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IL PERDONO NUTRE IL MONDO… E CELESTINO E’ UN CORAGGIOSO

Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/177

Erroneamente ricordiamo la figura di Celestino V come “colui che fece il gran rifiuto”, secondo l’espressione di Dante nella Divina Commedia; ma Celestino V non è stato l’uomo del “no”, è stato l’uomo del SI…Celestino V è stato un testimone coraggioso del Vangelo, perché nessuna logica di potere lo ha potuto imprigionare e gestire…In lui noi ammiriamo una Chiesa libera dalle logiche mondane e pienamente testimone di quel nome di Dio che è la Misericordia». Che L’Aquila sia Capitale di Perdono!».

Papa Francesco  Collemaggio, 728.ma Perdonanza,  28 agosto 2022

 Buona la diciassettesima. La tournée  di successo del racconto musicato Il perdono nutre il mondo si è conclusa ieri sera a Tagliacozzo nella splendida cornice del Teatro “Talia”. Pensato dalla pianista e direttrice artistica aquilana Sara Cecala   e realizzato con il giornalista e scrittore Angelo De Nicola lo spettacolo ha tenuto inchiodati alle poltrone della platea e dei palchi  i tanti spettatori , tra i quali una folta rappresentanza di fedeli di Pietro da Morrone arrivati da L’Aquila nella ridente cittadina marsicana. L’evento, è stato condotto mirabilmente dallo stesso De Nicola con grande padronanza della tematica. Non poteva essere altrimenti perché il nostro brillante collega è l’autore di “Dante, Silone e la Perdonanza” e “I Papi e Celestino V”.  De Nicola ha illustrato le idee forza dei suoi libri in una indovinata successione, non necessariamente cronologica, ma in simbiotica alternanza con gli intermezzi musicali  che hanno visto al pianoforte la stessa Cecala,  alla fisarmonica Lorenzo Scolletta, al violoncello Giancarlo Giannageli e Antonio Scolletta al violino. Le corde di quest’ultimo strumento, come ha  voluto sottolineare la direttrice artistica nel suo intervento, hanno  “cantato”  al posto di Libera Candida D’Aurelio, che non ha potuto partecipare per stare a fianco al papà Germano, il popolarissimo Nduccio, abituale come ospite d’onore dello spettacolo..

Il cammeo dell’artista abruzzese ha comunque arricchito anche questa volta lo spettacolo con la proiezione del commovente filmato nel quale parla .dei suoi incontri con gli italiani nel mondo e della toccante storia di  Giuseppe, fatta di valigie piene di speranza e di promesse di rientro dopo aver fatto fortuna,.  Diventato “Jo” in Australia gli ha ispirato i versi  di una nostalgica e toccante canzone  che nello spettacolo viene cantata con evidente commozione da padre e figlia. 

L’arguto Nduccio ha introdotto il tema  prendendo spunto  dall’illustrazione di De Nicola del rapporto tra  Dante Alighieri e Celestino V, considerati, per   diversi motivi.  anche loro “emigranti”

Nel suo “Giro d’Italia del perdono”, iniziato dopo l’arrivo a L’Aquila di Papa Francesco del 28 agosto 2023 per l’apertura della Porta Santa Angelo, De Nicola  ha messo in rilievo lo spessore e la forza del piccolo grande eremita assurto al soglio pontificio, che nell’immaginario collettivo, documenti alla mano,  è passato erroneamente per  “il papa  del gran rifiuto”  a cui attribuire la “viltade” dantesca. Questa volta la tesi di Angelo De Nicola  non è  neanche più quella romanzata del suo “La Missione di Celestino”, dove il Sovrintendente, Interlocutore del protagonista Giacomo attribuisce l’ombra di cui Parla l’Alighieri al Cardinale Matteo Rosso degli Orsini . Questi  eletto Papa, al primo scrutinio,  nel Conclave di Napoli il 23 dicembre del 1294 non accettò la nomina. la notizia fu resa pubblica solo dopo novant’anni. Ma Dante Alighieri, giornalista d’inchiesta ante litteram , ben introdotto nell’ambiente, aveva ricevuto una soffiata,. ‘

Nel romanzo  tutti gli interrogativi  sul Cardinale Matteo sottendono una risposta retoricamente scontata ma già si afferma una certezza “Sappiamo solo, e con assoluta certezza, che fu lui a rifiutare l’investitura mentre Pietro da Morrone a suo tempo l’aveva umilmente accettata, ancorché di mala voglia”. Questi invece gli interrogativi:“Temeva le ritorsioni di Bonifacio e della sua potente famiglia? Era ricattato da costui? Era stanco di battersi? Sappiamo soltanto che non era stato eletto all’unanimità, ma con la fiera avversione dei numerosi nemici del suo casato fra cui la potente famiglia degli Annibaldi. Probabilmente era ricattabile, probabilmente ebbe paura delle ritorsioni di questi avversari. Rifiuto per viltà? 

Da Il Perdono nutre il mondo abbiamo appreso invece che nella divina commedia sono presenti numerosi termini caratteristici del dialetto aquilano, il che avvalora la tesi di una frequentazione della città da parte del Sommo Poeta, il quale  addirittura avrebbe partecipato alla cerimonia di incoronazione di Celestino V.

 De Nicola, nella città citata nella sesta terzina del XXVIII canto dell’Inferno  (“e là da Tagliacozzo, dove sanz’ arme vinse il vecchio Alardo”), parlando della chiesa di Santa Maria della Vittoria che Carlo D’Angio volle erigere dopo aver battuto gli svevi,  ha voluto sottolineare che Celestino un rifiuto lo fece : non volle mai benedire le armi degli eserciti che si accingevano a partire per le guerre. Immancabile il riferimento a Silone e al suo “Le avventure di un povero cristiano“

La sentita e calda illustrazione della voce narrante supportata dall’indovinata scelta   delle 84 slide proiettate sul grande schermo del Talia, legate tra loro dalle gradevoli sottolineature musicali del quartetto, ha inevitabilmente suscitato ammirazione per il personaggio Celestino. Molto significative, tra le tante verità storiche,  le “chicche” svelate dallo scrittore: nelle ultime edizioni  della Perdonanza la vera “Bolla” è sempre restata nella sede municipale, depositaria sin dall’origine del documento: l’involucro portato dalla Damigella  nel tragitto tra il Comune e la Basilica di Collemaggio è vuoto; l’abito  indossato dalla Damigella fino a qualche anno fa pesava 13 Kg, è stata sostituito con uno molto leggero; nel retro della  statua eretta in onore di Celestino nella Piazza principale di Sulmona si nota l’immagine di un lupo che azzanna una Tiara che è storicamente sempre stato segno del potere temporale dei papi..

ORIGINALE LA BOLLA DRLLA PERDONANZA

L’autore ha  messo le immagini a disposizione di CentralMENTE, che  ne  sottopone alcune  all’attenzione dei lettori che potranno cogliere fino in fondo il messaggio intenso e positivo che è arrivato a tutti i presenti allo spettacolo. In particolare la parte del discorso  del Papa che dice “ Celestino seppe agire senza paura e grande coraggio”. Altro che viltade!

Alla conclusione però Angelo De Nicola,  aquilano che vuole bene alla sua L’Aquila (Il nostro terremoto docet)  non ha nascosto il suo rammarico  per il fatto che, a poco più di un mese dall’inizio dell’anno giubilare 2025,  a  L’Aquila  eletta il 28 agosto dello scorso annoda  “Capitale del Perdono e della Pace”  da Papa Francesco , non si è provveduto a preparare le strutture minimali per l’accoglienza dei fedeli c8he si prevede arrivino in massa nella città della Perdonanza. Certamente ha parlato anche a nome di Padre Quirino Salomone che al giubileo stava pensando fino a una settimana fa, quando ci ha lasciati per sempre. A lui, unitamente ad Angela Cecala, ha dedicato l’evento di Tagliacozzo. 

 

Consideriamolo come un punto luce, Uno che dice cose scomode. Un saggio.

Uno che non dice stupidaggini. Uno per il quale  il potere è un servizio. Questo è Celestino

(Padre Quirino Salomone)

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