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NO a NOrDIO: CHI CONTROLLA I CONTROLLORI?

Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/187 

 Sabato 25 gennaio 2025, in autostrada, direzione Roma, sto ascoltando  la radio quando vengo sorpreso da una notizia che, immediatamente, ha suscitato il mio sdegno.  Le manifestazioni di protesta messe in atto in occasione delle cerimonie di Inaugurazione dell’Anno Giudiziario presso le varie sedi di Corte d’appello  credo abbiano suscitato molte perplessità anche in tanti altri cittadini italiani. Al momento in cui, a Napoli, è stato annunciato l’intervento del Ministro della Giustizia Nordio, molti giudici presenti hanno abbandonato la sala del convegno per  raggiungere all’esterno i colleghi che indossando, come loro,  la toga su cui avevano appuntato una coccarda tricolore, tenevano in mano grossi cartelli su cui era stato stampato un riferimento alla Costituzione della Repubblica Italiana.

Ma come, mi son chiesto,   la stessa toga che indossano per emanare le loro sentenze “in nome del popolo italiano”, mentre alle loro spalle campeggia la scritta “La legge è uguale per tutti”  i giudici la indossano  per sostenere una tesi “di parte”? Per di più davanti  a un rappresentante del  Governo, legittimato dal Parlamento, che è espressione di quello stesso “popolo italiano”.

Allora  ho cercato di scoprire il  “reo” del gesto di protesta, che  considero quanto meno inopportuno,  contro “la separazione delle carriere nella magistratura”, di cui personalmente, per dovuta chiarezza,  sono un convinto sostenitore. Nel sito dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), ho trovato le “prove”  necessarie per dimostrare la sua  “colpevolezza”. A mio parere l’ANM    ha “istigato” i propri adepti a violare il principio della coerenza, se non della deontologia  della professione di  magistrato. In una delibera del direttivo sono state diramate disposizioni per tutte le sedi periferiche dell’ANM che nel dettaglio  prescrivevano quanto segue

– partecipare alle cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario 2025 indossando la toga e una coccarda tricolore;
– che i magistrati, prima dell’inizio della cerimonia, si raccolgano all’esterno, mostrando cartelli, sui quali saranno trascritte frasi tratte da un testo significativo sul valore della Costituzione

– che tutti i magistrati partecipanti a qualsiasi titolo alla cerimonia, con toga indosso e copia della Costituzione alla mano, abbandonino l’aula, in forma composta, nel momento in cui il Ministro o un suo rappresentante prenderà la parola, salvo che motivi istituzionali lo impediscano;

Una “aggravante” l’ho individuata nell’incipit del sito della ANM dove si afferma che “l’Associazione nazionale magistrati è l’organismo rappresentativo, senza carattere politico, che raggruppa i magistrati italiani. Non è un sindacato, non ha potere di contrattazione sulle retribuzioni”. In apparenza un’eccellente dichiarazione di autonomia e di correttezza nei confronti dei cittadini e soprattutto degli altri lavoratori, che invece hanno bisogno, per legge di un  sindacato che li rappresenti e di una contrattazione che li tuteli. In apparenza questo tipo di associazionismo si propone scopi  culturali, di  informazione, di proposta , Di questo si sarebbe trattato se l’ANM si fosse limitata a esporre il suo parere contrario [1]come ha fatto sul suo sito ufficiale relativamente alla vexata questio della “separazione”   (V. nota 1),  Ci vuole coraggio a  dire che una manifestazione di protesta con le modalità di cui sopra (Toghe, Coccarde, Cartelli e Costituzione alla mano) non è di “carattere politico” e che non viene da una corporazione sindacale.  Penso convintamente che na cosa del genere se la possono “permettere” i sindacati e i movimenti politici , i magistrati NO. Mi piace ricordare poi, aprendo una breve parentesi di carattere tecnico, che la “rinuncia”  dell’associazione alla contrattazione è legata alla  prerogativa esclusiva dei Magistrati  che garantisce l’adeguamento automatico dei loro stipendi  a cadenza biennale (6% per classi stipendiali  e 2,50% per gli scatti),   un incremento pari alla media di quello spettante agli altri  lavoratori per l’aumento del costo della vita  (con l’aggiunta di un terzo dello stesso importo ogni anno successivo). Per tutto quanto sopra  esposto mi permetto di  “sentenziare”   che l’ANM sia andata ben oltre le sue attribuzioni nel mettere in atto la sua azione di protesta spingendo i propri  adepti ad una esposizione mediatica non proprio dignitosa, che non si può far passare come libera espressione delle proprie idee. Signorilmente (ma anche  molto ironicamente.). Anche se sigorilmente, il Ministro della Giustizia, che non sarà un “dio” (nomen omen), ma almeno come ex Magistrato avrebbe meritato più rispetto  ha detto che “Il dissenso è il sale della democrazia e ringrazio i magistrati per aver espresso il loro dissenso in maniera composta”, per una volta voglio condividere l’affermazione del Ministro degli esteri e Vice Presidente del consiglio Tajani: “Manifestazioni di questo tipo non vanno certamente nella direzione di rafforzare l’immagine dello Stato”. Un evidente danno d’immagine perchè non è stato un bel vedere quello che hanno offerto a giornali e TV  i giudici  in posa con addosso la toga come se fossero uomini sandwicch.. Considero peraltro strumentale la citazione, estrapolata da un discorso  di sensibilizzazione fatto da Piero Calamandrei agli studenti milanesi in un corso di formazione sullo spirito della Costituzione (1956). Allora estrapolo anch’io  per ricordare  che In quella stessa occasione il grande giurista, lui stesso tra i costituenti, volle ricordare che  la nostra “non è una Costituzione immobile che abbia fissato un punto fermo, è una costituzione che apre le vie verso l’avvenire quindi, polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente“ .  Condivido infine  la battuta polemica di Enrico Costa: in risposta al Procuratore generale della Cassazione che si è detto preoccupato per i segnali di sfiducia nella magistratura.; “il Procuratore ha spiegato di aver definito nel 2024 ben 1724 segnalazioni disciplinari nei confronti di magistrati e di averne archiviate oltre il 95%. Si è risposto da solo».  Ergo: Chi controlla i controllori?, 

 

[1] La Camera ha approvato in prima lettura la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, che ora passa all’esame del Senato. Dura la reazione dell’Associazione nazionale magistrati: “Ribadiamo la nostra profonda preoccupazione per una riforma costituzionale che mette a rischio l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Una riforma sbagliata che non migliora sotto alcun punto di vista il servizio giustizia ma che agisce solamente sulla magistratura e toglie garanzie a tutti i cittadini italiani”

“La separazione delle carriere – prosegue l’Anm – determina l’isolamento del pm e ne mortifica la funzione di garanzia. Nel pieno rispetto delle scelte del legislatore vogliamo lanciare nuovamente l’allarme per i rischi che questa riforma porterà con sé”. (Fonte Sito Ufficiale ANM “La riforma toglie garanzie ai cittadini” | Associazione Nazionale Magistrati  )

 

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