Antonio Lardera nel 1957 faceva il fattorino presso una casa discografica milanese quando il titolare si accorse del fiato che aveva in gola. Gli cambiò il nome in Tony Dallara, gli affidò una canzone (“Come prima”) scartata al Festival di Sanremo: in poche settimane, diventò il re degli “urlatori” italiani, facendo – a modo suo – un’autentica rivoluzione. Anche lui figlio del sud “milanesizzato”- come Celentano, come Jannacci – si differenziò dai suoi coetanei proto-rocckettari specializzandosi nell’altro filone che stava emergendo all’ora e cioè il terzinato dei Platters di Tony Williams , forzandone ancora di più l’esecuzione e la “spinta”. Fu “urlando” in maniera tutta sua “Romantica” (sussurrata nell’altra versione da Renato Rascel) che vinse il Festival del 1960.
Purtroppo lo scorrere un po’ ingrato del tempo lo trovò spiazzato: era un uomo buono ed entusiasta, amava la pittura. Se n’è andato oggi: sfiorando i 90 anni
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