Home post EDGAR MORIN, ANNI 103: UN MESSAGGIO DI RESISTENZA

EDGAR MORIN, ANNI 103: UN MESSAGGIO DI RESISTENZA

I Post della Settimana/206

A 103 anni, Edgar Morin, uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo, pubblica ” L’anno ha perso la sua primavera” , il suo primo romanzo. Un’opera scritta nel 1948, nel dopoguerra, e rimasta per lungo tempo nel cassetto. Morin aveva 27 anni, era reduce dall’esperienza nella Resistenza e viveva il lutto per la morte della madre, figura centrale di questo racconto autobiografico e simbolico.

Il romanzo è un viaggio nell’anima di un giovane uomo che, pur tra le macerie della guerra, continua a cercare la bellezza, la speranza e il senso profondo dell’esistenza. Non è solo un testo letterario, ma una testimonianza: una riflessione lucida e poetica sul dolore, sulla perdita, sulla memoria e sulla possibilità di rinascere.

Nel romanzo, Morin intreccia il personale e il politico, il ricordo e l’impegno civile, facendo emergere già in giovane età quanto ha contraddistinto tutta la sua opera futura: la complessità dell’umano, la necessità di pensare in modo critico e interconnesso, l’urgenza di non cedere all’indifferenza.

Oggi, a più di settant’anni dalla sua stesura, questo libro diventa un dono prezioso, un atto di resistenza culturale. E il suo autore ci lascia un messaggio semplice e potente: “Resistete”.

 In IRASE abbiamo guardato a Edgar Morin come a una guida ideale. Il suo pensiero sulla complessità, sull’educazione come atto trasformativo, sulla necessità di formare menti critiche e aperte al dialogo, ha ispirato il nostro impegno quotidiano nella ricerca pedagogica e nella formazione dei docenti.

Crediamo, come Morin, che educare significhi preparare alla vita nella sua pluralità e imprevedibilità, dotando le nuove generazioni di strumenti per comprendere il mondo e per trasformarlo. Il suo invito a “resistere” è oggi anche il nostro: resistere alla semplificazione, alla superficialità, alla disumanizzazione dei processi educativi.

In un’epoca di crisi globali, frammentazione sociale e incertezze educative, la sua voce è un faro. E questa pubblicazione tardiva, così intensa e personale, ci ricorda che non è mai troppo tardi per raccontare, per apprendere, per agire.

Sinossi (da IL LIBRAIO.it)

Un pomeriggio di giugno del 1931 a Parigi, un ragazzino di dieci anni esce allegramente da scuola. È sorpreso nel vedere che ad attenderlo c’è lo zio ma, lontano dal sospettare qualcosa, passa qualche giorno spensierato a casa sua fino al ritorno del padre, vestito di nero. Inizia così la storia di Albert Mercier, che è in parte anche quella dell’autore. Una storia segnata dal dolore per la perdita della madre e per le bugie degli adulti, che gli hanno impedito di dirle addio. Albert si chiude in se stesso e la sua adolescenza trascorre solitaria, nutrita unicamente da film e romanzi. Finalmente arriva il liceo, Albert si fa nuovi amici, trova una seconda famiglia nei compagni e nei professori, prova le prime attrazioni amorose. Sono gli anni che seguono l’ascesa di Hitler al potere: la politica irrompe nella scuola, gli studenti si schierano e si contrappongono, e Albert comincia a interessarsi agli avvenimenti internazionali. L’anno del diploma è anche quello in cui la Germania invade la Polonia e quando la Francia viene occupata per Albert giunge il momento di decidere davvero da che parte stare. Dopo essersi rifugiato a Tolosa, si unisce alla Resistenza appena ventenne. Edgar Morin racconta gli anni di passaggio all’età adulta di un giovane parigino che lui stesso definisce suo alter ego, in un periodo cruciale per la storia d’Europa. Un romanzo autobiografico scritto nel 1946 e rimasto inedito fino a oggi, che fa luce sulla formazione psicologica, intellettuale e politica di uno dei più grandi pensatori del nostro tempo.

(Mariolina Ciarnella Presidente IRRASE –Whatsapp 5 GIUGNO  2025)

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com