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I Giornalisti interrogano Meloni, Bartoli chiede tutela, ma una presunta grande penna fa il “pierino”

 Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/232   

Non ero tra i 120 giornalisti invitati alla Conferenza stampa che  la Presidente del Consiglio ha tenuto a Roma nella nuova Aula dei Gruppi Parlamentari venerdì 9 gennaio. L’ho seguita però, per tutto il tempo, in TV, senza annoiarmi, cosa che spero non avvenga ora per i miei lettori. Non farò quindi considerazioni di carattere politico e, in ragione della mia decennale iscrizione all’albo dei Giornalisti, mi limito ad una “critica dei critici”, quei “colleghi” cioè che, in quella sede, a mio parere, non hanno nobilitato la categoria.

La conferenza è stata caratterizzato da domande stimolanti dei giornalisti delle quaranta testate sorteggiate  e da risposte esaustive, talora sferzanti, da parte di Giorgia Meloni. Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, ha  espresso innanzitutto solidarietà e cordoglio alle famiglie dei ragazzi che hanno perso assurdamenter la vita a Crans in Svizzera in quella tragica notte di inizio anno. A proposito di vittime Bartoli ha sottolineato che “nel 2025 c’è stata la più grande strage di colleghi: in Ucraina sono stati uccisi 28 operatori dei media, spesso colpiti in modo consapevole e diretto; oltre 300 giornalisti palestinesi  sono stati assassinati dall’esercito israeliano nella striscia di Gaza per oscurare la tragedia che si è consumata Ha comunque precisato che  criticare il governo di Israele non significa giustificare i rigurgiti di antisemitismo da condannare senza esitazione, ma  l’Ordine  ha, per ben due volte, lanciato un appello affinché la stampa internazionale possa entrare a Gaza. In Italia la Criminalpol nei primi sei mesi del 2025 ha censito 81 casi di aggressioni e minacce a giornalisti, uno ogni due giorni con un aumento vicino al 100% rispetto al 2024: Emblematici gli episodi  della bomba sotto l’auto di Sigfrido Ranucci; la testa mozzata di capretto davanti la porta di casa di Giorgia Venturini; le sassate durante una manifestazione che hanno ferito Elisa Dossi e Davide Bevilacqua. Bartoli ha voluto denunciare senza mezzi termini l’atteggiamento ricorrente da parte di capitani d’industria e della finanza, di presidenti e allenatori di calcio, di sindaci e assessori, e purtroppo anche di esponenti delle istituzioni che “denigrano, discreditano e diffamano indiscriminatamente chi fa informazione”, Così si  alimenta un clima di aggressione verbale e fisica nei confronti dei giornalisti, legittimando di fatto comportamenti da codice penale.

Personalmente ritengo che la denuncia più significativa rispetto alle altre, pur importanti, rappresentate da Bartoli, sia quella relativa al fatto che l’Italia continua ad essere il Paese con il maggior numero di querele per diffamazione nei confronti dei giornalisti ed “esorbitanti richieste di risarcimento danni”. Oltre l’80% di questi procedimenti viene archiviato o si conclude con una assoluzione, spesso dopo molti anni.”

“Chi presenta una querela intimidatoria”, ha invocato Bartoli, “deve essere punito e non con un buffetto”. Richiesta sacrosanta e ovviamente condivisa da chi scrive che ha subito una  querela  di questo tipo con tanto di richiesta di 300.000 euro (trecentomila) di risarcimento da parte dei dirigenti  di un sindacato di cui aveva segnalato  la “mala gestio”, sentitisi oggetto di “lesa maestà” ,quando di “maestoso non avevano neanche i lacci delle scarpe” (mio testuale). Dopo qualche anno nella  sentenza assolutoria si leggeva che   “il Palmieri da sempre critico nei confronti di quella  gestione del  sindacato, aveva il diritto di usare espressioni colorite”. Anche in famiglia, per non farci mancare niente, c’è una giornalista che sta subendo un procedimento giudiziario nel quale le si vogliono far sborsare 100,000 euro di provvisionale per aver difeso su Italia1, caparbiamente e giustamente, nel corso del programma Le Iene  la dignità e la libertà di Carlo Girardi, anziano super generoso e altruista. il sistema dei cosiddetti Amministratore di “sostegno”, che avrebbe dovuto tutelare il suo patrimonio ha scatenato denunce e processi contro presunti profittatori dell’anziano presunto “incapace”. Risultato: tutti gli imputati sono stati  assolti, due giornaliste delle Iene  sono ancora sotto processo per diffamazione . Non so se Bartoli si riferisse anche a questo caso ma va detto che Le Iene, a causa della loro propensione a cercare la verità fino in fondo,  detengono il record di  querele intimidatorie. Vabbé!

Torniamo alla conferenza, nel corso della quale, sono emerse alcune  ombre che, anche se non inquinano il prevalente terreno di correttezza e rispetto nel quale si sono mossi i partecipanti, non fa onore alla categoria. Mi riferisco agli interventi delle rappresentanti de Il Domani e di Fanpage, ma soprattutto all’atteggiamento di Marco Galluzzo del Corriere della sera. Gli interventi  delle prime hanno provocato la reazione stizzita di Giorgia Meloni che ha quasi voluto sfogarsi contro Il Domani. La Premier, prima di replicare in merito ad un vantato scoop sullo spionaggio interno del suo Capo di Gabinetto Caputi, sul quale la redazione è in attesa  di rispose da più di un anno,  ha ricordato alla De Benedetti che la stessa redazione ha creato il falso scoop (sul quale ha detto ironicamente  che,  per l’occasione,  si sarebbe aspettata la domanda) su una sua presunta pressione sull’Agenzia delle Entrate per evitare l’accatastamento della sua casa in classe A8. Il domani ha anche  accusato la Meloni  di non aver fatto alcun “appunto” a Trump per il suo blitz  in Venezuela e per i suoi propositi sulla Groenlandia. Quelli di Fanpage hanno contestato l’inerzia della Premier nei confronti dello spionaggio dei loro giornalisti.  Meloni ha replicato a tutti con la formula della “riconvenzionale”, dichiarando che non ignora affatto la gravità del problema dello spionaggio essendone lei stessa stata pesantemente vittima (“Caputi ha detto che avete pubblicato notizie prelevate da fonti non aperte “è lei forse che deve dire qualcosa a me ?”). Meloni ha aggiunto che nei confronti di Trump ha sempre usato termini adeguati al ruolo di alleati (“Mattarella, ha dichiarato che le direttrici dell’Italia sono l’Unione Europea e la Nato”… “ Che devo fare? Le debbo abbandonare?). Sulla Groenlandia  si è espressa in disaccordo con le intenzioni del Tycoon.

Comunque, è il mio parere, il momento più sconveniente  della Conferenza è arrivato quando ha preso la parola Marco Galluzzo, che con un intervento lunghissimo ha voluto denunciare, citando come  fonti Banca d’Italia e Istat, l’inconsistenza del sistema produttivo italiano, ed esaltare in forma reiterata quello spagnolo. Fin qui il  diritto di critica, ma quando ha sforato clamorosamente il tempo assegnatogli, al richiamo del Presidente Bartoli.  che lo invitava alla sintesi e al rispetto del tempo assegnato a ciascun giornalista, Galluzzi ha reagito dichiarando che le suo osservazioni avevano bisogno di tempi più lunghi rispetto ai quelli dei colleghi, i quali a suo parere “ evidentemente non hanno la consuetudine di essere accurati nel trattare temi tecnici”, come dire, alla  maniera del Marchese del  Grillo,  “Io so’ Io e voi nun siete un cazzo !”. Più che giustificato il brusio sviluppatosi nella sala per contestare la spocchia insopportabile del “Superman” del Corriere. E anche la pronta risposta di Bartoli: “allora la prossima volta ti metto al 40esimo posto, in coda agli interventi!” (ergo: quando il tempo della diretta scadrà inesorabilmente non potrai fare come ti pare!). Una volta “pierino” trionfava solo nelle barzellette sulla scuola! Tant’è: alla faccia della valorizzazione della professione del Giornalista.

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