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LE ORIGINI DEL MASSAGGIO RIFLESSO (parte seconda)

Benessere / Giuseppe Mazzocco / 256(*)

   La scoperta dell’America ha fatto conoscere le tecniche riflesse di molte tribù indiane, che trattavano diverse malattie con la digitopressione. Prima per curiosità e poi per gli indiscussi risultati ottenuti furono iniziate diverse indagini per capire i fondamenti di quella che, allora, sembrava un rito da sciamano.

   Così, anche nel nostro vecchio continente queste ricerche furono fatte da autorevoli autori. Basti ricordare gli studi dei medici Adamus e A’tatis che, nel 1852, girarono l’Europa centrale usando una tecnica terapeutica basata su pressioni delle dita, esercitate sulla pianta dei piedi o sul palmo delle mani. Non sappiamo, però, se questi studiosi avessero intuito da soli le basi della riflessoterapia o se fossero venuti in possesso di materiale o di notizie provenienti dall’oriente.

   In precedenza, le cronache riportano che Benvenuto Cellini (1500-1571) si autocurasse con sapienti pressioni delle dita sui palmi delle mani e sotto la pianta dei piedi, così come, dopo alcuni secoli, il ventesimo Presidente degli Stati Uniti d’America, James Abram Garfield (1831-1881), calmasse i terribili dolori, causati dalle ferite subite in seguito ad un attentato, eseguendo delle digitopressioni in punti specifici dei piedi.

   In epoca più recente, ricordiamo Edwin Frederick Bowers che, nel 1916, scrisse le prime note divulgative sul massaggio zonale. In seguito e tra gli altri, sono noti gli studi del dott. Joe Shelby Riley, di Eunice D. Ingham, di Mildred Carter, di Doreen E. Bayly, di Hanne Marquardt e di parecchi italiani.

   Oggi, la riflessologia del piede è una tecnica diagnostica e terapeutica, con canoni precisi e con basi scientifiche e mediche e viene applicata, quotidianamente, come terapia di molte situazioni patologiche dell’uomo moderno.

   Il dott. Jean Bossy (1929-2009), professore di Anatomia Umana presso la Facoltà di Medicina di Montpellier, ha scritto “Basi Neurobiologiche delle Riflessoterapie”, a cui ufficialmente la riflessologia fa capo.

   Recentissima è, invece, la “scoperta” del massaggio connettivale e l’organizzazione, di tutte le manovre specifiche, in chiara metodologia. Nasce, nel 1929, da esperienze e studi fatti da Elizabeth Dicke (1884-1952) e si sviluppa con quelli della dott.ssa Hede Teirich-Leube (1903-1979), di Wolfgang 65 Heipertz (1922-2013), di D. Gross, di W. Kohlrausch e di altri.

   Alla base del massaggio connettivale vi è il concetto di riflesso cuto-viscerale. Questo collegamento riflesso è bipolare, ovvero viaggia nelle due direzioni: dalla pelle agli organi viscerali o, da questi, alla pelle. Su questa base è possibile, sapendo analizzare lo stato superficiale cutaneo, diagnosticare delle sofferenze organiche degli strati profondi e, sapendo provocare il riflesso cuto-viscerale, esercitare “azioni riflessogene sulle sofferenze vegetative”.

   Il massaggio connettivale riflessogeno è una forma di terapia utilissima per molte affezioni interne o dell’apparato locomotore e trova, ormai e come tutte le altre forme di riflessoterapia, campo applicativo nelle aree del massaggio classico, prendendo come riferimento i profondi studi di Henry Head (1861-1940), neurologo inglese, sulle zone cutanee (zone di Head), e le ricerche del medico britannico Sir James Mackenzie (1853-1925), di Gerhard Henrik Armauer Hansen (1841-1912) sulle condizioni dermatologiche e le relazioni dei punti del dolore e i riflessi tra cute e visceri.

   Il benessere, oggi, non può ignorare le tecniche riflessogene (la digitopressione di tipo shiatsu, il massaggio zonale del piede ed il massaggio connettivale) perché fanno parte della cultura del massaggio estetico integrato visto, naturalmente ed assolutamente, solo nell’ottica della prevenzione.

(*) Scritti di massaggio estetico integrato per il benessere

 

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