Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/218
Tre settimane da raccontare quelle vissute da milioni di italiani davanti agli schermi televisivi per ammirare azzurre e azzurri della pallavolo impegnati nei rispettivi campionati del mondo in un settembre in cui ancora in molti hanno potuto godersi sulle spiagge un sole estivo fino ad autunno inoltrato. “Tre settimana da raccontare agli amici tornando dal mare”, recita la canzone dell’indimenticabile Fred Bongusto, che parla di una “venere” che esce dall’onda che è tanto bella che fa “quasi rabbia”. Che dire? L’onda azzurra da cui sono emerse con tanti “brillanti sparsi sulla pelle bionda” ( e nera!) le nostre veneri sopra un lontanissimo rettangolo 9×18 della Thailandia è arrivata fino alle spiagge ancor più decentrate delle Filippine dove i maschi (palleggiatori, schiacciatori & Co), hanno raccolto il loro testimone d’oro. Due titoli mondiali arrivati il 7 e il 29 settembre, peraltro non i primi avendone vinti i maschi altri quattro ( tra cui quello della precedente edizione) e un atro nel 2002 le ragazze che, non dimentichiamolo, portano al collo l’oro olimpico di Parigi 2024 ( tanto belle che…fanno “quasi rabbia“), .


Siamo ai vertici mondiali e a questo punto dobbiamo cercare di rimanerci, anche se come ha ammonito Julio Velasco, allenatore della nazionale femminile, vincere non significa che, dopo, tutto sarà più semplice, anzi, riferendosi probabilmente agli Europei del prossimo anno, sarà il contrario.. Una lezione che serve ad ammonire i tifosi più “esigenti” che sono quelli che non accettano la sconfitta e sono pronti a denigrare. Inoltre un invito per le giovani leve ad essere obiettivi e ad avere rispetto per gli avversari. Anche Ferdinando “Fefè” De Giorgi, il suo omologo degli azzurri, ha mandato un segnale a sfondo educativo: “lavorare con questi ragazzi è incredibile, sono ragazzi speciali che si sono messi lì e hanno affrontato tante cose per migliorare“!

E’ vero, volare alto costa sacrifici e se dopo si cade ci si fa più male, ma come si dice nel dialetto abruzzese della costa ci dobbiamo “arpruà “.Personalmente sono convinto che con questi presupposti continueremo a volare, magari al ritmo di quello che è considerato ormai l’inno regionale del mio Abruzzo. Lì, con la forza del dialetto, si esprime il desiderio di un ritorno ai momenti della felicità (lu tiempe belle de la cuntentezze). La canzone si ispira a un gioco (il Vola vola appunto) che, vede alcuni ragazzi raccolti intorno a un compagno che poggiano l’indice sul suo ginocchio: il ragazzo che comanda il gioco pronuncia rapido le parole «Vola vola vola…» e il nome di un animale. Se si tratta di un animale volante, gli altri devono «volare», sollevando il dito, altrimenti no. Chi sbaglia è costretto a pagare PEGNO. Da qui il verso iniziale: Vulesse fa’ ‘rvenì pe’ n’ora sole lu tiempe belle de la cuntentezze, quande pazzijavame a “vola vola “e te cuprè de vasce e de carezze.
E allora, volley azzurro visto che ci hai fatto toccare il cielo con un ..dito, e che Vola vola vola vola, e vola lu “Pallone”, Si tiè lu core bbone
mo fammece arpruvà.[1]
Ma se non dovesse succedere, non pagherai PEGNO. Meriti solo un grande GRAZIE!
[1]La versione originale recita così:” E vola vola vola vola/e vola lu pavone/Si tiè lu core bbone/
mo fammece arpruvà (Vola il pavone se hai il cuore buono ora fammici riprovare)
La squadra femminile campione del mondo nel 2025Palleggiatrici: 3. Carlotta Cambi, 8. Alessia Orro.
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–I Campioni del Mondo di volley 2025 Palleggiatori: 6. Simone Giannelli (capitano), 8. Riccardo Sbertoli
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[1]La versione originale recita così:” E vola vola vola vola/e vola lu pavone/Si tiè lu core bbone/
mo fammece arpruvà (Vola il pavone se hai il cuore buono ora fammici riprovare)






