesia di Henson è il profondo radicamento nella filosofia Cheyenne, che concepisce il mondo come una rete di relazioni sacre tra esseri umani, natura e spiriti. Nei suoi testi, la parola non è mai puramente estetica, ma assume un valore sacrale e comunitario: il poeta agisce come un custode della memoria, un tramite tra gli antenati e le generazioni future. Questa dimensione spirituale, rafforzata dalla sua appartenenza alla Chiesa Nativa Americana, si manifesta in uno stile essenziale, spesso scarno, che rifugge l’ornamento per privilegiare l’intensità simbolica e la forza evocativa dell’immagine.

Parallelamente, la poesia di Henson è profondamente politica, pur evitando la retorica ideologica. L’esperienza personale dell’autore come attivista per i diritti dei Cheyenne e delle popolazioni indigene emerge nei suoi versi come cronaca poetica dell’oppressione coloniale, della perdita delle terre, della distruzione ambientale e dell’alienazione culturale imposta dal mondo moderno. Tuttavia, il tono non è mai puramente accusatorio: la denuncia si intreccia con la dignità, la rabbia con la lucidità, il dolore con una ferma volontà di sopravvivenza. In questo senso, la poesia di Henson può essere letta come una forma di resistenza culturale, in cui la parola diventa un atto di continuità storica contro l’oblio.

Un altro aspetto fondamentale è la fusione tra oralità e scrittura. Pur essendo laureato in scrittura creativa e pienamente inserito nel circuito letterario internazionale, Henson mantiene nei suoi testi il ritmo e la struttura della tradizione orale. Le poesie sembrano spesso pensate per essere pronunciate, danzate, vissute collettivamente, piuttosto che semplicemente lette. Non è un caso che l’autore sia anche danzatore e pittore: la sua poesia è intermediale, attraversa il corpo e lo spazio, e richiama una concezione dell’arte come esperienza totale.

Infine, la dimensione universale della poesia di Henson spiega la sua vasta diffusione internazionale. Pur radicata in un’identità culturale precisa, la sua voce parla a tutte le comunità marginalizzate, a chiunque viva il conflitto tra tradizione e modernità, tra spiritualità e violenza del progresso. La traduzione in numerose lingue, compreso l’italiano, non è solo un successo editoriale, ma la prova che la poesia indigena, quando autentica, riesce a superare i confini geografici e culturali.

Poesia del dog soldier (guerrieri Cheyenne) per i nemici.

Quando la fame e la paura li ebbero abbandonati
Per cercare altri

Si voltarono l’uno verso l’altro sdraiati

Le luci brillavano ancora
Dentro di loro

Adesso arriva il vento profumato di pioggia
E la sera apre
il suo palmo d’ombra

Chi parlerà nella lingua dell’altro

Mentre piegati cantano gli uccelli nella foresta in fiamme …..

Fiume Washita, sito del massacro di Washita della mia gente Cheyenne.

Ainoh*

Profumando la piccola piega delle foglie

Arrivato dai fiumi illuminati
Gli infestati
fiumi silenziosi
Gli
insanguinati
fiumi morenti …

Dove alle loro sponde l’inverno prepara i suoi messaggeri …

Questo è il giorno delle assenze
Il giorno del canto …

Dove i morti e i vivi

Sono dentro di noi …

———————————————————————–

—————————————————————————-

Questa sera piove

sulle pianure aride a Wounded Knee

sugli hogan sulla grande montagna

sulle barricate a Comwall

sulla terra rossa

alla tomba di geronimo in Oklahoma

Questa sera piove

nei sogni dei bambini in Salvador e Nicaragua e San Carlos

nei sogni delle madri in Brasile e Cile

e a Pine Ridge e a Wind River

questa sera piove

nel vento luttuoso

dell’inverno c’è una preghiera

si vi vo ho oh shi win

si vi vo ho oh shi win

non verremo spazzati via.

Discorso contro il centenario dell’Oklahoma

quanti cheyenne perduti
che galleggiano a faccia in su nel fiume canadese del sud
tracce di carri dell’invasione di guthrie
impresse in rilievo attraverso i loro petti
i volti sorridenti pieni di neve

ho trovato le loro carte da gioco e gli specchi sulla decima strada
mancavano tutti i jolly
troppo tardi per offrire loro dei tacos
mi sono diretto verso calumet
dove vanno tutti i profeti

accusato dell’invasione del messico
un sabato notte
mi sono svegliato in una cella per ubriachi
con una donna e un pollo
tutti i secondini ghignavano
ho detto loro che stavano arrivando i marines
hanno detto che succede sempre
qualcuno ha detto che l’ oklahoma è l’ultimo canto che canterò
fanne un canto funebre sorella
per i rifiuti nucleari versati e sepolti e le bugie occultate
imposte sulle nostre sacre e belle pianure
dove coyote arriva indossando una maglietta della gang di geronimo
combattiamo il terrorismo da 500 anni
cammina con occhiali da sole attraverso una strada di geary
attraversa col rosso
leva il cappello verso una nuvola di passaggio

celebrare il centenario dell’oklahoma
un concetto senza logica per me
fischia

mi sembra di sentir parlare un padre pellegrino…

Canto di una lupa in cattività

non è quando mi sono svegliata con le stelle nella ombrata
rugiada dell’inverno
né quando scavalco i giocattoli rotti e i villaggi
bruciati dei disperati
canti della cornacchia alla porta del vento
né quando l’ultimo della mia stirpe mi ha voltato le spalle
l’ultima volta dentro
una luce soffusa del colore di piume grigiastre
è che so che i miei aguzzini non hanno un dio
che mi sento sola…

****
la bellezza si erge sull’orlo di un grande vuoto
dove il bisonte e la civetta delle nevi sono stati
il loro un messaggio troppo logoro da raccontare
la luce del sole scintilla sulle loro ossa
chi sente l’urlo
di lupo e la luna scavata
sono la tua ombra
e il tuo specchio…

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com