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ASTINENZA DA… CELLULARE: RAGAZZINO IN OSPEDALE, LO “STACCARE LA SPINA” DI MACLHUAN OGGI FA PRENDERE LA “SCOSSA”

Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/207

 

I bambini sono il meglio dell’umanità e hanno diritto al meglio. I bambini e le bambine, sono la fonte della vita, sia individuale che sociale. Una comunità, un paese è forte quando si prende cura dei deboli, una comunità, un paese è grande quando si prende cura dei piccoli.

R. Regni, Il Limite 207, CentralMENTE, 15/06/2025

 

 L’incipit inserito qui sopra è tratto dall’articolo, pubblicato in contemporanea con questo editoriale n. 207, nella rubrica Il limite del nostro R. Regni, accademico di Pedagogia Sociale di grande e indiscusso prestigio. Il suo pezzo, di cui ovviamente raccomando la lettura integrale (BAMBINE/I E COMUNITA’ – Centralmente), è arrivato in redazione alla vigilia di un convegno organizzato, sabato 14 giugno 2025, dal XII Municipio di Roma dal titolo molto impegnativo “QUALE IDEA DI BAMBINA/O ?”.

Regni, relatore principale in quella sede, ha trattato per noi lo stesso tema ponendo  al plurale le parole del titolo riferite ai cuccioli dell’uomo e ha indicato alcuni “stereotipi” a cui gli adulti ricorrono per rappresentarsi l’Infanzia (l’immancabile bambino “Bambolotto”, poi il “Competente”, il “Super”, e “l’Adulto”), tra i quali spicca il Bambino Cliente che “diventa target della pubblicità e passa in media 40 ore la settimana davanti a uno schermo e vede circa 40.000 spot all’anno, diventa un mercato”.  Denuncia sacrosanta!

Venerdì 13, con Raniero Regni, abbiamo tenuto una seduta “redazionale”, presso (non molto casualmente!), quello che uso definire il mio “Studio” in Roma, che risponde al nome del Ristorante Vecchio Mulino in Via Pacinotti. Lì per anni abbiamo tenuto fruttuosi convivi con il Maestro F. Ravaglioli sempre generoso nell’offrire al suo erede designato e al sottoscritto   “contorni” di grade pregio intellettuale. Questa volta nella discussione, pur assente il grande pedagogista, non poteva mancare l’argomento “bambina/o”  con un focus particolare sull’amnesia infantile: “tutti siamo stati bambini ma non ce ne ricordiamo”, perché la memoria si stava costruendo. Soprattutto nei primi tre anni di vita, Tralascio i riferimenti a pedagogisti e scienziati a cui il mio amico accademico  ha fatto riferimento per avvalorare semplicemente la tesi che pretende  attenzione per lo status di bambino che in realtà è tutt’atro rispetto agli stereotipi di cui sopra.

Neanche a farlo a posta ieri, mentre pianificavo quell’articolo di Regni per la sua rubrica, la Tv mi spara addosso la notizia che un ragazzino di 15 anni al quale i genitori avevano tolto il telefonino che usava in maniera compulsiva, è stato portato in ospedale a causa di una crisi di “astinenza”.  Non dobbiamo avere dubbi che per raggiungere uno stato patologico di quel livello, il ragazzo sia partito dall’immersione precoce nel mondo virtuale e abbia contribuito a rafforzare le statistiche negative sin dalla sua più tenera età. Il pur breve servizio mandato in onda dalla Rai (Uno Mattina Weekly) per commentare la decisione del Ministero dell’Istruzione di vietare l’uso dei telefonini a scuola dal prossimo settembre, ha denunciato,  con il supporto di dati Istat, una situazione dal profilo drammatico. Bambini che cominciano a possedere uno smartphone già a  3/4 anni con un 25% iscritti (da genitori, nonni o fratelli maggiori !) a un profilo social. Da 6 a 10 anni  la percentuale cresce in maniera esponenziale e  100 mila persone ne fanno un  uso compulsivo. Nello studio RAI lo psicoterapeuta Giuseppe Lavenia  ha sostenuto che  lo smartphone è stato trasformato in uno strumento  per reprimere la rabbia: “il bambino piange per un motivo qualsiasi e gli si mette davanti uno schermo”.  In prospettiva gli effetti sulla capacità di gestire la rabbia o la frustrazione con le proprie forze, sono  devastanti: viene meno la capacità   di riflettere sulle proprie azioni e di valutare obiettivamente la realtà. Ne scaturiscono bambini e adolescenti “digitalmente modificati” che potrebbero facilmente passare dallo schermo, alle sostanze, fino a comportamenti patologici (v. la non accettazione dell’interruzione di una relazione).  E’ la dopamina che inganna, crea attesa di risposte positive, che solitamente non arrivano o che positive non sono.

 Quanto sopra vale  anche per le attese di risposte gratificanti ai propri post pubblicati sui social (compreso whatsapp) come il giocatore ludopatico che, inserita la monetina, si aspetta di vincere e siccome non sempre ciò accade, continua ad inserirne altre nelle macchinette mangiasoldi.

Il Ministero vieterà l’uso improprio dei cellulari durante le lezioni e, in attesa dei dettagli del provvedimento,  presumo che se gli stessi saranno autorizzati “a tempo” per fini didattici, sarà difficile impedire ai “compulsivi” di  farne un uso improprio, fregandosene  dell’eventuale cattivo voto.

Allora visto che Marshall McLhuan, che per chi scrive resta  il “profeta dei media,” è stato messo in soffitta, con il suo “La Galassia Gutemberg” e con il suo imperativo: “Genitori staccate la spina” ( che se  qualcuno  li tocca prende la scossa!),  non ci resta che affidarci, con l’amico Regni, alle  “scienze” e alla “più seria psicopedagogia”. Come quella montessorian.  Riusciremo a  sottrarsi  alle “suggestioni” di queste false rappresentazioni dell’infanzia che si mascherano sotto aspetti che contengono solo alcuni elementi di verità? Riavremo un bambino  padre dell’uomo e pretende un’educazione come aiuto alla vita?.

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