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DIALETTI: DEDICARE UNA GIORNATALE ALLE MOLTEPLICI VOCI D’ITALIA

Attualita’ / Marcello Martelli/ 235

 

 C’è un’Italia che non sempre trova spazio nei discorsi ufficiali, ma che vive ogni giorno nelle case, nei mercati, nelle canzoni, nelle battute scambiate tra generazioni. È l’Italia dei dialetti e delle lingue locali. Dedicare il 17 gennaio a queste voci antiche e vitali non sarebbe solo un gesto simbolico: sarebbe un atto di consapevolezza culturale e di responsabilità storica.

Le lingue locali italiane non sono semplici “varianti” dell’italiano standard, né deformazioni di una lingua considerata più nobile. Sono sistemi linguistici completi, con una propria grammatica, un lessico ricchissimo, una tradizione letteraria e orale che affonda le radici nei secoli. Prima dell’unità nazionale, l’Italia parlava molte lingue: il veneziano dei commerci, il sardo dalle origini antichissime, il siciliano della grande scuola poetica medievale, il napoletano della musica e del teatro, il friulano, il ladino, l’occitano, il piemontese, e tante altre parlate che raccontano storie di migrazioni, dominazioni, scambi culturali.

Ogni lingua locale è una mappa della memoria. Nei dialetti si conservano parole che non esistono in italiano, capaci di nominare emozioni, relazioni sociali, gesti quotidiani con una precisione sorprendente. Dire una cosa “in dialetto” spesso significa dirla in modo più diretto, più vero, più umano. Non è nostalgia: è identità. È il legame profondo tra un territorio e chi lo abita. Eppure, per decenni, i dialetti sono stati guardati con sospetto, quando non apertamente disprezzati. Considerati segno di arretratezza, sono stati esclusi dalla scuola, dai media, dalla sfera pubblica. Oggi ne paghiamo le conseguenze: molte lingue locali sono a rischio di scomparsa, perché non vengono più trasmesse ai giovani.

Quando muore una lingua, non perdiamo solo delle parole: perdiamo un modo di vedere il mondo. I dialetti non dividono, come spesso si teme. Al contrario, raccontano la complessità e la ricchezza di un Paese che è nato plurale. L’italiano stesso è il risultato di un dialogo continuo tra lingue diverse. Riconoscere e valorizzare questa pluralità non indebolisce l’identità nazionale, la rafforza.

Un’Italia che conosce e rispetta le proprie radici è un’Italia più consapevole, più inclusiva, più forte culturalmente. Istituire il 17 gennaio come giornata dedicata ai dialetti italiani significherebbe creare uno spazio di ascolto e di studio, nelle scuole e nelle comunità, nei teatri e nelle biblioteche. Significherebbe incoraggiare progetti di tutela, ricerca e trasmissione. Ma soprattutto, vorrebbe dire affermare un principio fondamentale: la diversità linguistica è un patrimonio, non un ostacolo.

Difendere le lingue locali non è un esercizio di folklore. È un atto d’amore verso la nostra storia e un investimento nel futuro. Perché un Paese che dimentica le proprie voci rischia, prima o poi, di non saper più raccontare se stesso.

Nella Foto  l’articolo del quotidiano Il Centro.

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