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TRA COETANEI E CONTEMPORANEI..NELLA FESTA DEI CERI DI GUBBIO

Il Limite / Raniero Regni / 250

Una prima versione di questo articolo del nostro redattore è stata pubblicata nel periodico “Viach’eccoli”, pubblicazione che esce una volta all’anno a Gubbio in occasione della Festa dei Ceri che vi si svolge ogni 15 maggio. Festa antichissima che è dedicata al patrono vescovo della città S.Ubaldo (1085-1160).

In questo breve scritto troviamo l’essenza  inconfondibile del pensiero e della sensibilità che i lettori della Rivista di  Centralmente.com  hanno imparato a conoscere e che il sottoscritto, ovviamente, apprezza da sempre. Qui attraverso La Festa dei Ceri, Raniero Regni ci descrive mirabilmente stati d’animo,  reazioni e sensazioni intime che, proprio per averle anche  lui vissute personalmente, danno un valore quasi scientifico al concetto di unicità nella molteplicità. Un contributo prezioso per comprendere e dare valore alle varie fasi della vita e ad accettarne le differenze, on  un excursus sentimentale che si conclude con la commossa soddisfazione del più anziano di fronte a “tutta quella bellezza”  con un significativo ricordo dello Zio Pippo”, ceraiolo della prima ora..

(P.L. Palmieri)

 

 Lo chiamano “etnocentrismo delle età”, un’espressione tecnica per dire una cosa ovvia: c’è un modo di vedere il mondo diverso a seconda della stagione della vita che si sta vivendo. Un bambino, un adolescente, un giovane, un adulto, un anziano possono condividere lo stesso tempo e la stessa città, possono cioè essere dei contemporanei, ma vivranno in modo diverso lo stesso tempo e lo stesso luogo. Saranno contemporanei ma non coetanei. E questo vale anche per quel giorno speciale che è la Festa dei Ceri.

Ma, come l’etnocentrismo ci impedisce di uscire dalla nostra cultura, per noi migliore delle altre, che rimangono impenetrabili, così anche l’etnocentrismo delle età ci dice che ogni momento della vita viene vissuto con un sentimento del tempo unico, esclusivo, difficile-impossibile da capire per coloro che non hanno la stessa età.  Ogni società, ogni comunità è come un fiume in cui si mescolano e scorrono diverse correnti. Questo è vero anche per la Festa dei Ceri, che è una ma è anche molte.

Come la vive un bambino? Il tumulto, i colori, i tamburi, la banda, il chiasso della folla. Il padre che lo tiene in braccio o sulle spalle. Ne viene attratto e ne viene respinto. Troppo fragore, un’alluvione di sensazioni. Ma l’infanzia è anche il momento fatale dove accade, come in tutto il resto, l’imprinting ceraiolo. Chi lo ha vissuto sarà per sempre membro di questa strana tribù. Sentirà fremere dentro di sé la forza del mese di maggio. Certo, il padre o un fratello più grande lo spingerà ad un certo punto sotto il Cero: ne verrà attratto o respinto?

Altra cosa è il 15 Maggio per il giovane adolescente, tra immaginazione e realtà. Con gli amici della muta condividerà momenti unici, forme di intesa straordinarie, paure, tensioni, gioia esplosiva. Cercherà altri sguardi tra la folla, avrà altre domande nel cuore.

Festa dei Ceri di Gubbio; La muta di Sant’Ubaldo in azione. Da notare che se si fa lo zoom della foto si nota che l’unico ceraiolo che sorride è il nostro Raniero Regni

Quella dell’adulto è ancora un’altra Festa. È nel pieno della forza, è lucido anche se emozionato. Sta già cercando di trasmettere questa sua strana passione, questa forma di amore, ai suoi figli: amare i Ceri. Pensa però già al dopo, quando dovrà lasciare il posto nella muta. Per questo vivrà con più intensità e grazia ogni momento della Festa.

E l’anziano? In parte sprofondato nei suoi ricordi, con il rewind del cuore sempre acceso, sente le voci delle Feste del passato che gli provocano una strana vertigine. Eppure il suo cuore batte ancora forte, mentre gli salgono le lacrime agli occhi, vedendo quelle bandiere, quelle divise, quei giovani, tutta quella bellezza.

E le bambine, le ragazze, le donne, le madri, le nonne? Ancora altri modi di vivere i Ceri. Tutti diversi eppure tutti uguali. La nostra Festa è un’esperienza di risonanza unica con la comunità, con la storia, con la natura, con il divino. Per un giorno tutte le domande trovano risposta proprio perché non vengono poste. Un giorno pieno di allegria, dove la vita è quello che dovrebbe essere.

P.S. Il ruolo della Festa è anche quello di interrompere il tempo come degradazione e consumo, che si porta via altrimenti persone e cose. La Festa è come un lampo di eternità. Per un giorno il tempo si ferma, la morte e il dolore sembrano sconfitti.Eppure anche quel giorno il nostro sguardo cercherà invano qualche volto, persone che c’erano sempre, care immagini scomparse. C’era un uomo, un ceraiolo, che ha attraversato tutte le età rimanendo sempre giovane, incarnando i valori più autentici della nostra Festa. Coetaneo e contemporaneo di tutti e di ognuno. Qualcuno che potevi semplicemente indicare, quando cercavi di spiegare i Ceri. Bastava mostragli Pippo. Sì, lo zio Pippo” Ci mancherà sempre.

*”Filippo Regni tra l’altro  è stato un giocatore di pallone professionista ed ha giocato in serie con il Messina  (1963-64) e nella Nazionale  italiana Under 21 (convocato ai Giochi del Mediterraneo 1959 a Beirut, vinti dall’Italia)

*Festa dei Ceri di Gubbio; a destra il giovane Zio Pippo (Filippo Rergni)
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