AL MACTE DI TERMOLI IL 64° PREMIO ED IL PROGETTO DI REBRANDING: UN ATLANTE DI LINGUAGGI, TRA MEMORIA, IDENTITÀ E SPERIMENTAZIONE

Termoli torna al centro della scena artistica nazionale con la 64ª edizione del Premio Termoli, una delle manifestazioni più longeve e rilevanti nel panorama dell’arte contemporanea italiana, ospitata dal MACTE – Museo di Arte Contemporanea di Termoli. Dal 30 maggio al 20 settembre 2025, il museo si trasforma in uno spazio di dialogo e confronto tra linguaggi artistici diversi, con una mostra che affianca la competizione tra dodici artisti contemporanei ed i risultati del progetto internazionale di rebranding dedicato alla città.

 Curato quest’anno per la prima volta direttamente da Caterina Riva, direttrice del MACTE,  il Premio offre una visione sfaccettata e profonda delle pratiche artistiche attuali, in cui convivono linguaggi eterogenei, materiali diversi, poetiche personali e riflessioni collettive.

La nuova edizione del Premio presenta le opere di dodici artisti  italiani e internazionali: Mario Airò, Monia Ben Hamouda, Lucia Cristiani, Luca De Angelis, Binta Diaw, Adji Dieye, Roberto Fassone, Aldo Giannotti, Elisa Giardina Papa, Allison Grimaldi Donahue, Paolo Icaro e Jiajia Zhang. Una selezione senza vincoli d’età, affidata a un comitato curatoriale composto da Simone Ciglia, Gioia Dal Molin, Rossella Farinotti ed Emanuele Guidi. I dodici artisti selezionati in relazione alla loro rappresentatività nel panorama della contemporaneità con opere che spazianodalla pittura alla performance, dal video all’installazione, dalla fotografia alla scultura.

La mostra si apre in una grande sala centrale con l’opera  di Luca De Angelis, immersa in una natura immaginifica e materica, che apre il percorso con una suggestione pittorica densa di colore e sogno.

In una nicchia laterale, l’opera di Monia Ben Hamouda sorprende grazie all’integrazione sensoriale: profumi di spezie si diffondono dalla base dell’opera, arricchendo un lavoro che mescola calligrafia islamica e installazione contemporanea.

Al centro della sala e sulla sinistra, il visitatore incontra le opere di Adji Dieye e Binta Diaw: la prima espone delicati drappi di seta stampati con immagini d’archivio della decolonizzazione del Senegal, la seconda una serie fotografica che riflette sul corpo femminile nero come luogo politico e poetico.

Proseguendo nelle sale laterali, si incontra l’opera interattiva di Aldo Giannotti, che coinvolge il pubblico in un gioco con elastici tesi tra chiodi, creando forme geometriche effimere e partecipate.

Accanto, Allison Grimaldi Donahue trasforma lo spazio in un frammento di Sicilia anni ’80, interpretando Giuni Russo in una performance fatta di canto, poesia e memoria personale. L’opera, presentata durante l’inaugurazione, fonde corpo e parola in un esercizio di intimità condivisa.

Segue Roberto Fassone, con un video che alterna momenti quotidiani e riferimenti artistici nel contesto di una squadra amatoriale di basket: una riflessione ironica e profonda sul gioco, l’identità e l’arte stessa.

In una stanza più raccolta, Mario Airò propone un dittico fatto di lievissime pennellate, evocando la sensazione del bagliore che resta negli occhi dopo aver fissato una luce intensa. In dialogo con lui, Paolo Icaro presenta l’opera Soffio, scultura fuori concorso che sembra farsi presenza impalpabile, sospesa tra materia e aria.

Con Lucia Cristiani, l’arte si lega all’architettura: arazzi tessuti con fiori galvanizzati in argento raccontano storie di donne incontrate dall’artista durante un decennio a Sarajevo. Oggetti delicati che diventano ritratti biografici sospesi tra affetto e testimonianza.

Elisa Giardina Papa, invece, costruisce un ambiente densissimo, popolato da oggetti, suoni e voci. Un paesaggio ibrido che intreccia genealogie marginali, memorie mediterranee e narrazioni corporee, in un’opera che è allo stesso tempo archivio e oracolo.

Infine, l’ultima sala — che richiama volutamente una sala d’attesa — ospita la video installazione di Jiajia Zhang: un montaggio rapido di contenuti online che riflette sulla velocità e frammentarietà della comunicazione digitale. Uno specchio in cui le vite iperconnesse si riflettono, oscillando tra alienazione e fascinazione.

In parallelo il Rebranding di Termoli. Il Premio Termoli ospita la sezione Architettura e Design, che quest’anno si è concentrata su un ambizioso concorso internazionale per la costruzione di una nuova identità per la città. Lanciato tramite la piattaforma Terraviva, il bando ha ricevuto oltre 400 candidature da architetti, designer e creativi di tutto il mondo, chiamati a immaginare un’identità visiva coesa, positiva e proiettata verso il futuro. Una metodologia operativa che gli amministratori delle nostre città dovrebbero prendere in seria considerazione per una riqualificazione colta e funzionale delle stesse.