Home La Rivista GARLASCO E NERETO: TRE DELITTI, DUE ITALIE DELLA MEMORIA LUNGA E...

GARLASCO E NERETO: TRE DELITTI, DUE ITALIE DELLA MEMORIA LUNGA E CORTA

POST della settimana / Centralmente / 266

A Garlasco, diciannove anni dopo, la verità giudiziaria è tornata sotto i riflettori. A Nereto, dopo oltre vent’anni, l’assassinio di Libero Masi ed Emanuela Chelli resta senza un responsabile condannato. Due storie diverse, unite da una domanda: perché alcuni delitti continuano a occupare la memoria nazionale e altri scompaiono quasi completamente?

Ci sono delitti che diventano una parte permanente della memoria collettiva. E ce ne sono altri che, dopo qualche titolo e qualche servizio televisivo, sembrano precipitare nel silenzio .È una delle contraddizioni più amare della cronaca italiana. Garlasco e Nereto sono due casi diversi, per dinamica, epoca, prove e vicende processuali. Ma messi uno accanto all’altro raccontano qualcosa che va oltre i singoli procedimenti giudiziari: raccontano la diversa capacità di un delitto di rimanere sotto i riflettori.

A Garlasco, l’omicidio di Chiara Poggi continua a occupare le prime pagine a distanza di diciannove anni. Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva per l’omicidio e sta scontando la pena. Parallelamente, la Procura di Pavia ha svolto una nuova indagine sulla posizione di Andrea Sempio, conclusasi con un nuovo avviso di conclusione delle indagini. Sempio non è un condannato e la sua eventuale responsabilità dovrà essere accertata nelle sedi giudiziarie competenti.È proprio questa distinzione a rendere il caso ancora più delicato. Da una parte c’è una sentenza definitiva.Dall’altra un procedimento investigativo che ha riaperto interrogativi sulla ricostruzione del delitto. La discussione pubblica si è concentrata su reperti, Dna, impronte, nuove consulenze e vecchi elementi investigativi. La difesa di Stasi ha inoltre prospettato la possibilità di iniziative per la revisione della condanna.

Tutto questo è legittimo. La ricerca della verità non ha una data di scadenza. Ma  se è vero per Garlasco, deve esserlo anche quando il nome del caso non è diventato famoso in tutta Italia.Ed è qui che entra in scena Nereto. Era la notte tra il primo e il 2 giugno 2005, quando l’avvocato Libero Masi, 57 anni, e sua moglie Emanuela Chelli, anch’essa di 57 anni, furono trovati morti nella loro abitazione. Fu un duplice omicidio di straordinaria violenza .Le indagini si orientarono anche sull’ipotesi di una rapina, ma gli elementi raccolti non portarono a una soluzione giudiziaria del caso. Il procedimento venne archiviato.Poi, molti anni dopo, l’inchiesta fu riaperta. Nel 2024, a diciannove anni dal delitto, la Procura di Teramo tornò a occuparsi del caso, disponendo nuovi accertamenti e approfondimenti investigativi.

Era un segnale importante. Significava che un fascicolo apparentemente consegnato alla storia poteva ancora essere interrogato. Ma anche questa seconda stagione investigativa non ha portato a una condanna. Nel 2026 è arrivata l’archiviazione della nuova inchiesta. Dunque, a oltre vent’anni da quella notte, per la morte di Libero Masi ed Emanuela Chelli, non esiste una persona condannata per il duplice omicidio.

Ed è qui che la domanda diventa inevitabile. Perché Garlasco continua a essere raccontato, discusso, analizzato e sezionato quasi quotidianamente, mentre Nereto è rimasto per gran parte del tempo ai margini dell’attenzione nazionale?

Non è una critica alla quantità di attenzione dedicata a Garlasco. È una domanda sulla quantità di attenzione dedicata a Nereto. Perché non esistono vittime di serie A e vittime di serie B. Chiara Poggi merita verità e giustizia. Libero Masi ed Emanuela Chelli meritano verità e giustizia. Non c’è contraddizione. Non bisogna togliere una luce per accenderne un’altra. Bisognerebbe accendere più luci. La televisione, naturalmente, segue ciò che interessa il pubblico. I giornali seguono ciò che produce attenzione. I programmi televisivi seguono ciò che genera discussione .È una dinamica incomprensibile.  L’informazione ha una funzione diversa da quella dell’intrattenimento. Ha il dovere di ricordare ciò che rischia di essere dimenticato. Un caso irrisolto non è un caso inesistente. Un’archiviazione non cancella un doppio omicidio, La chiusura di un’indagine non restituisce una vita alle vittime né una risposta definitiva alle famiglie. E, soprattutto, un fascicolo che non arriva a una sentenza non dovrebbe trasformarsi, con il passare degli anni, in un fatto di cronaca di seconda categoria. A Nereto ci sono due persone che quella notte sono state barbaramente trucidate in casa. C’erano una famiglia, degli affetti, un lavoro, una vita.

E c’è ancora una domanda alla quale la giustizia non ha dato una risposta definitiva: chi ha ucciso Libero Masi ed Emanuela Chelli? Non è una domanda alla quale si debba rispondere inventando un colpevole. A contrario. È proprio perché non esiste una risposta giudiziaria definitiva che bisogna evitare accuse, insinuazioni e processi mediatici. Occorre distinguere le prove dalle ipotesi, le sentenze dalle ricostruzioni, i fatti dalle opinioni. Ma occorre anche continuare a parlarne. Perché il silenzio non è una prova. E il tempo non dovrebbe diventare una seconda condanna: quella all’oblio.

Garlasco ci insegna che un caso può tornare al centro dell’attenzione anche dopo quasi vent’anni. Nereto ci ricorda che esistono casi nei quali il tempo, invece, sembra avere avuto la meglio.È questa la vera anomalia sulla quale dovremmo interrogarci.Non perché Garlasco riceva troppa attenzione, Ma perché Nereto ne riceva così poca.Due delitti.Due storie diverse. Due percorsi giudiziari profondamente differenti.

Eppure, alla fine, una medesima esigenza: non permettere che il tempo stabilisca quali vittime meritino di essere ricordate. Perché la giustizia può incontrare ostacoli, le prove possono deteriorarsi, le indagini possono essere archiviate. Ma la memoria non dovrebbe essere archiviata mai.A Garlasco si continua a cercare la verità. A Nereto la verità giudiziaria non è arrivata. La differenza non dovrebbe essere il volume delle telecamere puntate sui due casi. Dovrebbe essere soltanto il punto dal quale ripartire per chiedere, ancora una volta, che due vittime non vengano dimenticate.

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com