VALENTINA DE’MATHÀ: TRA MEMORIA, TRADIZIONE E INTIMITÀ

Valentina De’Mathà, artista italo-svizzera di origini abruzzesi e ticinesi di adozione, ha costruito la sua ricerca artistica intorno a un tema centrale: l’intreccio tra la memoria individuale e collettiva, il passato e il presente, le tradizioni e le esperienze personali. Nella sua opera attuale le esperienze pregresse diventano la trama e l’ordito dove l’intreccio, la tessitura, non sono solo una tecnica artistica, ma  metafora potente di legami familiari, di eredità culturale e di trasformazioni intime. Con il suo progetto installativo Un Tempo Dolce, presentato al Consolato Generale d’Italia a Lugano, l’artista ha saputo esplorare in modo profondo e delicato questi temi, creando un ambiente immersivo dove il pubblico è stato invitato a confrontarsi con l’ambivalenza e la ricchezza del passato e del presente.

La pratica del “tessere” è al cuore del lavoro di De’Mathà, che utilizza questa tecnica per esprimere concetti di continuità e trasformazione. In un post del 20 gennaio 2021, l’artista ha scritto delle “armature tessili”, gli schemi che guidano l’intreccio dei fili della trama e dell’ordito. L’ingrandimento di questi pattern, che richiamano le stoffe e le coperte tradizionali abruzzesi, diventa il punto di partenza di un viaggio artistico che collega la tradizione tessile alla riflessione personale sulla memoria e sull’identità. Questi tessuti, che venivano un tempo utilizzati nei corredi delle donne come dote, sono emblemi di una tradizione che non solo si trasmette fisicamente attraverso il tempo, ma che è anche portatrice di significati profondi legati al ruolo sociale, al cambiamento e all’intimità familiare.

 Il “corredo”, tradizionalmente donato dalle famiglie delle spose, rappresentava un patrimonio economico e simbolico che non solo segnava l’iniziazione della donna al matrimonio, ma testimoniava anche la stabilità, il legame e la protezione. L’artista riflette sull’importanza di questi oggetti come “armature” che, pur essendo legati alla tradizione, sono anche portatori di storie, emozioni e legami invisibili che si intrecciano con le storie familiari e con il vissuto personale.

L’artista guarda al corredo come a un rito che segna l’ingresso in una nuova fase della vita, ma anche come un “focolare” che offre sicurezza e intimità. Ma c’è anche un lato nascosto e ambivalente: le coperte e i tessuti sono anche simboli di ciò che viene “coperto”, dei segreti nascosti nelle pieghe di queste trame. La scelta di utilizzare questi oggetti nella sua installazione, sia in una forma visibile che invisibile, porta ad una riflessione sull’ambiguità del “fare casa”, del “tessere” una vita e una memoria che sia al contempo stabile e mobile, conosciuta e misteriosa. La protezione che offrono le coperte diventa quindi un simbolo non solo della sicurezza domestica, ma anche dei “nodi” e dei legami invisibili che si creano all’interno della famiglia, in cui le tensioni e le storie non dette convivono con la cura e la quotidianità.

Altro aspetto fondamentale del lavoro di Valentina De’Mathà è la creazione di corpi simbolici sculture tessute, rappresentazioni di un corpo che emerge dall’inconscio e che si costruisce attraverso l’intreccio dei fili.  Come afferma De’Mathà, “Il corpo per me è una manifestazione estroversa dell’inconscio che emerge e si rivela in superficie”.

Ogni scultura diventa un pezzo di memoria in continua trasformazione, un corpo che tiene insieme i “lembi e brandelli” della propria esistenza. La scelta di posizionare queste sculture su sgabelli di uso quotidiano, simboli della vita domestica, accentua l’idea che il corpo non è mai statico, ma in continua evoluzione, proprio come la memoria e l’identità che si ricostruiscono ogni giorno. In un mondo che tende ad appiattire le diversità e a cancellare le tradizioni, l’artista recupera e trasforma il tessuto della memoria, nel creare una nuova forma di resistenza che passa attraverso l’arte.