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NORME RAPIDE E SEVERE NELLE CITTA’

Attualita’/ Marcello Martelli/ 232

 Nelle cronache di questi giorni anche le piccole città, un tempo considerate isole tranquille, finiscono improvvisamente sotto i riflettori nazionali. Un maxi-sequestro di oltre cento chili di droga basta a far capire quanto sia cambiata la scala del problema: lo spaccio non si misura più a grammi, ma a chili, quando non addirittura a tonnellate.

È il segno evidente di un salto di spessore della criminalità, che non conosce più confini geografici né differenze tra centri grandi e piccoli.

Negare che esista un’emergenza sicurezza significa chiudere gli occhi davanti alla realtà. Il legame tra criminalità organizzata, narcotraffico e irregolarità sul territorio è sotto gli occhi di tutti ed è confermato dai fatti.

Quando lo Stato perde il controllo sull’effettiva esecuzione delle espulsioni e sull’applicazione delle proprie leggi, il risultato è un sistema fragile, dove chi dovrebbe essere allontanato resta libero di delinquere.

Il caso della giovane 19nne uccisa a Milano da un soggetto già espulso due volte e mai realmente rimpatriato è emblematico. Un cavillo burocratico è bastato a vanificare provvedimenti già presi, trasformando l’inefficienza amministrativa in un rischio concreto per la sicurezza dei cittadini. Non si tratta di invocare punizioni esemplari o scorciatoie autoritarie, ma di pretendere che le regole esistenti vengano applicate subito e fino in fondo.

Le leggi indulgenti e le sentenze che sembrano più attente all’ideologia che alla tutela della collettività, finiscono per produrre l’effetto opposto a quello dichiarato: non proteggono i più deboli, ma rafforzano e incoraggiano chi vive di illegalità. E a pagarne il prezzo sono proprio i cittadini onesti, inclusi gli immigrati regolari che lavorano e rispettano le leggi, spesso i primi a subire le conseguenze di un clima di insicurezza.

Affrontare seriamente il problema significa smettere di rimuoverlo.

Servono norme chiare, procedure rapide, espulsioni effettive e una giustizia che non si inceppi su formalismi quando sono in gioco la sicurezza e la vita delle persone. Non è una battaglia ideologica, ma una questione di responsabilità. Senza uno Stato autorevole e coerente, le città – grandi o piccole che siano – restano esposte.

E la fiducia dei cittadini nelle istituzioni continua a sgretolarsi.

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