Home La Rivista Politica, economia e finanza CI RISIAMO: TRUMP AFFONDA DI NUOVO…….

CI RISIAMO: TRUMP AFFONDA DI NUOVO…….

Valore & Valori / Mario Travaglini / 220

 Eccolo di nuovo in scena, il nostro (R)Donaldo Trump, versione bomber dal piede caldo. Con una sola raffica di dichiarazioni è riuscito, nel giro di pochi minuti, a indignare mezzo pianeta e a far tremare Wall Street come non accadeva da mesi.                                                 Venerdì 10 ottobre, pochi giorni prima del “fantastico” annuncio di pace,  Trump ha colpito due volte. Prima sostenendo che la maggior parte delle vittime nella Striscia di Gaza fossero “combattenti di Hamas”, poi affondando i mercati in diretta: Nasdaq -3,5%, petrolio -5%, Bitcoin -13%, Ethereum -24%. In termini di valore distrutto — azioni, criptovalute e materie prime insieme — si parla di 2.500 miliardi di dollari volatilizzati in poche ore. Per trovare qualcosa di paragonabile bisogna tornare al 7 aprile  scorso.                                             Il comune denominatore di entrambe le giornate? L’eterna guerra commerciale USA–Cina. Stavolta con la minaccia, sparata a sorpresa, di una tassa del 100% sui prodotti cinesi dal 1° novembre, e la prospettiva di cancellare il vertice con Xi Jinping previsto in Corea del Sud a fine mese. Una mossa talmente folle, a quindici giorni da un incontro cruciale, che nessuno a Wall Street avrebbe mai potuto prevedere.

E infatti la giornata era cominciata in tutt’altra direzione: la settimana si stava chiudendo nel migliore dei modi con nuovi record per S&P 500 e Nasdaq, settima chiusura positiva in otto sessioni, quindicesimo massimo dal 10 settembre, trentacinquesimo dall’inizio dell’anno. Tutto perfetto: Powell non doveva parlare, i tassi erano stabili, i bond sereni. Nvidia toccava un nuovo record a 195,6 dollari, seguita da AMD, Intel, Palantir e l’indice dei semiconduttori SOXX. Insomma un venerdì da manuale. Tutti pronti a un weekend da prosecco e champagne. Poi, alle 16:54, la bomba: Trump decide di “fare Trump”. In 45 minuti il VIX — il termometro della paura — esplode del 33%, da 16,5 a 22,2. Il resto è storia.

 Perché rovinare così un momento d’oro, a due giorni dalla stagione delle trimestrali e con i mercati obbligazionari chiusi per il Columbus Day?
La risposta ufficiale non c’è. Ma qualche indizio sì. Giovedì la Cina aveva annunciato il controllo sulle esportazioni di terre rare, promettendo però di soddisfare le “richieste legittime”. Traduzione: il Pentagono, Lockheed Martin e Raytheon potrebbero non essere più considerati clienti privilegiati.

Trump lo sapeva già, ma aveva scelto di tacere. Avrebbe potuto reagire in privato, minacciare, negoziare. Invece ha preferito lo show pubblico, lanciare da un palco la minaccia dei “dazi massicci”, salvo poi correggersi poche ore dopo: “Non ce l’ho con Xi, non sono arrabbiato”.

Peccato che nel frattempo avesse già affondato mezzo mercato. Il Nasdaq è precipitato a 24.220 punti, cancellando in un colpo solo tutti i guadagni accumulati da metà settembre. L’S&P 500 ha chiuso la peggiore settimana dal 4 aprile, e ottobre — che fino alle 16:45 era ancora positivo — ha ripreso la fama di mese maledetto. Solo lunedì, con l’apertura delle trimestrali, il mercato ha tentato di rialzare la testa: +2%, come se nulla fosse. Ma il danno psicologico era fatto. Tuttavia, dietro l’ennesima “sbandata”  si intravede qualcosa di più oscuro: l’ipotesi di una manovra orchestrata, un’altra di quelle operazioni che giocano sul confine tra politica e finanza.

Nei minuti immediatamente precedenti al suo attacco verbale alla Cina, una “balena”, ossia un grande investitore anonimo, ha venduto centinaia di milioni di dollari in Bitcoin. Pochi istanti dopo, arrivano le parole di Trump e il tonfo del mercato. Coincidenza? Forse. Ma il tempismo è da orologeria svizzera. L’eventuale insider trading, per le criptovalute, è praticamente impossibile da perseguire. Bitcoin e derivati sono scambiati in un universo decentralizzato, senza “sceriffo”, senza SEC, senza regole. Vige la legge del più forte.E quando a manovrare sono balene con informatori d’oro, la trasparenza si dissolve. Il dollaro ha perso il 13% in dieci mesi? L’Ethereum l’ha fatto in dieci minuti. E chi paga il conto, come sempre, sono i piccoli investitori, massacrati da una volatilità costruita a tavolino. Trump, dunque, ancora una volta, ha recitato il suo copione preferito: lo sceriffo del saloon che entra sparando per ristabilire la “legge”. Solo che la sua legge è quella del più forte.

Non importa se la miccia accesa distrugge miliardi di capitalizzazione, brucia fiducia e semina caos: l’importante è far parlare di sé, ribadire chi comanda. E così, tra un tweet e un proclama, il mercato si ritrova ancora una volta ostaggio del “fattore Trump”: imprevedibile, istrionico, e capace in pochi minuti di trasformare un venerdì da record in un venerdì nero. Il resto — come direbbe lui — “is just business”. Ed io aggiungo: attention, please!

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