Home La Rivista “SCRIPPELLE ‘MBUSSE”: QUANDO L’ITALIA RINASCIMENTALE INFLUENZÒ LA CUCINA FRANCESE

“SCRIPPELLE ‘MBUSSE”: QUANDO L’ITALIA RINASCIMENTALE INFLUENZÒ LA CUCINA FRANCESE

Cucina & Cantina / Centralmente / 247

QUEL PIATTO TERAMANO CHE CATERINA DE’ MEDICI PORTO’ SUL TAVOLO DEL RE ENRICO II SUO MARITO

di M. Martelli

Non fu Caterina de’ Medici a inventare la cucina francese, né si può attribuire a una sola figura la nascita di una tradizione gastronomica così ricca e stratificata. Come quella italiana, anche la cucina di Francia affonda le sue radici nella lenta evoluzione che segue la caduta dell’Impero romano d’Occidente, attraversa le invasioni barbariche e si consolida nel Medioevo. Tuttavia, è innegabile che la regina fiorentina abbia avuto un ruolo determinante nel raffinare il gusto e le abitudini a tavola della corte francese. Quando Caterina, esponente della potente famiglia dei Medici, giunse a Parigi nel XVI secolo, portò con sé molto più di un corredo nuziale: introdusse un vero e proprio stile di vita.

Alla corte francese arrivarono cuochi, pasticceri e maestri di cerimonia italiani, depositari della cultura rinascimentale che faceva dell’eleganza e dell’ordine un valore imprescindibile. Ai fastosi conviti dei Medici, infatti, dominavano le buone maniere: c’era l’abitudine di cambiare il piatto tra una portata e l’altra, si curava in modo rigoroso la pulizia e si utilizzavano preziosi servizi da tavola. L’argenteria artistica, il vetro di Murano e le ceramiche di Faenza — e forse anche quelle di Castelli — impreziosivano le tavole, trasformando il pasto in un rito estetico oltre che gastronomico.

 Ma il contributo di Caterina non si limitò all’etichetta. Fu proprio lei a introdurre in Francia alcune preparazioni destinate a diventare simboli della cucina d’Oltralpe. Tra queste, le crespelle italiane, evolutesi nelle celebri crêpes, oggi diffuse in tutto il mondo. Non solo. Un interessante filo gastronomico collega queste preparazioni alla tradizione abruzzese, in particolare alle scrippelle ‘mbusse, sottili frittatine immerse nel brodo, simbolo della cucina di Teramo. Una testimonianza concreta di come le ricette viaggino, si trasformino e si radichino nei territori, mantenendo tracce delle loro origini. Nella stessa area si ritrovano anche piatti come i crostini di fegato, che preparava mia madre e richiamano analoghe preparazioni francesi, a conferma di un dialogo culinario secolare tra Italia e Francia. Un intreccio fatto di scambi, contaminazioni e reinterpretazioni, ben lontano da una narrazione lineare o nazionalistica. Caterina de’ Medici, dunque, non fu la “madre” della cucina francese, ma certamente una delle sue più influenti ambasciatrici culturali. Con lei, il Rinascimento italiano attraversò le Alpi e si sedette a tavola, lasciando un’impronta che ancora oggi si riconosce nei dettagli: nella raffinatezza del servizio, nella cura della presentazione e in alcune preparazioni che continuano a raccontare una storia condivisa tra due grandi tradizioni gastronomiche europee.

 

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com