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LA TERRA DEI “FOCARACCI” (scelta dalla Madonna)

EDITORIALE / Pierluigi Palmieri/ 247

 …laudato si, mi signore per sor’acqua, la quale e’ molto utile  e umile e preziosa e casta.,,,,

laudato si’, mi Signore, per frate Focu, per lo quale ennallumini la nocte:ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte….

Francesco di Assisi (Cantico delle Creature)

 Il 26 aprile è una data storica per la città di Avezzano che ormai da poco meno di due secoli e mezzo con il calar della sera  si accende avvolta letteralmente dalla luce che dai cosiddetti “focaracci” si propaga per tutti i quartieri del centro e della periferia. Si tratta di un  rito di ringraziamento verso la Madonna che secondo la tradizione popolare si era manifestata miracolosamente ad un pastore sordomuto restituendogli l’uso dei due sensi e invitandolo a rintracciare il quadro con la sua immagine  tra le macerie della chiesa di Santa Maria ormai in disuso che si trovava sul Monte Salviano (1). La “Notte dei Focaracci” trae origine da a un altro miracolo, definito della Pioggia, attribuito alla Madonna dalla popolazione  del capoluogo della Marsica : nel 1779 Avezzano si sarebbe salvata da una disastrosa e prolungata siccità  dopo che l’antica icona della Madonna di Pietraquaria fu portata in processione per le vie della città. Da quel giorno la Santa Vergine fu proclamata  Protettrice della Città. Ne conseguì un voto, che prevede  decine di falò distribuiti nei vari rioni di Avezzano fatti oggetto di un pellegrinaggio che ha origine dal “grande focaraccio” del Santuario di Monte Salviano, il cuore del rito.e scende lungo le fiaccole che illuminano la  Via Crucis, che collega la città al santuario.

La facciata della Chiesa di Pietraquaria e il grande focaraccio 2026 pronto per l’accenione

Tra i falò mi è capitato di vivere momenti significativi di socialità e di simpatia e di verificare la convinta adesione degli avezzanesi al “rituale gastronomico”, che prevede la generosa distribuzione di “assaggini”  di cibi cotti alla brace. Nel focaraccio in questi casi arde rigorosamente legna di buon pregio il cui aroma si trasmette al pane, spesso unto con il grasso che cola dallo spiedo.

C’è una regola non scritta però che, prima dell’assaggio, quasi tutti i “focaracciari” pretendono venga rispettata dai “pellegrini” e che, ai miei esordi in questa veste, venne imposta alla mia comitiva da una devotissima signora che, in Via San Francesco, stava preparando la bruschetta con le salcicce e la ventresca: “adeta canta’ Maria di Pietraquale!” (dovete cantare la canzone della Madonna). Fu l’occasione in cui in replica alla mia precisazione che non ne ricordavo tutte le parole, ebbi in omaggio il foglietto con la trascrizione integrale dell’inno alla Madonna. L’ho conservato da allora, e per anni,  nel portafoglio e aveva una simpatica caratteristica: portava le impronte delle dita unte della donna. Qualche anno fa , si è volatilizzato con tutto il portafoglio, dopo un furto del mio borsello avvenuto in un Ristorante, Però non ho mai dimenticato l’abbraccio con cui la signora mi ringraziò per aver cantato a piena voce “Evviva Maria, Maria di Pietraquale, la diva immortale che tanto ci amò” (N,B, Pietraquale non è un refuso,, è una licenza poetica!).

Nell’attualità, il “combinato disposto” dell’arrivo della pioggia miracolosa che allontana lo spettro della carestia e il successivo rito del focaracci, che consolida  con la fede le attribuzioni simboliche di  protezione e gratitudine del fuoco, rende la ricorrenza ancor più significativa. Richiama tutti a una forte attenzione  alla Natura, all’importanza dei suoi cicli, delle sue stagioni, alle risorse che ci offre e che rinnova chiedendo semplicemente di non violentarla. Come non pensare a “ Sor’acqua”, umile e preziosa e casta.e a “Fratello foco”  simbolo di protezione e luce divina

Il focaraccio nel Piazzale antistante La chiesa della Madonna del Passo 2026

Acqua e fuoco al centro della lode, che ho scelto per l’esergo, del Santo di Assisi, Avezzano e la Marsica, almeno il 26 aprile di ogni anno li rispettano e santificano,

L’immagine della Madonna di Pietraquara posta dietro l’altare della Chiesa sul Monte Salviano (1)

(1) [dal Sito del Santuario di Pietraquaria]

ll Santuario è situato  a 1.000 metri sul livello del mare, al centro dell’omonima riserva naturale, nel territorio della città di Avezzano.

Nel Medioevo, prima del 1268, Pietraquaria era un centro fortificato, appartenente alla contea di Albe. Qui sorgeva la chiesa dedicata a Santa Maria, non distante da quelle dedicate a San Giovanni e a San Pietro. Nella chiesa dedicata alla Vergine c’era un quadro della Madonna, venerata dagli abitanti del luogo e da quelli del territorio circostante.

Il culto e di conseguenza anche la cappella con il quadro esisteva fin dal secolo XII; all’ epoca la cappella si trovava nel suddetto feudo di Pietraquaria sito sul roccione antistante l’attuale Santuario. Secondo la tradizione la cappella e l’intero feudo furono distrutti nel 1268 su ordine di Carlo d’Angiò che, dopo aver sconfitto Corradino di Svevia nella battaglia dei Piani Palentini, volle vendicarsi contro gli abitanti di Pietraquaria per aver parteggiato con i suoi nemici, Berardo e suo figlio Ruggero, Conti d’Albe, alleati di Corradino.

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