Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/206
Risuona ancora l’eco dello spettacolo “Suite per Angelo Maria” nelle orecchie delle diverse centinaia di spettatori presenti domenica scorsa al “Teatro dei Marsi”. Come avevamo previsto in sede di presentazione dell’evento, il pianoforte di Luna Costantini e la voce di Corrado Oddi, gli strumenti usati da due artisti che non esito a definire “grandi”, sono arrivati dritti al cuore. Dopo la conclusione dello spettacolo lo abbiamo letto negli occhi pieni di commossa soddisfazione, di tutte le persone che abbracciavano Eliseo e Giuliana e i due fratelli maggiori di Angelo Cilindro Maria Palmieri, che li affiancavano. Significativo l’omaggio floreale consegnato a Luna dal primogenito, sotto lo sguardo di “Mister Palmieri” (Alessandro), molto compiaciuto per lo stile del fratello, tra il partenopeo e il british, che, in chi scrive. ha fatto tornare alla mente la galanteria di “ On Roberto”, il nonno di cui porta il nome.
Roberto nel ruolo di premiante , assume però anche un particolare significato affettivo/musicale, perché lui di pianoforte se ne intende e, come ha ricordato Pierluigi Panunzi il Vice Presidente della Fondazione Carispaq , Angelo Maria, ancora bambino, si intrufolava spesso nelle prove che la loro “Band” faceva a casa Palmieri, per scimmiottare al microfono i cantanti preferiti:, che gli anni a seguire avrebbero visto in testa alla lista il “suo” Franco Battiato de LA CURA “ o il Renato Zero di SALVAMI.
Non è un caso che gli amici di Cappelle dei Marsi gli abbiano dedicato, per anni, una serata di Karaoke e che la relativa locandina sia diventata anche il logo del Premio Nazionale di Giornalismo “A.M.Palmieri”. Il bouquet passato dalle mani di Roberto a quelle di Luna sta a testimoniare quindi anche l’apprezzamento del pianista, “incompiuto” ma competente, per la pianista che non smette di stupire per il suo “crescendo” artistico”.
Se alle sonate ,alle ballate, ai preludi e fughe e alle variazioni in si bemolle firmaste Beethoven, Chopin, Bach e Szymanowski di Luna Costantini alterni la simbiotica lettura di Corrado Oddi dei brani tratti da Manzoni, Leopardi, Pascoli, Harajo e Benni non puoi non esclamare: che bello!
(qui sotto il link di un breve stralcio)
Ancora più bella la contemporaneità tra “pianoforte e voce” dei due interpreti della “Suite”,( link in basso) introdotti delicatamente dalla conduttrice Gioia Chiostri, per i pensieri estratti dal diario di Angelo Maria adolescente, che trascrivo qui si seguito (unitamente al link del video) per dare ulteriore corpo al suo ricordo.

– Un amico. –
Ti punzecchia, ti sputtana, ti odia
e poi ti ama, ti ferisce, ti fa soffrire,
invidiare e capire,
ti fa piangere, ti distrugge,
ma poi non fugge,
ti detesta, ti uccide, ti fredda,
eppoi eccolo torna,
come freccia.
– Non vedo l’ora. –
Non vedo l’ora di crescere,
di avere una fidanzata
o una moglie capaci di amare.
Non vedo l’ora di amare,
di credere veramente
e di essere felice nel mondo.
Non vedo l’ora di essere
un grande giornalista
come Indro Montanelli.
Non vedo l’ora di morire
di finirla per sempre
con Berlusconi, Fini, D’Alema,
Buttiglione, Bertinotti , ecc… ecc….
– E’ stato bello. –
Non ho più nessuno.
Ho solo me.
E sono felice e perdente.
Avevi ragione:
“Questo non è il posto mio,
non l’ho deciso io.
Quando questa strada ha scelto me,
chissà dov’era Dio”.
Ma che giorno è, quanti anni ho,
sono sveglio oppure no.
Questa faccia qui, questo corpo.
Ma è sicuro che sia io?
Ricordo che in questi occhi
c’era il sole, c’era lei.
Il sorriso mio, in un fiore.
Mi specchiavo e c’era Dio.
NOTA conclusiva a margine
I prestigiosi riconoscimenti ottenuti fino ad oggi al di fuori dei confini della Marsica, sembra non abbiano svegliato gli “esperti” del posto che hanno l’incarico di valorizzare i talenti della Musica. Evidentemente, novelli Ulisse , si tappano le orecchie con la cera per evitare di restare ammaliati dalla naturalezza funambolica con cui Luna sfiora la tastiera per interpretare brani di grande bellezza e complessità. Per restare in tema omerico affermo, senza tema di smentita, che il 1 giugno al Teatro dei Marsi a vestire i panni del Re di Itaca sono stati i due grandi che hanno scagliato in fronte agli pseudo ciclopi della cultura marsicana una lancia infuocata pregna di classe e di alta professionalità.
(Foto di Antonio Oddi)







