Home Editoriali LE IENE OLTRE LA PSICANALISI: MAMMA SMETTI DI BERE!

LE IENE OLTRE LA PSICANALISI: MAMMA SMETTI DI BERE!

Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/189

 

Quando sarai piccola ti aiuterò a capire chi sei,

ti starò vicino come non ho fatto mai.

Rallenteremo il passo se camminerò veloce,

parlerò al posto tuo se ti si ferma la voce.

Giocheremo a ricordare quanti figli hai,

che sei nata il 20 marzo del ’46….

Simone Cristicchi .Sanremo 2025

 

“La terapia, o l’analisi, non è solo qualcosa che gli analisti fanno ai pazienti, essa è un processo che si svolge in modo intermittente nella nostra individuale esplorazione dell’anima, negli sforzi per capire le nostre complessità, negli attacchi critici, nelle prescrizioni e negli incoraggiamenti che rivolgiamo a noi stessi. Nella misura in cui siamo impegnati a fare anima, siamo tutti, ininterrottamente, in terapia.”

James Hillman –Re-visione della psicologia (1975)

 Un servizio televisivo che, per più di un motivo, lascia il segno: parla di  Manuela una madre che ha perso l’equilibrio si è fatta trascinare nel vortice dell’alcol e della droga. Le due figlie, il fratello e  un’altra madre, la sua mamma, dopo innumerevoli e vani tentativi di non farla affogare, hanno chiesto alle Iene, la trasmissione, molto seguita,  che va in onda la domenica  in prima serata su Italia1 , di provare a lanciarle l’ultimo salvagente.

La Madre: i neonati le sono legati intensamente; i bambini la cercano incessantemente: gli adolescenti  spesso la contestano e taluni, ormai adulti, perfino la dimenticano.  Non è il caso, ovviamente, delle figlie di Manuela, ragazze dai volti puliti dove spiccano due occhi splendidi ma velati di tristezza (l’ossimoro ci sta tutto). Loro vogliono che la madre torni a vivere e ad abbracciarle. C’è tutto un mondo  di fatti e teorie sul rapporto madre-figlio e sul loro legame -distacco. All’automatismo dei passaggi naturali attraverso  i quali veniamo al mondo, subentrano presto   fenomeni e complessi, meno  naturali, deli stadi  di sviluppo che precedono la  vita adulta dove spesso prevalgono  fattori extra-familiari, in primis scuola e ambiente esterno . Il primo legame con la madre  cessa  con il taglio del cordone ombelicale, per  riattivarsi, quasi senza soluzione di continuità, con  il primo spettacolare contatto con il seno, primissimo strumento di comunicazione, oltre che nuova fonte nutrizionale.

Questo ripresa immediata tra puerpera e neonato,  tenero gesto di  reciproco “attaccamento”, è foriero di momenti di serenità e di affetto, ma in alcuni casi, non rari, svanisce gradualmente   e spesso, a causa di particolari situazioni ambientali o economiche o caratteriali, che spesso si assommano, vira verso  una pesante conflittualità quando subentra addirittura l’indifferenza. I grandi della psicanalisi, soprattutto nel secolo scorso,  hanno  provato ad illuminarci sui meccanismi   che regolano la  mente e la psiche quando danno la stura ai comportamenti umani.  Edipo ed Elettra, hanno dato il nome ai relativi complessi dopo approfondite disquisizioni, a firma di Sigmund Freud e Carl Gustav Jung, oltre a costituire un bel rompicapo per generazioni di studenti,  sono stati oggetto di continui approfondimenti da parte di altri specialisti dell’“ analisi”., Nella mente di chi scrive però il servizio in TV  più che la teoria dell’identificazione con  il padre o con la  madre, ha richiamato James Hillman, filosofo e psicanalista più vicino ai nostri giorni(1926-2011).  fautore della teoria iunghiana  degli archetipi, che ha posto la lente d’ingrandimento sull’esplorazione dell’anima umana e ha approfondito la tematica delle “ferite del puer”.  In questa sede, ovviamente, non entrerò  nei dettagli di questa  teoria, ma, semplificando molto,  ricordo che Hillman sostiene  che è sempre  la madre a procurare la “ferita” dei figli,  anche se poi precisa che   dalla ferita stessa può nascere la possibilità di prendere   coscienza del valore di ciò che manca.  Di ciò  ho avuto conferma ascoltando  le parole delle due sorelle “ferite dalla madre” e quelle della loro nonna che, a sua volta, ha subito quella che il filosofo americano che ho chiamato in causa ha definito “la ferita al rovescio”.  Hanno manifestato, con un lessico coinvolgente, la profondità del sentimento che le accomuna:  si tratta dell’ amore filiale e materno  di cui sono schietti portatori, con il convinto avallo di quello fraterno dello zio. Mamma Manuela, la cui caduta è stata causata dalla depressione seguita ad un aborto,  sorda ad ogni supplica dei suoi familiari e incapace di percepire i loro amori, ha continuato a farsi male. Non altrettanto  hanno fatto però quelli delle Iene, che, come capita spesso, hanno preso a cuore il problema della Famiglia e hanno pensato di scuotere la “feritrice” con uno stratagemma. Seguendo un copione attentamente studiato a tavolino,  hanno dato vita a una serie di “faccia a faccia”,  durante i quali Manuela si è sentita scaricare addosso in successione una valanga  di accorate dichiarazioni d’amore da parte di  sua madre, della maggiore delle figlie e del fratello. Con un’inversione del rapporto le figlie di Manuela diventano genitori. Non credo di sminuire il peso  del significativo dell’ assunto pedagogico Montessoriano “il bambino padre dell’uomo” se lo metto in parallelo con  il cantante filosofo Simone Cristicchi, che ha catalogato come “nostri genitori”  ì bambini dell’Africa  , dove  lui porta avanti un progetto di solidarietà basato su musica, balli e canti della loro tradizione.  Ho ascoltato Cristicchi parlare di ferite che i bambini trasformano in feritoie, attraverso le quali si può intravvedere la luce della speranza. Sarà prossimamente a  Sanremo 2025 con una  canzone dedicata alla madre la cui fragilità , lo ha spinto a metterla sotto la sua ala protettiva (figlio=genitore), Ho inserito nell’incipit di questo articolo i primi versi della sua “poesia” sanremese[1], ma  purtroppo dico io, dovrà confrontarsi, anche con tanti “scappati di casa”  che inneggiano alla trasgressione  e anche alla violenza.  Nell’ultima “seduta”  di psicanalisi fatta in casa di Manuela , è entrata in scena la Iena  Nina, l’asso nella manica , che ha scosso veramente Manuela e l’ha invitata a provare ad imboccare la strada della rinascita strappandole, con una  maieutica quasi alchemica, un’insperata disponibilità. Mi accorgo di aver pescato ancora nel lessico del nostro Hillman, che  ha dedicato molta attenzione all’alchimia, e allora  inserisco il link del servizio delle Iene Una famiglia per salvare la mamma – Le Iene)   per consentire ai lettori di riflettere sulla valenza psicologico degli  abbracci ( i fonogrammi che ho estrapolati dal servizio non rendono abbastanza l’idea) che hanno sigillato la conclusione di ciascun “faccia a faccia”,  compreso quello con la figlia minore, che in precedenza aveva dichiarato di non avere memoria di un gesto affettuoso da parte di Manuela.  Gli psicanalisti attribuiscono forte valenza terapeutica agli abbracci: producono sicurezza e fiducia. Manuela  questa volta ne ha assunto la “dose” giusta e per il suo bene speriamo nell’efficacia del principio del “chiodo scaccia chiodo”. Sarebbe bello vedere la Iena Nina e Simone Cristicchi, anche lui convinto della forza alchemica dei rapporti umani, tornare insieme  da lei per un’ulteriore spinta verso la “redenzione”.  Presa d’atto conclusiva: Famiglia encomiabile e Iene esemplari.

[1] In questo stesso numero di CentralMENTE – la Rivista (189) come Post della Settimana abbiamo scelto quello di una gentile  frequentatrice dei social che ha pubblicato il testo integnale con un commento carico si sensibilità.Ecco il LINK Cristicchi: Quando sarai “piccola” ti aiuterò a capire chi sei! – Centralmente

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