Home salute benessere L’AMICO SOLE … IN MUSICA!

L’AMICO SOLE … IN MUSICA!

Benessere /G. Mazzocco/195

     Non si fa in tempo a lamentarsi del lungo inverno piovoso, che ecco scoppiare l’estate e, con il caldo, la “necessità di prendere” il sole!

   Prendere il sole è azione “terapeutica” (per la produzione di vitamina D, per l’assorbimento del calcio per la salute delle nostre ossa, dei denti e della pelle) e l’abbronzatura è il più riconosciuto “messaggio” di benessere.

   Il sole di oggi, però, per le caratteristiche ambientali, per le attuali condizioni degli strati atmosferici che ci proteggono e per la nostra pelle sempre più debole potrebbe essere un fattore di rischio.

   L’arma più efficace per evitare i danni da sole è la prevenzione. La pelle va rinforzata stimolando la produzione di Melanina; va protetta con l’aumento della produzione di vitamina D, interagendo nel meccanismo di assorbimento del calcio, e preparata all’esposizione controllata con l’applicazione dei filtri solari.

    Da ricordare che il sole va preso, soprattutto se si viene da un inverno che ci ha costretti a coprirci molto, con un razionale tempismo: gradualmente e nelle ore più opportune e che le creme vanno spalmate, con cura, all’ombra, prima di esporsi al sole, lasciando un ragionevole tempo per l’assorbimento e per l’idratazione.

   Il sole mette allegria e ci fa cantare!

   Una delle canzoni più famose di tutti i tempi che parla del “sole mio” è scritta in “lingua” napoletana, pubblicata nel 1898 e conosciuta in tutto il mondo.

   È la canzone della luce, che vede nel sole un simbolo di felicità che “sta ‘nfronte a te”: un vero patrimonio della musica mondiale.

   Cantata dai più grandi (per citarne solo alcuni, grandissima l’interpretazione di Enrico Caruso; potente quella dei tenori Carreras, Domingo e Pavarotti; famosa quella di Elvis Presley; magistrale quella di Mina; appassionata quella di Claudio Villa); ha le parole di Giovanni Capurro (un giornalista napoletano) e le musiche di Eduardo Di Capua (1898) e di Alfredo Mazzucchi (riconosciuto coautore della melodia, dal tribunale di Torino, nel 2002).

   ‘O Sole Mio è la canzone diventata, anche se per sbaglio, inno nazionale italiano. Nel 1920, la banda ufficiale delle olimpiadi del Belgio, avendo smarrito lo spartito musicale della marcia. Reale italiana e per accompagnare la sfilata dei nostri atleti, la suonò facendola cantare, a gran voce e in “lingua” napoletana, a tutta la folla dello stadio, composta da gente di ogni nazionalità.

   Un testo fatto da parole semplici; una musica nata dalle emozioni date da una splendida alba e dal pensiero per una bella donna; il sole che fa bello il giorno e che, come simbolo, è messo sulla fronte.

   È veramente una bella cosa “na jurnata ‘e sole”; ma quando si rischia, oggi, a mettersi “’o sole ‘nfronte”? Come prendere il “buono” del sole, senza correre i rischi che una sconsiderata esposizione può causare?

   Se è una bella giornata e se l’aria è “serena”, il sole va preso con raziocinio, altrimenti “la festa” si trasforma in sofferenza: soprattutto sulla fronte.

   “Quando fa notte e ‘o sole se ne scenne” è l’importante momento del nutrimento, della idratazione e della freschezza cutanea, per cui le azioni lenitive, purificanti e protettive devono essere affidate a del doposole di comprovata efficacia.

   Bisogna creare la razionale protezione di base, per poter dire, serenamente, che “o sole mio sta ‘nfronte a te” senza creare disidratazione e secchezze.

   Bisogna che il “bagno” di sole sia graduale e fatto con moderazione, soprattutto all’inizio della vacanza.

  Non si può dimenticare che la pelle del viso è diversa da quella del corpo, per cui bisogna diversificare le ripetizioni applicative e l’indice protettivo.

   Esistono degli orari in cui l’esposizione deve essere interdetta, per l’incidenza dei nocivi ultravioletti, nel momento dello zenit (soprattutto per le pelli chiare e delicate: dalle ore 12 alle ore 16) e l’applicazione dei solari (anche se si è abbronzati) deve essere continua e ripetuta ogni due ore.

   Nel rispetto di queste norme di saggezza si può cantare: “o sole mio, sta ‘nfronte a te” avendo certezza che è “bella cosa na jurnata ‘e sole”.

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