I Post della Settimana/221
Lo raccontano i numeri, impietosi e chiari: nel 2024 sono nati appena 369.944 bambini, quasi un terzo in meno rispetto ai 502.596 del 2014. Un crollo verticale, che non è più solo un dato demografico, ma una crisi strutturale, culturale e sociale.La natalità italiana tocca un nuovo minimo storico. L’indice di fecondità – che misura il numero medio di figli per donna – precipita in Abruzzo (1,12) e addirittura in Sardegna (0,91), ben al di sotto della soglia di sostituzione generazionale (2,1). Lì dove un tempo i bambini riempivano le vie dei paesi, oggi restano solo gli echi delle generazioni passate. Eppure, c’è una nota sorprendente: si fanno più figli in montagna. Le aree alpine e appenniniche, nonostante l’isolamento e le difficoltà, sembrano reagire meglio delle grandi città. È un segnale da non sottovalutare: forse proprio lì, dove la comunità ancora ha un volto e un nome, dove l’economia è più solidale che consumistica, il futuro trova un suo spazio. Ma altrove il presente è fatto di contraddizioni. L’Italia è il Paese europeo che investe meno in politiche familiari, dove i costi per crescere un figlio sono tra i più alti, e dove la precarietà lavorativa, soprattutto femminile, è ancora la regola. Le donne sono troppo spesso costrette a scegliere tra maternità e lavoro, in un sistema che non premia né l’uno né l’altro. La denatalità non è un destino, ma una scelta collettiva – o meglio, una mancanza di scelte politiche. È l’effetto di decenni di disinteresse per la famiglia, di città progettate per adulti single e non per famiglie, di welfare sbilanciato sugli anziani, ma assente verso i giovani. Serve una svolta culturale e istituzionale. Non bastano bonus una tantum o spot elettorali: occorre costruire un nuovo patto sociale, che metta al centro il desiderio (oggi represso) di genitorialità, e che renda il fare figli non un atto eroico, ma una possibilità concreta, sostenuta, condivisa.Meno bambini oggi significa meno lavoratori domani, meno contribuenti, meno idee, meno Paese. Se non si cambia rotta, non saremo un’Italia con meno giovani. Saremo un’Italia senza giovani. E un Paese senza giovani, è un Paese senza futuro.
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(Marcello Martelli – Facebook, 23 ottobre 2025)




