Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/192
C’era una volta il Lago del Fucino di forte attrazione per le popolazioni delle regioni confinanti per il suo clima mite e per i suoi pregiati prodotti. Ma l’incostanza del livello delle acque e le frequenti inondazioni dei terreni preoccupava non poco, tanto da spingere gli imperatori romani, da Giulio Cesare a Claudio, a tentarne il prosciugamento, Il lago però è “sopravvissuto” per quasi diciannove secoli, fino a quando la caparbietà del Banchiere Alessandro Torlonia attraverso un’intelligente opera di canalizzazione permise il convogliamento delle acque nel collettore dal quale defluirono nel fiume Liri. Nacque così la fertile Piana del Fucino, che ripagò ampiamente Torlonia del suo investimento economico, e, a distanza di anni, consentì a migliaia di persone, di emanciparsi da umili pescatori e poi braccianti in imprenditori agricoli. Ci vollero forti sacrifici e dure lotte, durante le quali ci furono anche numerose vittime.

A questo passaggio epocale è seguito un ulteriore sfruttamento del territorio “là dove c’era l’acqua ora c’è ..un Nucleo Industriale “, che sotto molti aspetti è stata un’ulteriore “benedizione” per l’intera Marsica. Con un vero effetto domino sono arrivate strade, superstrade e autostrade che hanno trasformato l’ex Lago ed il suo immediato retroterra in uno dei punti strategici del trasporto su gomma. Tutto bene quindi? La risposta positiva sarebbe d’obbligo, ma sappiamo bene che sull’altra faccia dell’economia è stampata la parola speculazione e che tante, troppe, volte questa è portata all’esasperazione, tanto da porre in secondo piano la salute dei cittadini.
Ecco allora che gli impianti di compostaggio già presenti lungo la cinta del Fucino divengono esempi da imitare. L’A24 con le uscite di Magliano dei Marsi e di Avezzano e di Celano, aggiunte al lungo tratto della Tiburtina Valeria che tocca tutte le cittadine della marsica occidentale, facilita e velocizza il trasporto delle merci. Ma favorisce anche l’affaire rifiuti, che diventa più che appetibile agli occhi degli speculatori. La Marsica ha già riempito di Oro Green le casseforti delle società di gestione degli impianti di compostaggio, tra cui spicca quello funzionante e gestito dall’Aciam nel Comune di Aielli che riguarda principalmente la linea del rifiuto differenziato organico per la produzione di composti “di qualità”, la cui capacità di recente è passata da 25mila tonnellate a 58.500 tonnellate. Questo impianto considerato “ottimale” per rispondere alle esigenze di tutta la Marsica e anche a quelle del piano energetico nazionale, al momento dell’inaugurazione aveva ricevuto, anche la benedizione del Vescovo dei Marsi Pietro Santoro,

Ma quelli della NordEnergy, hanno pensato bene di avviare l’assalto all’Eldorado di Scurcola Marsicana, incuranti della presenza della Riserva naturale del Monte Salviano gestita dal Comune di Avezzano (a sud) e di un impianto ex Cesca a Massa d’Albe (a nord-est). Qui si attua il recupero e il trattamento di matrici organiche differenziate per la produzione di fertilizzanti organici, Come se si trattasse di aggiungere un centro Benessere ad un altro centro benessere, hanno proposto la costruzione di una “un impianto integrato anaerobico/aerobico di trattamento della frazione organica dei rifiuti per produzione di biometano ed ammendante compostato misto”, Come dire: “ sopra il bruciato l’acqua bollente”; e pensare che nella loro ragione sociale c’è scritto “GREEN SOLUTION” !
Allora le “benedizioni” assumono un significato ben diverso: nei cittadini che vivono in un fazzoletto di terra con conclamata insalubrità ambientale scatta la metafora delle imprecazioni.

Cappelle dei Marsi è una località a forte vocazione commerciale, posta a non più di tre chilometri dall’impianto ex-Cesca. Qui hanno trovato collocazione quasi tutti i Grandi Marchi, ma anche grossi allevamenti di suini e di pollame, che provocano emissioni odorigene, che raggiungono picchi insopportabli. I comitati spontanei nati in opposizione al progetto della NodEnergy che il loro “GREEN” lo sintetizzano con un “NO” (NO Marsica Bio-gas e NO Insalubrità nella Marsica) hanno spinto i sindaci del comprensorio marsicano, con quello di Scurcola in testa, a richiedere all’apposito Comitato Regionale la Valutazione dell’Impatto ambientale (VIA) del progetto che, date le numerose lacune relative alla prevenzione dell’ insalubrità, ha subito un giudizio “NON FAVOREVOLE”.
la Commissione ha individuato forti di criticità come:
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le concentrazioni medie orarie di picco di odore raggiungono l’ordine di grandezza delle decine di UOe/m3, laddove invece gli indirizzi indicano un valore di accettabilità massimo pari a 5 UOe/m3”;
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al confine con il Comune di Scurcola “zone classificate B dal PRG del Comune di Avezzano (località Borgo Pineta e prima periferia a ovest del centro storico) che, rispetto agli Indirizzi Ministeriali, ricadono in classe di sensibilità I”. Ma ripetiamo, a i confini dei terreni individuati per la centrale si trova la Riserva Naturale del Monte Salviano, ben nota per la ricchezza della sua flora e della sua fauna.
Sono presenti
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un allevamento intensivo di suini;
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un impianto di compostaggio, localizzato ad una distanza di circa 3 km dal sito in esame;
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un recettore individuato come officina meccanica, RC6, che rappresenta, in realtà, un’attività agricola con allevamento di suini, e pertanto un’ulteriore potenziale fonte di emissione odorigena”.






