Home La Rivista Politica, economia e finanza CERCASI RAPPRESENTANTE, BELLA PRESENZA, INGLESE FLUENTE …

CERCASI RAPPRESENTANTE, BELLA PRESENZA, INGLESE FLUENTE …

Valore & Valori / Mario Travaglini /199

 Cercasi rappresentante bella presenza, disposto a viaggiare, inglese fluente, comprovata esperienza nel settore del commercio internazionale, conoscenza non richiesta sulla materia dei dazi, rimborsi a piè di lista, retribuzione equiparata al contratto dei parlamentari europei. Questo annuncio potrebbe essere un buon inizio per identificare la persona che la Commissione Europea pensa di contrapporre a Trump, visto che Maroš Šefčovič, politico slovacco e Commissario europeo per il commercio, la sicurezza economica, le relazioni inter-istituzionali, sembra inadatto al ruolo per essere tornato a casa con le pive nel sacco. Mi pongo due domande alle quali non riesco a dare risposte: ma se Šefčovič è inadatto, per quale motivo è stato nominato Commissario? E, allora, posto che i più lo ritengono inadatto, perché la trattativa non viene presa in mano dalla stessa Presidente Von der Leyen? Vabbè, lasciamo perdere, andiamo avanti e supponiamo che il Commissario nelle more della dilazione di novanta giorni concessa da Trump porti avanti le proposte formulate dall’Europa. Pensiamo davvero che il burro di arachidi, il filo interdentale, i jeans, le salsicce, il succo di arancia, le noci potranno impensierire Trump e farlo recedere dal suo proposito? Per fortuna il ruolo di interlocutrice affidato nascostamente dall’Unione alla Premier Meloni nell’incontro di giovedì scorso ha portato buoni frutti ma sconfessa platealmente il Commissario e la stessa Von der Leyen e mostra come i due Paesi che hanno egemonizzato la politica europea per decenni dopo aver bruciato la loro credibilità oggi tentano di rattoppare le loro economie trasferendo sugli altri gli effetti delle scelte sbagliate fatte nel passato. Mi riferisco principalmente alla Germania sulla quale vale la pena soffermarsi per metterne a nudo l’ipocrisia e le numerose incoerenze.

Bene. E’ un dato di fatto che negli ultimi cinque anni l’economia tedesca ha registrato una perdita di PIL che unitamente all’inflazione ha messo in ginocchio il Paese spingendolo verso la recessione.  La maggior parte delle analisi evidenzia che le cause siano riconducibili all’aumento dei costi energetici, al rallentamento della Cina e al Covid 19 che aveva aperto la strada alla riduzione dei consumi.  I politici danno la colpa di tutto questo all’Ucraina e a Putin, ma sappiamo tutti che è solo una scusa ridicola. Il primo errore fatale commesso dalla Germania riguarda la sua politica energetica. Dopo aver chiuso le centrali nucleari e speso oltre 200 miliardi di euro per sovvenzionare fonti energetiche intermittenti vietando nel contempo lo sfruttamento di gas naturale interno e dopo aver puntato tutto sul gas russo e sui rapporti privilegiati con Putin per ottenere condizioni e prezzi stracciati, sono stati costretti a trovare soluzioni improvvise ed economicamente molto più care (vedasi NGL). Infatti, oggi la Germania, ipocritamente, dopo aver trascinato l’Unione nel folle progetto di decarbonizzazione continua ad utilizzare carbone e lignite in grande quantità tanto che il 77% del consumo energetico tedesco e il 40% della sua produzione di elettricità provengono da combustibili fossili. Un vero capolavoro. Il secondo errore è stato quello di trascinare la Commissione Europea ad imporre politiche sempre più dannose pensando che la sua potenza industriale e commerciale non ne sarebbe risultata scalfita.

 Il rallentamento dell’economia cinese non basta da solo a spiegare la stagnazione dei consumi e dell’export, soprattutto perché il gigante asiatico continua a crescere al 5% annuo. Ciò che ha causato la stagnazione e il declino di un’industria un tempo potente è in sostanza una combinazione di regolamentazione eccessiva, barriere all’innovazione, tassazione eccessiva e l’adozione della cosiddetta Agenda 2030 con la quale sono stati messi fuori produzione i veicoli con motore a combustione interna. Gli attivisti radicali hanno utilizzato l’Agenda 2030 apparentemente innocua per imporre un modello interventista e improduttivo, spazzando via ampie fasce dell’industria e dell’agricoltura tedesca. La legge, erroneamente definita di “ripristino della natura”, che rende quasi impossibile svolgere attività del settore primario, ha causato danni ancora maggiori.

Paradossalmente la Germania dopo che ha distrutto la sua economia, e piegata quella dell’Europa più industrializzata, vuole rimetterla in piedi cominciando a produrre armi dove prima si costruivano automobili utilizzando maestranze e ed opifici da riconvertire per non mandarli in malora o in cassa integrazione. Una ideona che con la scusa di difendere l’Ucraina e l’Europa mira a coprire gli errori di una programmazione economica piegata all’ideologia piuttosto che alle esigenze pratiche dei cittadini e del mercato.

E’ del tutto singolare che ora si possono sperperare allegramente oltre 800 miliardi e derogare dal patto di stabilità quando fino a ieri era considerato un totem intoccabile del rigore ad oltranza, impedendo ai paesi mediterranei di sforare per la sanità ed altri investimenti pubblici urgenti. Si può spendere per la guerra e le armi e non si può spendere per la pace, quando conviene a Berlino.

Cari amici, ripiegate e riponete nell’armadio le bandiere arcobaleno che per lungo tempo hanno ornato i vostri balconi e cominciate a pensare ai sacchi di sabbia. Quest’anno la colomba non vola.

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