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CON IL CALDO L’ITALIA DIVENTA UN PAESE TROPICALE:EPPURE… “IL VERO KILLER E’ IL FREDDO”

Attualità & Amarcord / Marcello Martelli / 257  

 Le immagini parlano da sole. Milano più calda di Bangkok, Parigi soffocata dall’afa, Berlino ai massimi storici, l’Italia trasformata in un Paese tropicale. E, mentre le temperature salgono, cresce anche il numero delle vittime. Non sono numeri: sono anziani, malati cronici, lavoratori esposti al sole, persone sole, bambini. È il volto umano dell’emergenza climatica.

In questo contesto hanno suscitato polemiche le parole del Segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright: «In inverno muoiono più persone che in estate. Il vero killer è il freddo».

È vero che il freddo provoca ancora un numero elevato di decessi in molte aree del mondo. Ma questa constatazione non può diventare un alibi per minimizzare ciò che sta accadendo oggi. Le ondate di calore sono sempre più frequenti, più intense e più lunghe, e rappresentano una minaccia crescente per la salute pubblica.

La domanda da porsi, allora, non è chi sia più pericoloso tra il caldo o il freddo. E’ se siamo pronti a proteggere chi rischia di più. Servono piani straordinari contro il caldo che non si limitino ai bollettini meteo.

Occorre creare registri comunali delle persone fragili, attivare reti di assistenza domiciliare e di volontariato, telefonare quotidianamente agli anziani soli durante le emergenze, garantire il trasporto gratuito verso luoghi climatizzati e aprire scuole, biblioteche, centri civici e palestre come rifugi climatici accessibili a tutti.

 È necessario rafforzare la medicina territoriale, consentire ai medici di famiglia di monitorare i pazienti più vulnerabili e coordinare l’intervento dei servizi sociali. Le città devono aumentare il verde urbano, piantare alberi, creare zone d’ombra e ridurre l’effetto “isola di calore” che trasforma l’asfalto in una fornace.

Anche il mondo del lavoro deve cambiare. Nessuno dovrebbe essere costretto a lavorare nelle ore più torride senza adeguate pause, acqua, protezioni e, quando possibile, una diversa organizzazione degli orari. Difendere la salute dei lavoratori non significa rallentare l’economia: significa renderla più civile.

Infine, occorre combattere la povertà energetica. Migliaia di famiglie rinunciano ad accendere il condizionatore per paura delle bollette. Per loro il caldo non è soltanto disagio: può diventare una condanna.

Bonus mirati, sostegni economici e interventi per migliorare l’efficienza energetica delle abitazioni sono investimenti in salute pubblica, non semplici misure assistenziali.

Le ondate di calore non sono più eventi eccezionali. Sono una nuova normalità con cui dovremo convivere. Possiamo discutere sulle statistiche, sulle responsabilità e perfino sulle dichiarazioni dei politici. Ma c’è un fatto che non dovrebbe dividere nessuno: ogni vita salvata vale più di qualsiasi polemica.

La civiltà di un Paese si misura soprattutto da come protegge i suoi cittadini più fragili. E di fronte a un caldo che non conosce precedenti, questa deve diventare la priorità.

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