Home La Rivista UN PIANO VERDE PER L’EUROPA, NONOSTANTE TUTTO

UN PIANO VERDE PER L’EUROPA, NONOSTANTE TUTTO

 Il Limite / RANIERO REGNI / 229       

 Vivere e pensare nell’epoca della complessità non è facile. Chi avrebbe mai detto, fino a qualche decennio fa, che l’eccitazione per la partenza di un viaggio in aereo sarebbe stata offuscata dal senso di colpa sapendo di contribuire alla distruzione degli ecosistemi e del vivente? Chi avrebbe mai pensato prima, che mentre mangi un pezzo di carne, ti sarebbe venuta in mente l’indifferenza per la sorte degli animali e il tuo contributo al riscaldamento globale? Ed anche su tutti coloro che non ci pensano o non vogliono pensarci grava l’ombra minacciosa che accompagna ogni nostra azione. Volenti o nolenti, come scrive il filosofo e psicanalista di origine argentina M. Benasayag, la strana impressione “che i nostri atti non sono più ciò che sembrano essere, non è alla fine nient’altro che l’esperienza immediata della complessità”.

Credo che a questa condizione nessuna persona consapevole possa sottrarsi, così come nessuna possa ignorare l’effetto dell’azione antropica sul pianeta e sul clima. Eppure le ultime decisioni chiave dell’Unione Europea sul Green New Deal provano a spostare l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040 e, più recentemente, la modifica del regolamento sulle auto, posticipa di fatto lo stop totale alle auto a combustione interna nel 2035 e aprendo all’uso di biocarburanti ed e-fuel per raggiungere l’obiettivo di riduzione del 90% delle emissioni. Questo “pacchetto Automotive” cerca di salvare i motori termici, consentendo di raggiungere la neutralità climatica anche con tecnologie ibride e a combustibili sostenibili. È evidente che si tratta in gran parte dell’effetto sia della crisi Ucraina che della pressione delle lobby dei combustibili fossili, le più potenti al mondo, che spingono in tale direzione, accusando il piano verde europeo di essere irrealistico ed ideologico. Nascondendo gli interessi economici dietro la preoccupazione dei costi sociali, che pure ci sono, di questa gigantesca operazione che sarà, nonostante tutto, ineludibile.

Che si tratti in questo caso sì di argomenti ideologici è dato dal fatto che si critica il passaggio alle rinnovabili come aumento della dipendenza da tecnologie prodotte altrove, ovvero dalle batterie e dai pannelli fotovoltaici prodotti in Cina, che appare oggi come il più competitivo produttore di energia verde. E il petrolio e il gas non ci rendono dipendenti dai produttori mondiali di queste fonti fossili? E poi, il rallentamento della vendita delle auto dipende da molti altri fattori, perché non si vendono non solo le auto elettriche ma neanche le altre, perché qualcosa sta cambiando nel modo di soddisfare la domanda di mobilità, soprattutto tra i giovani.

Il Patto verde dell’Unione Europea è da sempre sotto attacco, sia da destra che da sinistra. La destra lo accusa di essere figlio dell’ideologia ambientalista, la sinistra lo accusa di essere troppo poco audace nel combattere il riscaldamento globale e gli effetti dell’inquinamento. Certo, dal punto di vista della coerenza l’idea di un capitalismo verde, di uno sviluppo sostenibile, appare molto incoerente, perché è evidente che si persegue una crescita illimitata che non è affatto sostenibile con i limiti del pianeta.

D’altra parte, è altrettanto evidente che è nelle cose che si debba, volenti o nolenti, cambiare prospettiva, sia nel produrre che nel consumare, a tutti i livelli. E questo credo che lo sappiano anche gli oppositori, che per questa ragione sono in malafede, ma anch’essi vengono comunque trascinati da una forza che assomiglia alla forza di gravità.

Sul piano politico accade la stessa cosa all’Unione Europea, che è attaccata dall’esterno dalle forze sovraniste e neo imperiali globali, (leggi Usa, Russia e Cina), che ne minacciano il modello democratico ed hanno tutto l’interesse ad indebolire l’UE, in modo da rendere più facile il vassallaggio di singoli stati. Ma è attaccata anche dall’interno, da quei partiti sovranisti e nazionalisti che stanno aumentando i loro consensi e in alcuni paesi, come l’Italia e l’Ungheria, sono al governo. Queste forze politiche promettevano la distruzione dell’Unione e ce l’avevano con i burocrati di Bruxelles, ma ora si stanno rendendo conto che non si può fare a meno dell’Unione Europea, che anzi bisogna rafforzarla sul piano della difesa militare e della politica estera comune. Anche qui sembra in azione una forza che trascina e spinge verso una specie di normalizzazione di quelle forze di destra populista che stanno facendo il contrario di quello che avevano promesso.

E qui è il caso di fare un’osservazione fondamentale. Chi vuole il sovranismo e il primato nazionale, sul piano economico dovrebbe volere l’indipendenza energetica. E come la si può raggiungere se non rafforzando le rinnovabili? A livello globale è in atto un gigantesco riassetto a tutti i livelli ma noi dovremmo tenere ben diritta la barra del timone europeo verso l’autonomia politica ed economica e quindi, nonostante tutto, la direzione è quella di un’Europa libera e verde, magari a due velocità, e senza l’unanimità richiesta oggi, che concede il potere di veto a nazioni (leggi Ungheria) con governi dichiaratamente antieuropei, al servizio di altre potenze. Un’Unione a cui si sta riavvicinando la Gran Bretagna, che ha appena siglato il rientro nel programma Erasmus di mobilità degli studenti universitari.  Se il Green New Deal è morto, lunga vita al Green New Deal.

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com