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COPPA INTERAMNIA HA RIAPERTO LE PORTE AL MONDO CON MIGLIAIA DI GIOVANI MA NESSUNA TV IN TEMPI DI GUERRE RACCOGLIE IN DIRETTA IL POTENTE SOS DI PACE

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La Coppa Interamnia ha riaperto le sue porte al mondo. Lo ha fatto nel modo più autentico: con una lunga sfilata di migliaia di giovani atleti che hanno attraversato le vie del centro storico, trasformando la città in un mosaico di lingue, culture e colori.

Un’immagine che, dopo 52 edizioni, conserva intatta la sua forza simbolica e che quest’anno assume un significato particolare: è la prima edizione affidata alla Fondazione nata per rilanciare quella che, da sempre, è molto più di un torneo internazionale di pallamano.

La sfida della nuova gestione non consiste soltanto nel garantire la continuità di una manifestazione storica. È quella di costruire un modello di sviluppo che faccia della Coppa Interamnia un motore permanente di crescita economica, culturale e sociale. Un’economia fondata sul turismo dell’incontro, sulla partecipazione, sul dialogo tra i popoli. Un’economia di pace.In un tempo in cui il mondo sembra misurare il proprio futuro sulla capacità di produrre armi e alimentare conflitti, la Coppa Interamnia propone un’alternativa concreta.   Qui si investe nei giovani, nello sport, nelle relazioni umane. Qui ragazzi provenienti da ogni continente imparano a conoscersi prima ancora che a sfidarsi sul campo.

È un patrimonio immateriale di enorme valore, che produce ricchezza vera: presenze turistiche, promozione del territorio, scambi culturali e amicizie destinate a durare nel tempo. Per una città posta tra il Gran Sasso e l’Adriatico, questa manifestazione rappresenta una risorsa strategica. Non solo durante la settimana del torneo, ma lungo tutto l’anno. L’obiettivo dichiarato della Fondazione di mantenere “sempre aperte le porte” della Coppa va nella direzione giusta: fare della Interamnia un marchio internazionale capace di attrarre eventi, iniziative, formazione e turismo ben oltre il calendario delle gare.

Naturalmente, non mancano le criticità. Organizzazione e logistica possono e devono crescere.L’accoglienza degli atleti e delle delegazioni, i servizi, i trasporti, sono aspetti sui quali occorre investire con decisione. Una manifestazione di questa dimensione merita standard sempre più elevati.

Ma c’è un’altra sfida, forse ancora più urgente: quella della comunicazione. Anche quest’anno nessuna emittente televisiva nazionale( e persino locale!!!) ha trasmesso in diretta la cerimonia inaugurale. Nessuno ha raccontato in tempo reale quella straordinaria parata di popoli che rappresenta uno dei messaggi di pace più forti espressi dallo sport italiano.

Al contrario, le televisioni hanno inevitabilmente dedicato ore e ore di dirette alle immagini delle guerre che insanguinano il pianeta. È il paradosso del nostro tempo: la guerra conquista audience, mentre la pace fatica a trovare spazio nei palinsesti. Eppure, proprio manifestazioni come la Coppa Interamnia dimostrano che un altro racconto è possibile.

Per questo la Fondazione deve dotarsi di strumenti professionali di comunicazione: una struttura media moderna, produzioni televisive di qualità, dirette streaming internazionali, contenuti digitali capaci di raggiungere milioni di persone. Oggi un grande evento non esiste pienamente se non viene raccontato come merita.

La Coppa Interamnia non ha bisogno di cambiare la propria anima. Deve semplicemente imparare a raccontarla meglio. Perché ciò che accade ogni estate tra le strade e i campi di gioco non appartiene soltanto alla città che la ospita: è un patrimonio universale. In un mondo che ogni giorno offre immagini di distruzione e morte, vedere migliaia di ragazzi di ogni razza, religione e nazionalità sfilare insieme sotto un’unica bandiera, quella dello sport, è una notizia che meriterebbe la stessa attenzione.

La pace, dopotutto, non fa rumore come la guerra. Ma è infinitamente più importante. E la Coppa Interamnia continua, da oltre mezzo secolo, a dimostrarlo.

(Marcello Martelli – Facebook – 10 luglio 2026)

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