LE PETIT NAPOLEON

Valore & Valori / Mario Travaglini / 181

 Nel  2018  sul sito online di Civiltà Italiana a chiusura del l’articolo            “ I macchinisti di un treno chiamato Europa” scrivevo “……….. ci si rende conto che questo non è il momento di dividere l’Europa ma di rafforzarla. Ecco perché auspico che i due macchinisti che sono ai comandi del treno si accorgano che i vagoni di coda, e non solo quelli, stanno pericolosamente perdendo contatto con il resto del convoglio”. Le crisi politiche nelle quali si dibattono oggi la Germania e la Francia pur essendo di natura e provenienza diverse ripropongono in maniera non più eludibile il tema  della leadership e della rappresentanza dell’Europa nel mondo. Con un sistema economico-finanziario globalizzato è non solo opportuno ma addirittura  necessario interessarsi alla politica e dei politici di Stati che hanno voce in capitolo in Europa e che, anzi, in Europa tentano ancora di imporre le loro linee guida e i loro programmi. Ecco perché dopo Sholz, che abbiamo sottoposto a critiche severe in due precedenti occasioni, oggi mi occupo del Presidente francese Macron, la cui azione politica è stata, in verità, condannata soprattutto dai fatti che uno sparuto gruppo di osservatori aveva avuto il coraggio di preconizzare sin dal momento della dissoluzione dei due rami del parlamento. Oggi, che le opposte artiglierie di estrema destra e di estrema sinistra scaglino palle di fuoco sul Presidente è del tutto fisiologico, essendo stata la prima, il Front National, ghettizzata, dileggiata e trattata con vero disprezzo sebbene forte dei suoi 11 milioni di voti, e l’altra, i comunisti di Melenchon, prima adulata con un petting squallido e prolungato per mettere fuori gioco al secondo turno gli odiati rappresentanti del FN e poi, una volta raggiunto lo scopo, abbandonata a se stessa in parlamento senza essere neppure interpellata per la formazione del nuovo esecutivo. Le furbizie che abitualmente si usano nel gioco delle tre carte, che molti avevano scambiato per “grande visione politica di una statista fuori dal comune” sol perché egli ha sostenuto e sostiene tutt’ora un governo di centro sinistra in Europa, si sono rivelate alla fine sia dilatorie che pericolose. Per la Francia e per l’Europa.

Il giochino di un  Presidente sedicente liberale che fa accordi con il partito comunista, strumentalizzandolo, per evitare la vittoria di un altro partito è l’antitesi del liberalismo e, oserei dire, della democrazia tout court, giusto per rimanere in tema. La presidenza di Macron somiglia molto da vicino ad un sipario che si sta chiudendo su un modo di interpretare la politica e la democrazia come somma di interessi di pochi da far digerire al popolo propagandando l’arrivo di un mondo migliore che non arriva mai. Infatti, dalle elezioni di giugno la Francia cerca disperatamente una maggioranza parlamentare che non c’è, tanto che il penultimo tentativo, quello affidato al povero Michel Barnier, è crollato già prima di vedere la luce con una mozione di censura utilizzata, pensate, una sola volta nella storia della Quinta Repubblica, con l’enorme differenza che Emmanuel Macron non è de Gaulle e che la stragrande maggioranza dei francesi sarebbe felice di ricevere le sue dimissioni. La sua ultima apparizione pubblica a Notre-Dame non gli ha fatto guadagnare alcun punto di popolarità, dal momento che si era impegnato a non pronunciare un discorso dall’interno di questo luogo sacro, dove in otto secoli di storia e qualunque siano state le circostanze (insurrezione, rivoluzione, occupazione di Parigi), nessun capo di Stato, re, imperatore, cancelliere intergalattico o leader della ribellione ha mai collocato lì una piattaforma per rivolgersi alle telecamere e regalarsi un momento di gloria. Maliziosamente posso pensare che questa sceneggiata sia servita per accendere una candela affinché la grazia divina convincesse Standard & Poor’s  e Moody’s a risparmiare alla Francia l’umiliazione di un declassamento del suo rating creditizio. E ciò si è avverato, forse anche al di là delle sue aspettative, perché la prima lo ha confermato mentre la seconda , proprio qualche ora fa lo ha declassato, contrariamente a Fitch che aspetterà gli eventi di questo fine anno per pronunziare il suo verdetto.

La stessa candela sarà pure servita per ringraziare la santa BCE dove, lo ricordo, officia Madame Lagarde e il suo entourage di chiara espressione francese che, ovviamente, dal mese di giugno non ha fatto mancare il sostegno ai suoi connazionali proteggendo il debito pubblico dall’assalto degli investitori con una azione di sbarramento poco usuale, che spiegherò tra poco, evitando così che il rialzo dello spread superasse la pericolosa soglia  del 50% ed  assumesse proporzioni bibliche. Gli effetti di questo sostegno, che conferma ancora una volta la scarsa indipendenza decisionale della signora Lagarde, sono stati almeno due. Il primo: ha calmierato lo spread evitando che il debito pubblico francese, arrivato alla astronomica soglia dei 3100 miliardi di euro, producesse interessi passivi crescenti che avrebbero potuto aggravare oltremodo i conti dello stato e mettere in tensione la tenuta sociale del paese con pericolose proteste di piazza. Il secondo : ha impedito un altrettanto pericoloso rialzo dei tassi che si sarebbe ripercosso, da un lato, sul mercato immobiliare già in forte crisi, e, dall’altro, sui costi aziendali, mettendo in difficoltà tutte quelle imprese che operano principalmente sul mercato mondiale. La mossa della Banca Centrale attuata a partire dal mese di giugno, ossia dal momento in cui i mercati hanno iniziato a bersagliare i titoli pubblici francesi (OAT), è  stata risolutiva, in sostanza una specie di Mose che ha impedito ai conti pubblici di andare sott’acqua. In quel periodo, infatti, la BCE anziché incassare i titoli arrivati a scadenza (OAT) li ha gentilmente ricomprati lasciando nella disponibilità del governo francese circa 25 miliardi, facendo nel contempo anche capire che la Francia sarebbe rimasta sotto l’ombrello di protezione aperto dalla signora Lagarde e che non ci sarebbe stato spazio per manovre speculative. Liberté, Fraternité, Bce. Et voilà!

Qualora anche l’ultimo tentativo affidato venerdì scorso a François Bayrou dovesse fallire e l’impasse divenisse ormai irreversibile il rischio di caos politico e istituzionale diverrebbe reale, dando il pretesto al Presidente Macron di indossare la feluca napoleonica e decidere di darsi pieni poteri per due mesi, eventualmente rinnovabili, come recita l’articolo 16 della costituzione, utilizzato una sola volta tra l’aprile e il settembre 1961 in occasione della guerra in Algeria.

Per concludere: questo Presidente, dopo sette anni di malgoverno che ha portato la Francia sul limite del baratro, sfiduciato dalla politica e dagli elettori, insieme al sodale tedesco Sholz che non riuscirà neppure a compiere un intero mandato a causa di una serie di errori di valutazione in materia di politica energetica che hanno messo in ginocchio il più grande comparto industriale del paese, pretende di continuare ad imporre i suoi uomini e suoi schemi anche in Europa incurante del fatto che i danni potranno anche essere irreversibili (Vedasi l’accordo UE-Mercosur).

Purtroppo non vi è alcuna possibilità che la Commissione Europea venga censurata come accaduto per il Governo Barnier perché tra i censori dovrebbero figurare anche quelli che sono stati a loro volta censurati nel loro paese, ossia Sholz e Macron. Se penso che costoro siano ancora alla guida dell’Europa mi vengono i brividi.

(La Foto in evidenza è tratta da una copertina dal Settimanale inglese New  Statemant)
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