Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/234
Premetto che chi ci legge da un po’ sa bene che questa Rivista, che dirigo con tanto piacere e soddisfazione, si caratterizza per la diffusione degli aspetti cruciali dei diversi settori della cultura. La garantiamo puntualmente, ogni settimana dal 2021. per arte, educazione, ambiente, economia, benessere, attualità, cucina e cantina, sport. Chiunque nel nostro sito inserisca il nome di Raniero Regni, Roberto Puzzu, Mario Travaglini, Marcello Martelli, Giuseppe Mazzocco, Carlo Rienzi e, senza presunzione, Pierluigi Palmieri ha modo di comprendere quale “regalia culturale” ricca di competenza e obiettività viene offerta, tramite la loro penna, da CentralMENTE con la pubblicazione de La Rivista della Domenica,
Perché questa premessa? Non certamente per autocompiacimento, bensì per dare forza all’idea che nelle nostre pagine si rintracciano riflessioni e proposte che meritano la massima attenzione da parte di chi ha la responsabilità di guidare le nuove generazioni verso la maturità. Di fronte al degrado morale a cui stiamo assistendo a seguito dei tremendi fatti di cronaca che da inizio 2026, un giorno sì e l’altro pure, raccontano di adolescenti che muoiono nei luoghi deputati alla loro educazione e, peggio ancora, al loro divertimento abbiamo offerto analisi e soluzioni che, purtroppo, cadono sistematicamente nel vuoto. L’assurdità della separazione dei bambini della “Casa del Bosco” dai genitori , gli incidenti mortali legati alla sventatezza di chi scommette sulla velocità delle auto e delle moto sulle strade urbane, i coltelli che azzerano ogni possibilità di confronto dialettico tra studenti, e le discoteche trasformate in forni crematori, sono stati oggetto di nostri articoli e lo sono in quelli che pubblichiamo oggi in questo numero 234 della rivista: titoli emblematici come “Deficit di natura ovvero l’ultimo ambino nei boschi” (M..Regni) e “24 gennaio 2026: Giornata Mondiale dell’istruzione“ ( T. Shriver) che propongono attività formative per alunni e docenti, con esempi concreti per dare sostanza al processo educativo e mettono al centro la forza empatica ed ineludibile del contatto con la natura e dello sport inclusivo con al centro i disabili. Come pure “Crisi profonda e vite spezzate nel nostro milieu educativo” (M-Ciarnella), in cui si afferma che di fronte alla dialettica intergenerazionale “spezzata” si impone una più illuminata educazione alle relazioni.
In tutti gli articoli si rintracciano citazioni di autori di spessore (H. Gardner, R. Carson, D. Goleman, E. Wilson, R. Massa, e anche Comenio, Pestalozzi, Montessori e Don Milani, La loro sostanza è indiscutibile. Autorizzato dalla mia esperienza, mi permetto di aggiungere qui di seguito alcune mie considerazioni personali.
E’ utile denunciare le carenze del sistema quando i giovani sono protagonisti e/o vittime di delitti, e gli adulti appaiono inconsapevoli o peggio dimentichi, della delicatezza del periodo adolescenziale. Ma l’audacia, la spensieratezza, la voglia di primeggiare (financo l’egocentrismo), sono “prerogative” impossibili da gestire se l’adolescenza non è stata preceduta da un vissuto infantile in un ambiente coerente con le regole del vivere civile su cui poggiare qualsivoglia intervento educativo. La delinquenza porta alla delinquenza ( talvolta per necessità o per fame), l’ignoranza non può produrre informazioni positive, il degrado crea assuefazione. Il risultato è inevitabilmente l’ incultura. Da qui al delitto, nel caso deli accoltellamenti a scuola il passo è breve.
Poi però c’è l’altro lato della medaglia, quello buono, che raffigura adolescenti, diciamo così, “normali”, la cui infanzia è stata pressoché perfetta, perché vissuta con genitori dedichi a professioni e a lavori dignitosi, il cui esempio funge da catalizzatore per ogni difficoltà nelle relazioni con gli altri. Al momento dell’inevitabile contatto con il gruppo dei pari, l’adultità familiare che per i primi è il fattore deviante, per i secondi è un modello, e anche uno scudo protettivo. Ma il corto circuito è bello che fatto quando il contatto avviene con gli adulti “altri”, quelli a cui ci si affida al di fuori del nucleo familiare. Al di là delle mura di casa, il giovane “sano” viene spesso considerato puro oggetto di guadagno (leggi Crans Montana), o semplice contenitore da riempire di nozioni (leggi Scuola). Ergo: il cliente vale in ragione del portafoglio, lo studente in base al voto riportato. Resta fuori la “persona” e in questo caso un virgulto in pieno sviluppo, che dovrebbe essere ancora trattato con cura e competenza a cui, al contrario, vengono attribuite responsabilità che non gli appartengono. Il gestore di una discoteca che considera, per spillargli quanti più euro possibili, “adulti e vaccinati” centinaia di giovanissimi che vogliono divertirsi a Capodanno, va posto allo stesso livello del professore che non sa spiegare un teorema e pretende che l’alunno lo risolva (da qui il riferimento nel titolo all”aria del “Rigoletto”). Violano entrambi l’obbligo di porre come “postulato” che davanti alla cassa o alla cattedra hanno un adolescente . Girano poi entrambi a piede libero, con o senza cauzione. Un “minore” anche in termini di competenza e di responsabilità: deve ancora capire!
Il problema va risolto alla radice perché i gestori di locali e i professori di oggi sono irrecuperabili, ma quelli in fieri sono i bambini di oggi. Per non crescere storto, l‘alberello va piantato in un ambiente sano . Non è un caso che con Raniero Regni abbiamo preso l’abitudine di abbracciare gli alberi secolari!
Allora buona lettura degli articoli di CentralMENTE La Rivista della Domenica N.234





