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Dietro le quinte del pensiero: Evviva CentralMENTE!

Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/194

 In questa settimana   la nostra Rivista  entra ufficialmente nel suo quinto anno di pubblicazione e tutti noi che facciamo parte della redazione “storica”  ne siamo più che orgogliosi. Tutti noi abbiamo dato un costante contributo settimanale, mettendo a disposizione la nostra esperienza nei diversi ambiti in cui abbiamo operato in passato per impegnarci nell’attualità in una comunicazione on line che punta sull’approfondimento delle tematiche, che riguardano l’arte e l’economia, il benessere e l’educazione, la poesia e l’ecologia, l’enogastronomia e la letteratura, la politica e lo sport. Ognuno di noi ha competenza specifica nel suo campo e la mette a disposizione di CentralMENTE.

Le “mode” in voga sui social hanno messo all’angolo la riflessione, l’analisi, la comparazione, i riferimenti storici  a vantaggio dell’immediato e del labile. Lì si elevano a protagonisti il clamore, il futile, la cronaca spicciola con l’inevitabile dominio della banalità nel giudizio di solito sintetizzato in un “like” o in un disegnino che raffigura un pollice che, quello sì, ricorda lo storico gesto con il quale gli imperatori romani, o chi per loro, decidevano sulla sorte del soccombente nel duello tra gladiatori.  Un approfondimento non guasterebbe anche sul tema del “pollice verso”  o in alternativa “all’insù”, visto che  gli storici hanno sollevato non pochi dubbi su quale dei due gesti fosse veramente quello di condanna. Non oso immaginare il putiferio che si scatenerebbe  se venisse avvalorata l’ipotesi che il pollice rivolto “all’insù” significa “condanna a morte” (ossia “il gesto di sguainare il gladio dal fodero per colpire a morte” da parte del vincitore) . “Se sta’ a raccaputà lu monde” esclamerebbe Franco Trequadrini, mio compianto amico pescarese, docente universitario di Italiano, che, peraltro, con il cellulare ebbe un amore a prima vista (trad. “il mondo si sta capovolgendo”). L’avallo per l’uso “moderno” del pollice verso (all’in giù) è arrivato  però con il film “Il Gladiatore” (2000) nel quale il regista Ridley Scott ha voluto rispettare la formula  conosciuta ai più perché usata come tale dei precedenti colossal ispirati alla storia di Roma antica.

Allora sento l’obbligo di ricordare che questa Rivista della Domenica non è andata in alcun momento della sua vita. ormai pluriennale, alla ricerca del consenso a tutti i costi, ma ha voluto semplicemente apparecchiare il tavolo con le idee di ciascuno di noi facendole assaggiare  e,  se del caso, metabolizzare a quel lettore che, come auspicavo nel mio Editoriale di esordio del Numero Zero può  “soddisfare la propria curiosità scegliendo gli ambiti più vicini ai propri interessi e, magari, allargare i propri orizzonti”. “Con il numero di oggi” – annunciavo allora – “prende corpo una nuova iniziativa editoriale che prevede di affiancare all’informazione, puntuale e obiettiva e sempre aggiornata, una struttura di contenuti di forte valenza culturale”, Dal 21 marzo 2021,  per altre 195 settimane i curatori delle nostre numerose rubriche  hanno dato corpo a  questa “mission”:  Mario Travaglini, Roberto Puzzu, Raniero Regni, Giuseppe Mazzocco, Marcello Martelli hanno animato il dibattito con i lettori, affiancati, fino allo scorso anno dal compianto Enea Di Ianni, e più di recente dal prezioso Paolo Rico. Se all’esordio di questa testata erano i curricula degli autori a fornire garanzie, oggi sono i loro pezzi a rendere solida la struttura di CentralMENTE – La Rivista. Non dimentichiamo che agli “atti” risulta la pubblicazione del libro “Il Limite” (Anicia Roma 2023), frutto degli articoli scritti nei primi tre anni di pubblicazione per l’omonima rubrica curata da R. Regni. E prossimamente sarà dato alle stampe quello che raccoglierà, tra gli altri, gli articoli scritti per la rubrica “Valore&Valori” del nostro esperto di economia e finanza Mario Travaglini. Soddisfazione? Si, soddisfazione!,

A chi mi legge, rivolgo però la preghiera di non considerare quanto  fin qui scritto come un’auto celebrazione, Il mio è un doveroso tributo a chi ha creduto nel progetto CentralMENTE e merita di “vantarsi” di aver lavorato e di continuare a farlo per tenere alta la guardia rispetto ai rischi rappresentati dagli “Attila” della comunicazione. Ci sono riusciti? Certamente non in toto, ma un masso nello stagno è stato lanciato, e abbiamo la certezza che qualcuno ha saputo cogliere il movimento delle “acque”.

In settimana infatti sulla chat Whatsapp di CentralMENTE è pervenuto un messaggio che non solo gratifica tutti noi che portiamo avanti questo formula comunicativa, ma avvalora in toto le nostre aspettative. Premetto che non sono pochi i messaggi di gradimento che riscontrano settimanalmente l’invio della Rivista della Domenica, ma il messaggio in questione  ci gratifica fino alla commozione. Proviene da una persona colta e sensibile costretta, da diversi anni, ad una pressoché totale immobilità.  Lei non può godere  a pieno dei grandi spazi della Villa realizzata  con cura, per lei e per le loro tre splendide figlie, dal marito Peppino,  urologo molto apprezzano, che non c’è più. Lei è dotata di una raffinata autoironia, che in questa circostanza l’ha portata a definirsi “periferia culturale”. Ecco il suo commento che pubblico così com’è, senza il suo permesso, perché siamo amici nella vita e non su..facebook!. Niente “Like” niente pollici all’in su o all’in giù. Evviva!

Grazie Pierluigi per lo sguardo sul mondo oltre il portone della mia casa ! Grazie per le risposte ai dubbi quotidiani in crescendo che anche le periferie culturali degli uomini comuni si pongono perché soprattutto loro sentono il vento che cambia sulle loro ossa ( pensioni disoccupazione precariato in senso lato, carenza di stimoli aperture alla ricerca alle nuove professionalità ) e qui mi fermo per non appesantire la semantica del mio pensiero! Le donne comuni restano le più sensibili al vento che tira e cercano spiragli di luce nel futuro dei figli demotivati e si stupiscono del silenzio dell’informazione sui loro dubbi di donne comuni, che restano le più attente acute sensibili antenne ai cambiamenti sottili che stanno cambiando il mondo fuori dal portone della loro casa !

Grazie Centralmente grazie Mario Travaglini per la lingua accessibile ai più con cui dai spazio alle nostre perplessità ‘ fragilità incertezze di uomini e donne e le porti al centro della nostra comprensione con la trasparenza e l’onesta intellettuale che cerchiamo tra tanto chiasso fuorviante e altrettanto silenzio strategico è mortificante! Grazie Gigi : ho scritto d’impulsò ( ti sarà chiaro nella mia confusione!)

Risposta:

Carissima Gisella, chi più di te può usare al meglio la parte in MAIUSCOLO del titolo della nostra Rivista?

Replica

Sono periferia culturale e intellettuale: non dimenticarlo! Finché mi nascondo dietro le quinte del pensiero mi salvo dal populismo Perdonami la presunzione ma dopo tanto silenzio( difficoltà mio telefono) ritrovare penne e cervelli democraticamente disponibili  ha acceso la miccia ai miei solitamente timidi e repressi !Grazie Gi

Gisella

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