Varie /centralmente S/ 184
| “Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.”
(dal Testamento di Toro Seduto) |
1975-2025, cinquanta anni che segnano il passaggio dalla semi-clandestinità al ruolo dominante delle Radio e delle Televisioni private nel mondo della comunicazione. Pochi al di fuori del comprensorio aquilano sanno che a dare la stura alla legittimazione della concorrenza al monopolio della Emittente di Stato è stata una sentenza di un lungimirante giudice del Tribunale del capoluogo d’Abruzzo. Il Messaggero ha voluto chiudere 2024 richiamando questo fatto storico per il nostro paese contenuto nel saggio Dante Capaldi[1],La Storia delle Radio e Televisioni all’Aquila e… dintorni (Edizioni BM) in una significativa intervista, a firma di Nunzia Masci.
Ne riprendiamo alcuni passaggi, per sottolineare il ruolo determinante del nostro collega pioniere del settore delle emittenti locali, Il decano del giornalismo abruzzese che, tra l’altro, a suo tempo ebbe l’intuizione di sostenere una tesi che andava in direzione opposta alla prassi seguita all’epoca: Lo scopo sociale di Radio e Tv L’Aquila in caso di calamità o altra emergenza. Se Capaldi non avesse avuto quell’acuta intuizione e non avesse fornito quella chiave di lettura, probabilmente una sentenza negativa avrebbe bloccato sul nascere tutto il fermento in atto Fu il giudice Sergio Tentarelli ad accocliere positivamente la motivazione che condusse all’assoluzione del giornalista. Da lì la svolta. Un cambiamento epocale per tutto il sistema dell’emittenza radiotelevisiva italiana, che salvò il destino di questa e di tante emittenti private, da lì a poco non più illegali, ma libere di trasmettere e sperimentare i propri contenuti. Con incredibile lucidità, nel suo volume sempre attuale, sottolinea la Masci, Capaldi riporta gli eventi dell’emittenza abruzzese. Una gloriosa crescita durata molti anni, che avrebbe avuto un’ascesa maggiore, se avesse incontrato la lungimirante idea politica di un sistema compatto e condiviso. Fare squadra avrebbe forse consentito agli imprenditori della comunicazione di ambire ad una conquista del panorama nazionale. L’intervista si conclude con la citazione del Testamento di Toto Seduto, a cui noi affidiamo l’incipit di questo articolo.
[1] Capaldi Dante è Giornalista con elevata esperienza professionale,. E stato redattore del IlTempo, corrispondente ed inviato dall’Aquila per il Corriere dello Sport fino al 2005. Professore e brillante pedagogista. Dirigente scolastico in vari Istituti, pluripremiato dal Coni e dalla FIGC.




