Valore & Valori / Mario Travaglini / 210
Con la guerra tra Iran e Israele la questione dei dazi sembrava sopita. Non è così. Essa ha ripreso forza e si è complicata ancora di più. Torno quindi sull’argomento con l’avvertenza di memorizzare tre punti chiave preliminari:
1) La guerra commerciale e le tensioni tariffarie negli Stati Uniti stanno accelerando il massiccio trasferimento delle infrastrutture di intelligenza artificiale, con aziende come Nvidia, Apple e Microsoft che investono centinaia di miliardi in progetti privati.
2) L’intelligenza artificiale non è più solo una questione tecnologica; si tratta di una questione di sicurezza nazionale e sovranità economica, che spinge il settore pubblico e quello privato ad allinearsi sullo sviluppo del l’ IA.
3) Questa ondata di reshoring (1) potrebbe creare un’opportunità generazionale per coloro che intendono investire in intelligenza artificiale, in particolare in settori dei semiconduttori, delle infrastrutture e dei sistemi intelligenti, destinati ad alimentare la prossima rivoluzione industriale.
Partiamo dal fatto che i mercati su questo punto sono in subbuglio, e questa non è certamente una novità. Ma in mezzo a tutto questo caos, tra i timori economici e il rumore geopolitico, sta accadendo qualcosa di straordinario: il boom dell’intelligenza artificiale sta rapidamente decollando, soprattutto in America. E questo potrebbe essere il più grande aspetto positivo di tutta questa assurda saga.
Mentre i politici prendono posizione e i prezzi delle azioni crollano e risalgono con una velocità inusuale, le più grandi aziende del mondo stanno facendo alcune delle scommesse più grandi nella storia economica moderna. Stanno costruendo fabbriche, stringendo partnership e investendo centinaia di miliardi di dollari per creare le infrastrutture idonee in grado di supportare le richieste di intelligenza artificiale. Può essere vista come una risposta tattica americana all’instabilità globale o come una mossa strategica per garantire il controllo a lungo termine. Tutto questo è forse verosimile ma io ci vedo una fantastica opportunità di investimento.
Cominciamo con Nvidia, probabilmente l’azienda più importante nel settore dell’intelligenza artificiale, che ha appena annunciato l’intenzione di investire fino a 500 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni per realizzare infrastrutture idonee per lo sviluppo della intelligenza artificiale.Non è un esercizio teorico. Sta già accadendo. La produzione dell’ultimo chip di Nvidia, il Blackwell, è ufficialmente iniziata a Phoenix, in Arizona, presso il nuovo stabilimento statunitense della Taiwan Semiconductor Manufacturing Company ossia il gigante taiwanese del silicio che produce il suo chip di punta per Nvidia sul suolo americano. Nvidia sta inoltre costruendo impianti di produzione di supercomputer in Texas attraverso partnership con Foxconn e Wistron. È la prima volta che Nvidia produrrà queste macchine negli Stati Uniti. Sta inoltre collaborando con Amkor Technology e Siliconware Precision Industries per sviluppare attività di confezionamento e collaudo, tutte con sede in Arizona. Sebbene continui ad approvvigionarsi di molti componenti dalla Cina, Nvidia ha comunque deciso di puntare forte sul suolo americano. Questo la dice lunga. Indipendentemente dall’esito di questa guerra commerciale.Se i dazi persistono o scompaiono, se vengono firmati accordi commerciali o se le catene di approvvigionamento vengono interrotte poco importa: Nvidia ha deciso che il futuro dell’infrastruttura di intelligenza artificiale è americano.
Cosa fanno le altre big?
Presto detto: Apple si è recentemente impegnata a investire 500 miliardi di dollari, compresa la costruzione di un enorme centro server a Houston, la cui apertura è prevista per il 2026, Meta sta investendo 10 miliardi di dollari nel suo più grande campus di data center nel nord-est della Louisiana, dedicato esclusivamente allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, Microsoft ha appena triplicato la sua proposta iniziale annunciando un investimento di 3,3 miliardi di dollari per costruire un super hub nel Wisconsin sud-orientale. OpenAI, Oracle, SoftBank e altri hanno collaborato all’iniziativa Stargate della Casa Bianca, impegnandosi a investire fino a 500 miliardi di dollari in infrastrutture di intelligenza artificiale e hub di innovazione negli Stati Uniti. Non si tratta solo di un boom. È davvero un terremoto.
Perché questa improvvisa corsa alla reindustrializzazione del settore tecnologico americano?
La risposta va cercata nel fatto che la guerra commerciale ha messo in luce la fragilità della globalizzazione: di fronte all’aumento dei rischi tariffari e delle tensioni geopolitiche, i giganti della tecnologia stanno riducendo i rischi nelle loro catene di fornitura. E il modo migliore per raggiungere questo obiettivo è produrlo in casa.
Ma non si tratta più solo di economia. È una questione di sicurezza nazionale. L’intelligenza artificiale non si limita a migliorare l’efficienza in ufficio o a creare soluzioni a costi inferiori. Sta diventando la spina dorsale del potere del XXI secolo, sia esso militare, economico, tecnologico o culturale. Quella che è iniziata come una crisi tariffaria potrebbe benissimo concludersi con la più grande espansione tecnologica sul suolo americano dai tempi della costruzione della rete autostradale. Qualcuno potrà eccepire che il mercato è instabile, che le azioni sono crollate e gli operatori hanno perso la camicia. Ma è così che si manifesta la volatilità che precede un importante cambiamento di paradigma. Mentre i titoli dei giornali parlano di distruzione, vengono gettate le basi della creazione. E in momenti come questi, i migliori investitori sanno cosa fare quando gli altri sono terrorizzati. La guerra commerciale ha seminato paura. I dazi hanno causato sofferenze. Ma attraverso questa nebbia, il segnale è chiaro: i capitali stanno tornando in America. Si stanno costruendo infrastrutture. L’intelligenza artificiale si sta democraticizzando, ossia sta diventando sempre più diffusa. Questo è il carburante che alimenterà il suo boom negli Stati Uniti.
Dal punto di vista degli investimenti cosa fare?
Non c’è bisogno di inseguire ogni rimbalzo o cronometrare ogni caduta. E’ il momento di creare un elenco di titoli azionari correlati all’intelligenza artificiale e cercare punti di ingresso, perché la paura crea opportunità. Concentrarsi quindi sui leader dei semiconduttori che stanno spostando la produzione negli Stati Uniti, come i partner di NVIDIA, AMD e TSM; aziende di software che si occupano di intelligenza artificiale come PLTR, AXON, META, MSFT, oppure operatori manifatturieri avanzati nei settori dell’imballaggio, dei test e dei sistemi termici come SNPS, COHR, AMAT. E’ il caso di riflettere molto su questi temi, evitando di farsi influenzare dalla guerra commerciale americana, dalla campagna che i media conducono contro i dazi e dal panico che gli analisti spargono quando parlano degli effetti sul PIL.
A mio parere occorre adottare una visione più ampia e pensare che adesso è l’alba della quarta rivoluzione industriale, e si sta realizzando sul suolo americano. Questo è il focus sul quale gli investitori debbono essere concentrati, possibilmente senza pregiudizi.
(1) la pratica di riportare nel paese di origine un’attività commerciale o industriale precedentemente trasferita all’estero.






