I Post della Settimana/207
Quella del 9 giugno 1940 (cioè di 85 anni fa) è una data che cito spesso nelle mie conferenze, nelle mie lezioni, persino nel mio spettacolo teatrale a cui sono più affezionato. E’ il giorno che, seppur con un successivo, drammatico “imprevisto”, cambiò ufficialmente la storia del ciclismo italiano (e non solo italiano e non solo del ciclismo, per la verità).
Dopo aver iniziato il suo primo Giro d’Italia come semplice gregario del grande Gino Bartali nella Legnano, il giovanissimo Fausto Coppi – per un incidente occorso al suo capitano – venne lasciato libero di andare in fuga nell’undicesima tappa, la Firenze-Modena resa durissima da un tempo infernale.
Di quell’impresa il grande Orio Vergani scrisse sul Corriere della Sera:“Fu allora, sotto la pioggia che veniva giù mescolata alla grandine, che io vidi venire al mondo Coppi. Vedevo qualcosa di nuovo: aquila, rondine, alcione, non saprei come dire, che sotto alla frusta della pioggia e al tamburello della grandine, le mani alte e leggere sul manubrio, le gambe che bilanciavano nelle curve, le ginocchia magre che giravano implacabili, come ignorando la fatica, volava, letteralmente volava su per le dure scale del monte, fra il silenzio della folla che non sapeva chi fosse e come chiamarlo”.
Lo “sconosciuto” Fausto vinse con quasi 4 minuti di vantaggio, proprio davanti a Bartali che da quel giorno – pur brontolando, ma lealmente – rispettò la nuova gerarchia della squadra (Coppi si sdebitò aiutando poi Gino a conquistare le due più importanti tappe di montagna).
Quella maglia rosa ovviamente arrivò fino all’Arena di Milano e decretò il trionfo del primo dei cinque Giri conquistati dal futuro “Campionissimo” (gli resta ancora il record del vincitore più giovane: vent’anni, 8 mesi, 25 giorni). La sua gioia (con tutte le speranze e le prospettive che quella gioia comportava) durò però solo 24 ore: perché esattamente il giorno dopo Benito Mussolini annunciò dal balcone di Piazza Venezia l’entrata in guerra dell’Italia, con tutte le scellerate e tragiche conseguenze che quell’annuncio comportò.
Il Giro successivo si disputò solo nel 1946 e lo vinse Bartali: quello dell’anno dopo lo conquistò Coppi. La guerra portò via a Gino gli anni anagrafici che andavano dai 26 ai 32: a Fausto quelli che andavano dai 21 ai 27. Non è dato sapere che cosa avrebbero potuto vincere in quel loro lunghissimo, disperato e purtroppo mai vissuto pezzo di vita,
(Marino Bartoletti– Facebook- 10 giugno 2025)




