Home post PER MARTINA. E PER TUTTE LE RAGAZZE CHE NON TORNERANNO.

PER MARTINA. E PER TUTTE LE RAGAZZE CHE NON TORNERANNO.

I Post della Settimana/205

Martina Carbonaro è stata uccisa dal suo ex fidanzato. Ancora una volta, una giovane donna viene strappata alla vita da chi non ha saputo accettare la libertà dell’altro, da chi ha confuso l’amore con il possesso, da chi ha trasformato la fragilità in violenza.

Non possiamo ridurre tutto a un tragico fatto di cronaca. Ogni femminicidio ci interroga, ci riguarda, ci chiama in causa come educatori, come istituzioni, come società.

Se vogliamo davvero cambiare qualcosa, dobbiamo riconoscere che siamo dentro una crisi profonda di senso e di legami, una crisi del milieu educativo, come la definisce il pedagogista Riccardo Massa: la fine dei contesti collettivi e comunitari che un tempo trasmettevano valori, indicavano limiti, costruivano appartenenza.

Oggi il gruppo dei pari ha sostituito le figure adulte, la comunicazione digitale ha svuotato di peso la parola, e le agenzie educative si muovono spesso in ordine sparso. Ma soprattutto, è cambiata la famiglia.

Come ci ricorda il filosofo Marcel Gauchet, la trasformazione dalla famiglia normativa alla famiglia affettiva ha generato un figlio “adorato più che amato”, oggetto del desiderio e dell’autorealizzazione dell’adulto, investito di una regalità immaginaria che rischia di disorientarlo nella costruzione della propria identità. È la mitizzazione dell’infanzia, è la crisi della funzione simbolica dell’adulto, è la dissoluzione della differenza generazionale.

E così crescono adolescenti che non tollerano la frustrazione, non accettano il rifiuto, non riconoscono il limite. Crescono dentro ambienti familiari permissivi, dove spesso i rapporti genitori-figli si confondono con relazioni amicali, e dove ogni rimprovero scolastico diventa un’offesa da difendere, invece che un’occasione per educare.

In questo contesto, la Scuola rimane spesso l’unico presidio che prova a rappresentare ancora la regola, la responsabilità, la fatica della crescita. Ma è sola. Ed è per questo che, davanti alla morte di Martina, non possiamo limitarci al dolore: dobbiamo gridare l’urgenza di un nuovo Patto Educativo.

Un patto tra Scuola e Famiglia, ma anche con tutte le altre agenzie educative: istituzioni, media, associazioni, imprese, comunità locali. Serve una corresponsabilità nuova e concreta, fondata sul riconoscimento reciproco dei ruoli, sulla fiducia, sulla condivisione del compito educativo.

Perché non sarà una singola riforma ministeriale, né un’ora in più di “educazione alle relazioni”, a cambiare una cultura che ancora giustifica sopraffazione, prevaricazione, possesso.

Ciò che serve è un nuovo sguardo antropologico. Una ridefinizione del ruolo adulto. Una società che non abbia paura di educare. 

Perché Martina non è morta per amore. È morta per una mancanza d’educazione. E non nel senso scolastico del termine, ma nel senso profondo di una mancata trasmissione del valore dell’altro, del limite, del rispetto, della libertà.

Per questo, come IRASE Nazionale, ribadiamo la nostra convinzione: l’educazione è il vero presidio democratico. E non può più essere delegata, né rimandata.

Lo dobbiamo a Martina. Lo dobbiamo a ogni ragazza che oggi ha paura. Lo dobbiamo a noi stessi, per tornare a essere una comunità che cresce insieme, senza violenza.

(Mariolina Ciarnella Presidente IRRASE –Whatsapp 20 maggio 2025)

 

 

 

 

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