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LA PITTURA EVOCATIVA DI JUSTIN CAGUIAT

I dipinti di Justin Caguiat si collocano in una zona liminale, sospesa tra visione e apparizione dove la pittura, quella con colori e pennelli supporti tradizionali e non,  reinventa il mondo come esperienza numinosa. Le sue opere sembrano aprire varchi verso regni che eccedono il visibile, popolati da figure ambigue e forme di vita ibride che emergono, si trasformano e infine si dissolvono in campi cromatici fluidi, spesso acquosi, come se l’immagine fosse in uno stato perenne di metamorfosi. La scelta di supporti i più svariati– teli di lino o tele non tese, talvolta lasciate “traboccare” oltre i propri margini – rafforza l’idea di una pittura che rifiuta il contenimento, sia formale sia concettuale.

L’opera di Caguiat si inscrive in una genealogia simbolista che trova in Odilon Redon un antecedente cruciale. Come Redon alla fine del XIX secolo, anche Caguiat sembra reagire a un contesto di capitalismo accelerato e iper-razionale attraverso un ritorno all’incanto, al mistero, all’immaginazione visionaria, attraverso una tecnica millenaria, come forma di resistenza. Tuttavia, mentre il simbolismo storico cercava spesso l’accesso all’invisibile attraverso il sogno o l’allegoria, Caguiat lavora su una stratificazione di riferimenti visivi e culturali che rende il suo linguaggio inequivocabilmente contemporaneo.

Le sue immagini non propongono una fuga nostalgica, ma una rinegoziazione del presente attraverso l’accumulo e la trasformazione.

Le superfici pittoriche di Caguiat sono dense, decorate, ma mai semplicemente decorative. Esse assorbono e rielaborano una molteplicità di tradizioni estetiche: dagli interni tappezzati e vibranti di Édouard Vuillard, dove lo spazio domestico si dissolve in pattern, al modernismo “gioiello” della Secessione Viennese, con la sua attenzione per la preziosità del colore e del dettaglio; dalle forme appiattite e ritmiche delle stampe giapponesi su legno, fino ai mosaici e all’immaginario visivo dei manga.

In questo intreccio di fonti, Caguiat non cita, ma trasmuta: ogni riferimento viene inglobato in un sistema pittorico autonomo, che funziona secondo una logica interna più vicina alla visione che alla narrazione.

L’atmosfera stratificata che pervade i suoi dipinti suggerisce una temporalità non lineare, dove passato e presente coesistono senza gerarchia. Le figure, spesso difficili da decifrare, non occupano uno spazio stabile: fluttuano, si sovrappongono, si confondono con lo sfondo, mettendo in crisi la distinzione tra soggetto e ambiente.

In questo senso, i paesaggi di Caguiat possono essere letti come “paesaggi interiori”, proiezioni psichiche che oscillano costantemente tra l’osservato e l’immaginato, tra esperienza sensibile e costruzione mentale.

I suoi lavori pittorici non chiedono di essere decifrati una volta per tutte, ma di essere attraversati, come si attraversa un sogno o un ricordo. In questo attraversamento risiede la loro forza critica: nel proporre una realtà altra, autosufficiente e intensamente poetica, Caguiat riafferma il potere della pittura come spazio di resistenza immaginativa, capace di generare mondi in cui il visibile e l’invisibile tornano a dialogare.

 

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