Home La Rivista LA PAROLA COME TESTIMONIANZA: IMPEGNO E VERITÀ NELLA POESIA DI GIUSEPPE GOFFREDO

LA PAROLA COME TESTIMONIANZA: IMPEGNO E VERITÀ NELLA POESIA DI GIUSEPPE GOFFREDO

Poesia / Roberto Puzzu / 254

L’opera poetica di Giuseppe Goffredo, dispiegata nell’arco di oltre mezzo secolo, rappresenta uno dei percorsi più coerenti e originali della poesia italiana contemporanea. 

Ciò che colpisce immediatamente nell’opera di Goffredo è la continuità di una tensione etica che attraversa ogni stagione della sua scrittura. La nozione di engagement, spesso utilizzata per definire la dimensione civile della letteratura, appare nel suo caso necessaria ma insufficiente. Necessaria perché la sua poesia è costantemente attraversata dalla storia, dalle contraddizioni sociali, dai conflitti e dalle trasformazioni del Mediterraneo contemporaneo; insufficiente perché l’impegno di Goffredo non si configura mai come programma ideologico o dichiarazione intellettuale. Esso coincide piuttosto con una disposizione esistenziale profonda, con una forma di responsabilità che investe contemporaneamente il linguaggio, il corpo e la comunità. Nella sua scrittura l’impegno non viene aggiunto alla poesia come contenuto esterno: ne costituisce la sostanza stessa. Si potrebbe dire che il civile, in Goffredo, precede la formulazione teorica e si manifesta come impulso originario. È una forza che nasce dall’esperienza diretta dei luoghi, delle persone, delle ferite storiche e delle speranze collettive. Per questa ragione la sua poesia non assume mai i toni della denuncia retorica o della predicazione morale. Anche quando affronta temi politici o sociali, conserva una dimensione profondamente lirica, nella quale la storia si intreccia continuamente con la vulnerabilità dell’esistenza individuale.

Lungo l’intero percorso dell’autore emerge infatti una costante inquietudine interiore. L’apparente semplicità della sua parola nasconde una tensione profonda tra appartenenza e distanza, tra radicamento e desiderio di oltrepassamento. La poesia diventa il luogo in cui questa tensione viene abitata senza essere risolta. Da qui deriva quella particolare energia che anima i suoi versi: una forza che nasce dal confronto continuo tra la necessità di testimoniare e la consapevolezza della fragilità di ogni testimonianza.La cifra stilistica di Goffredo si fonda su una straordinaria capacità di restituire al linguaggio una dimensione originaria. La sua è una poesia che sembra voler riportare le parole al momento della loro prima apparizione, come se ogni verso tentasse di nominare il mondo per la prima volta. Questa impressione di novità non deriva da sperimentalismi linguistici o da artifici formali, ma dalla ricerca di una parola essenziale, liberata dalle incrostazioni retoriche e restituita alla sua funzione primaria di rivelazione.

È proprio questa qualità che consente alla sua poesia di affrontare questioni collettive senza perdere intensità emotiva. Nella scrittura di Goffredo la dimensione sociale non si traduce mai in astrazione sociologica. Al contrario, essa emerge attraverso immagini concrete, esperienze vissute, paesaggi e figure che conservano una forte consistenza sensibile. La storia entra nel testo attraverso i corpi, le stagioni, il lavoro, le migrazioni, le memorie individuali. Il risultato è una poesia nella quale il particolare riesce continuamente ad aprirsi verso l’universale. Questa prospettiva spiega anche l’attenzione costante che Goffredo rivolge ai conflitti del presente. Le sue più recenti prese di posizione pubbliche contro la violenza della guerra e a favore della pace non rappresentano un episodio isolato, ma l’espressione coerente di una visione maturata nel corso di decenni. La poesia, nella sua concezione, non può sottrarsi alla responsabilità di interrogare il dolore del mondo. Tuttavia, essa lo fa senza mai rinunciare alla complessità, evitando tanto la neutralità quanto la semplificazione ideologica.

La forza della sua poesia nasce precisamente da questa capacità di tenere insieme fedeltà e trasformazione. Da un lato permane il legame con una dimensione originaria dell’esperienza, con il lavoro della terra, con i ritmi naturali, con le comunità locali; dall’altro emerge una consapevolezza pienamente contemporanea delle dinamiche economiche, culturali e politiche che ridefiniscono continuamente tali realtà. In questo equilibrio risiede una delle ragioni della sua attualità.

Anche il tempo svolge una funzione centrale nella costruzione del discorso poetico. Attraversando oltre cinquant’anni di scrittura, l’opera di Goffredo mostra una sorprendente continuità senza mai cadere nella ripetizione. Ogni raccolta sembra nascere dalla precedente e al tempo stesso superarla, come se il poeta fosse impegnato in una costante ridefinizione del proprio rapporto con il mondo. Tale movimento conferisce all’intero percorso una struttura organica, nella quale le opere dialogano tra loro come capitoli di un’unica lunga interrogazione sull’esistenza. La voce di Giuseppe Goffredo si distingue per la sua capacità di coniugare intensità lirica e responsabilità civile. La sua scrittura dimostra che la poesia può ancora essere uno strumento di conoscenza, un luogo di confronto con la storia ed una forma di partecipazione alla vita collettiva. Non attraverso la proclamazione di verità definitive, ma mediante una ricerca incessante di autenticità e di presenza.

Con un’ala sola

Non una lacrima per la felicità
che ho vissuto. Molte cose ho
toccato per non andare ho dato.
Davvero è accaduto che il vero
fosse. Anche mi sono sentito
in volo. Mi ha commosso ogni
albero lungo la strada. E la
fronte dal cielo non ho distolto.
Ogni volta atterrito mi sono fatto
schiena fra le rive. Poco per
quanto ho potuto e con un’ala sola.

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