Ai Weiwei, uno degli artisti più influenti e provocatori del nostro tempo, arriva per la prima volta a Bologna con la mostra personale “Who am I?”, allestita presso Palazzo Fava sino al 4 maggio 2025. Promossa dalla Fondazione Carisbo nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae, curata da Arturo Galansino e realizzata in collaborazione con Opera Laboratori e Galleria Continua, l’esposizione rappresenta un evento di grande rilevanza artistica e sociale.
Il titolo della mostra, ispirato da una conversazione tra l’artista e un’intelligenza artificiale, riflette l’essenza stessa della poetica di Ai Weiwei: un continuo interrogarsi sulla condizione umana, la memoria collettiva e il futuro dell’umanità. Attraverso una straordinaria varietà di media – dalle sculture in porcellana alle installazioni con mattoncini LEGO – Ai Weiwei riesce a coniugare tradizione e sperimentazione, conservazione e distruzione, offrendo una profonda riflessione sulle crisi globali e sull’identità culturale.

L’inaugurazione della mostra è stata segnata da un controverso episodio che ha ulteriormente attirato l’attenzione dei media. Durante l’evento, l’artista ceco Vaclav Pisvejc ha distrutto una delle opere in esposizione, “Porcelaine Cube”, una scultura in porcellana. Questo atto vandalico, pur suscitando scandalo, non ha oscurato il valore della mostra, ma ne ha sicuramente amplificato la portata simbolica, nel richiamare l’attenzione sull’importanza della fragilità dell’arte e dei diritti umani, temi centrali raccontati nella pratica di Ai Weiwei.

La mostra mette in scena un dialogo tra passato e presente, Oriente e Occidente. Palazzo Fava, con i suoi affreschi cinquecenteschi dei Carracci ispirati ai miti classici, fa da sfondo alle opere di Ai Weiwei che celebrano ed interrogano la tradizione cinese. Un esempio emblematico è la serie di sculture in bambù, carta e seta, che raffigurano animali mitologici tratti dal più antico bestiario cinese, risalente al III secolo a.C. Queste opere denunciano la cancellazione della memoria storica a favore dell’omologazione culturale.

L’esplorazione dell’equilibrio tra distruzione e conservazione emerge anche in lavori iconici come “Dropping a Han Dynasty Urn” e “Han Dynasty Urn with Coca Cola”, dove l’artista denuncia la perdita del patrimonio culturale cinese durante la Rivoluzione Culturale. L’installazione “Forever Bicycle”, composta da biciclette assemblate e dorate, intende rappresentare invece i cambiamenti sociali e urbani della Cina contemporanea.
Uno degli elementi distintivi della mostra è l’uso dei mattoncini LEGO, usati da Ai Weiwei per essere usati come metafora della frammentazione e ricostruzione dell’identità. Tra le opere esposte, spicca la riproduzione pixelata della “Venere Dormiente” di Giorgione, arricchita da simboli contemporanei come una gruccia, che richiama il tema degli aborti clandestini. Altrettanto provocatoria è la reinterpretazione dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, dove l’artista sostituisce il volto di Giuda con il proprio, nel sottolineare la sua sfida personale lai simboli del potere e alle convenzioni culturali.

La mostra è anche il luogo della denuncia delle crisi migratorie. Fotografie, video e installazioni ricreano il dramma dell’esodo forzato e delle condizioni dei rifugiati, nel mettere in relazione il passato con il presente dove le scene di migrazione diventano decorazioni di pareti e vasi che si ispirano alla ceramica attica, nell’intrecciarsi con gli affreschi cinquecenteschi che narrano l’Eneide.

Il cuore della mostra è rappresentato dal video che dà il titolo all’esposizione, in cui Ai Weiwei dialoga con un’intelligenza artificiale ponendo ad essa 81 domande. Questo numero non è frutto di causalità ma richiama i numero di giorni trascorsi in prigione dall’artista nel 2011, quale simbolo della repressione politica subita sulla propria pelle per il suo impegno contro il regime cinese, documentata in una sezione dedicata alle persecuzioni subite dall’artista e arricchita da documentari e opere che ne celebrano la resilienza come la installazione “Sunflower Seeds” al Tate Modern di Londra o quella della demolizione del suo studio a Shanghai: ognuna di queste opere è un manifesto di denuncia contro lo status quo ed al contempo un simbolo di speranza per un futuro migliore.







