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ES 2015 – Gianfranco Fino

Cucina&Cantina /Centralmente/229

 Questo iconico Primitivo di Manduria è l’espressione massima della visione di Gianfranco Fino e della moglie Simona, che dal 2004 hanno rivoluzionato il panorama del Primitivo pugliese con un approccio maniacale alla qualità. Prodotto da vecchie vigne ad alberello in Manduria, l’“ES” (dal concetto freudiano di istinto primordiale) è un vino potente, concentrato e senza compromessi, diventato un vero culto tra gli appassionati. L’etichetta minimalista nasconde un gigante mediterraneo, nato da rese bassissime e da una selezione ossessiva delle uve, che eleva il Primitivo a livelli di eleganza e profondità raramente raggiunti nel Sud Italia. La storia della cantina è una di quelle che sembrano nate per smentire ogni manuale di enologia e ogni scorciatoia commerciale. È una storia relativamente recente, ma densissima, costruita con ostinazione, silenzio e una fiducia quasi testarda nella terra di Manduria e nei suoi vitigni più antichi.                                                                                                                                    Gianfranco Fino non nasce vignaiolo. La sua formazione è tecnica, lontana dal mondo del vino, e proprio per questo il suo ingresso in cantina non è figlio di tradizioni familiari o di patrimoni ereditati. Quando decide di piantare le prime vigne lo fa spinto da una passione maturata lentamente e da un’idea precisa: dimostrare che il Primitivo di Manduria, spesso relegato a vino da taglio, potente ma rustico, poteva raggiungere livelli di eleganza e profondità pari ai grandi rossi internazionali.

L’inizio è tutto in salita. Pochi ettari, viti spesso vecchissime, allevate ad alberello, rese bassissime e un lavoro maniacale in vigna. Fino sceglie da subito una strada controcorrente: niente compromessi sulla qualità, nessuna ricerca di volumi, nessuna scorciatoia tecnologica. La cantina nasce come naturale prolungamento del vigneto, non come fabbrica. Ogni decisione è orientata a rispettare la pianta, il suolo rosso e ferroso del Salento, il clima estremo fatto di sole, vento e scarsità d’acqua.

Il primo vero spartiacque arriva con questo “Es”, Primitivo che esce nei primi anni duemila e che in breve tempo diventa un caso internazionale. È un vino di concentrazione straordinaria, ma soprattutto di identità: maturo, profondo, sensuale, eppure mai caricaturale. “Es” porta Manduria sulle tavole dei grandi ristoranti e sulle pagine delle principali guide mondiali, attirando l’attenzione di critici come Robert Parker, che contribuiranno in modo decisivo alla consacrazione della cantina. Col tempo diventa un simbolo di un nuovo Sud del vino: orgoglioso, radicale, non folcloristico. Un Sud che non chiede indulgenza, ma rispetto. La produzione resta volutamente limitata, la comunicazione essenziale, quasi schiva. Fino parla poco, preferisce che parlino i vini. E quando lo fa, insiste sempre sugli stessi concetti: la vigna prima di tutto, l’attesa, il coraggio di dire no. Oggi la cantina di Gianfranco Fino è considerata una delle realtà più autorevoli del panorama enologico italiano, nonostante — o forse proprio grazie a — le sue dimensioni contenute. La sua storia dimostra che anche in territori segnati da stereotipi produttivi è possibile costruire eccellenza autentica, a patto di accettare lentezza, rischio e solitudine. In fondo, la sua storia è la storia di un uomo che ha creduto che il Primitivo non dovesse essere “aggiustato”, ma semplicemente ascoltato.

Provenienza: Manduria (TA) – Puglia

Gradazione alcolica: 16% vol.

Varietà delle uve: Primitivo 100%

Tipologia: Vecchie vigne ad alberello pugliese (età media oltre 50 anni), su terreni rosso-ferrosi ricchi di ossidi di ferro; altitudine bassa vicino al mare, con esposizione ottimale per concentrazione aromatica.

Annata: 2015

 Vinificazione: Vendemmia manuale tardiva con leggera surmaturazione in pianta. Macerazione lunga, fermentazione in acciaio, affinamento per circa 9-12 mesi in barriques nuove e usate di rovere francese. Imbottigliamento senza filtrazioni aggressive per preservare l’integrità.

Caratteristiche organolettiche: Colore rubino intenso con riflessi granato. Al naso un bouquet complesso e seducente: frutta nera in confettura, prugna secca, ciliegia amarena, note di cacao, caffè, tabacco, liquirizia e spezie dolci. In bocca è potente e strutturato, con tannini vellutati, calore alcolico ben integrato, acidità viva che bilancia la dolcezza fruttata e una persistenza infinita con richiami balsamici e minerali. Longevità: In piena forma ora (2025), con potenziale fino al 2030-2035 per chi ama l’evoluzione terziaria ed a patto che sia conservato in modo professionale.

Temperatura di servizio: 18-20 °C; ossigenalo almeno 1-2 ore in decanter (o anche di più per un’annata così matura). Usa un calice ampio per liberare tutta la sua potenza aromatica.

Abbinamenti: Ideale con carni rosse importanti come brasato di manzo, costata alla griglia o agnello al forno con erbe mediterranee. Perfetto con formaggi stagionati piccanti o un bel tagliere di salumi. Per osare: provalo con un arrosto di cappone ripieno o con il tacchino farcito del pranzo di Natale, la sua struttura regge tranquillamente i sapori ricchi delle feste. E a fine pasto, un pezzetto di cioccolato fondente amaro… beatitudine!

Consiglio speciale per Natale: Per il pranzo della Natività, stappalo come re della tavola accanto all’arrosto o al bollito misto: la sua potenza “tosta” contrasta alla perfezione con i sughi succulenti e le carni saporite. Oppure, tienilo per il dopocena con pandoro, panettone ripieno di crema o torrone – quel calore fruttato e speziato chiuderà le feste in bellezza. Alla salute di tutti i lettori ……. ed anche mia!

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