Home La Rivista ABRUZZO E DINTORNI, LA TERRA DEL FUOCO “AMICO” CHE UCCIDE

ABRUZZO E DINTORNI, LA TERRA DEL FUOCO “AMICO” CHE UCCIDE

Editoriale / Pierluigi Palmieri / 258

 La scorsa settimana, nell’arco di 24 ore, tre persone sono morte in circostanze pressoché identiche per  incidenti sul lavoro: sono saltate in aria per lo scoppio di materiali che stavano maneggiando in due fabbriche situale rispettivamente sulla costa  abruzzese a Casalbordino (CH) e  ai confini della Marsica nella frazione di Sant’Anatolia nel comune di Borgorose (RI).

Nel vastese Carlo Piscopo, capo reparto della polveriera Arca Defense, che stava spostando un vascone contenente residui di produzione quando, ma ovviamente la circostanza è ancora da accertare, si è accorto che un innesco  presente nel vascone si era attivato. I testimoni hanno raccontato che Piscopo  ha provato ad allontanarsi ma l’esplosione è stata pressoché immediata, e le schegge  hanno investito anche un altro lavoratore, in modo non fatale come invece è stato per il caporeparto.  trafitto direttamente al cuore.  La morte è stata istantanea.

Il giorno precedente nello stabilimento della Vds Firework (ex Pirotecnica Mattei) il trentenne Simone Colle e la madre Teresa Tozzi di sessant’anni, sono morti sul colpo per l’esplosione che ha distrutto completamente una Casamatta, contenente fuochi d’artificio. In questo caso le circostanze che hanno causato la tragedia debbono essere ancora accertate. Certo è che in due ambienti di lavoro che hanno a che fare con il fuoco  sembra che il destino abbia deciso di “scherzare”  tragicamente con lui, accanendosi su due famiglie che del fuoco avevano fatto la loro ragione di vita. Per guadagnarsi da vivere hanno trovato la morte. E solo per una circostanza del tutto imprevista, lo stesso destino ha tenuto fuori dal suo sadico gioco Angelo Piscopo, figlio di Carlo, che stava lavorando accanto al padre e qualche minuto prima dell’esplosione  si era  allontanato per un malore dovuto all’alta temperatura dell’ambiente. La Provvidenza ha vinto sul sadismo, altrimenti i due episodi che stiamo commentando avrebbero rafforzato la loro analogia nel rapporto genitore figlio e tra famiglie “predestinate”.

Le cronache riferiscono  altri particolari che, a parere di chi scrive, rendono vane le dichiarazioni “del giorno dopo” di sindacalisti, amministratori  e politici a vari livelli: nella fabbrica abruzzese nel dicembre 2020 a seguito di un’esplosione morirono tre operai e un’altra del settembre  2023 ha provocato altrettante vittime. Non basta perché nel 1992 ci fu un morto e nel 2009 tre feriti gravi.  Sull’altro versante,  nel luglio 2023, in un’esplosione altrettanto violenta, avevano perso la vita tre persone originarie di Avezzano:  il 59enne Franco Colle insieme ai figli Anna, 32 anni, e Claudio di 25cugini  ( figli di due fratelli) di Simone Colle..  I tre stavano confezionando abusivamente nell’abitazione poi distrutta dalla deflagrazione. fuochi d’artificio per conto proprio della Pirotecnica Mattei di Borgorose .

Come non pensare al cosiddetto “fuoco amico” che in guerra provoca vittime tra commilitoni!  A mio parere  non si tratta più di condannare “a posteriori”  i responsabili o gli organi di vigilanza, si tratta invece di avviare un drastico percorso di selezione delle capacità imprenditoriali di chi seguita a “scherzare col fuoco” per trarre profitto a basso costo economico e ad alto rischio per le vite umane. Ma anche, dispiace dirlo in presenza di tante vittime sul lavoro, di pretendere che nel settore pirotecnico e in quello degli esplodenti tutti gli addetti siano dotati di altissima e provata specializzazione. Per molti,  sarà anche bello assistere allo spettacolo dei “fuochi di artificio”. ma a questo punto vanno sospese a tempo indeterminato tutte le attività che ci sono dietro. Gli appassionati di giochi di luce e di colpi scuri, dovranno restare  per qualche tempo a bocca asciutta, ma il gioco vale.. il bengala.

Per gli esplodenti il discorso è analogo. Ma il gioco, in questo caso, si complica terribilmente,  è troppo “grosso”. La produzione  a fini bellici  di questi tempi è molto fruttuosa in termini economici per la sempre valida legge di mercato che vuole che ad un’alta domanda corrisponda un prezzo alto .  Ma quanto vale la vita di un trentenne? E quella di una madre o di un padre di sessanta?  Chi in Regione o a Palazzo Chigi avrà il coraggio di bloccare quella ed altre attività affini fino alla messa in sicurezza e alla riqualificazione di tutto il personale?

La recente acquisizione da parte dei turchi ha portato al cambiamento della ragione sociale dell’impresa di Casalbordino da Sabino esplodenti a Arca defence. Il marchio scelto dai nuovi dirigenti rimanda al concetto di difesa. I tragici fatti di questa settimana dimostrano che nella sicurezza e nella tutela del lavoro umano la parola “difesa” suona  come una beffa.

 Di fatto, con l’ottava vittima, ha acquisito  il titolo e la capacità distruttiva della “esplodenti”. TRISTEZZA!

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