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QUANDO A FANO ADRIANO IL GIORNALISMO CHE DAVA VOCE AGLI ULTIMI PORTO’ UNA MAMMA SULLA TOMBA DEL FIGLIO MORTO IN GUERRA


Amarcord & Attualità / Marcello Martelli / 260

Su Facebook  è apparso il commento al pezzo di Marcello Martelli da parte  di  Berardino Nisi, cittadino di Fano Adriano  il quale propone  che “il Premio Giornalistico “Giuseppe Zilli” venga assegnato alla carriera a Marcello Martelli, reporter in prima linea per oltre sessant’anni, sempre presente sui fatti, sempre fedele alla verità documentata. Un riconoscimento meritato per una vita dedicata al giornalismo sul campo. Come non condividere la proposta? Anzi colgo l’occasione per ribadire quanto scritto nel mio commento al post: “come Direttore della Rivista della Domenica che da oltre cinque anni si arricchisce settimanalmente dei contributi settimanali di Marcello Martelli, invito gli organizzatori del Premio Zilli ad anticipare i tempi e a indire un’edizione speciale per il conferimento del premio al MAESTRO di giornalismo e allo scrittore che intinge la penna nella competenza che tiene alto il prestigio della categoria”. Oggi in questo numero della nostra rivista se ne rintraccia un’ulteriore prova con l’articolo su “Un pranzo da Re” di Jim Harrison. Pierluigi Palmieri

 A un vecchio cronista fa piacere sapere che, ogni anno, a Fano Adriano, piccolo borgo alle falde del Gran Sasso, si accendono i riflettori sul giornalismo per rendere omaggio a don Giuseppe Zilli, straordinario maestro di Famiglia Cristiana. È un appuntamento che non celebra soltanto una professione, ma ricorda il senso più autentico del raccontare la realtà: stare dalla parte delle persone.

Fano Adriano, un tempo, era un paese isolato. Lo Stato arrivava raramente, quasi sempre per esigere le tasse o per consegnare ai giovani la chiamata del Distretto militare che li avrebbe mandati al fronte. Per il resto, il silenzio. In quel silenzio, l’arrivo del cronista de Il Tempo rappresentava un avvenimento. Non era soltanto un giornalista: era qualcuno disposto ad ascoltare, a raccogliere storie, a trasformare i bisogni dimenticati in una voce capace di raggiungere migliaia di persone.

Ricordo una vicenda che non ho mai dimenticato. Il sindaco di Fano Adriano, Giovanni Salvitti, mi accompagnò nella casa di un’anziana donna, tutta vestita di nero. Era la madre di un soldato morto in guerra e sepolto in un lontano cimitero militare all’estero. Quella donna non aveva mai lasciato il suo paese, ma custodiva un unico, grande desiderio: salire almeno una volta su un aereo per portare un fiore sulla tomba del figlio. Aveva il coraggio necessario per affrontare quel viaggio, ma non i mezzi economici per renderlo possibile. Era una storia che chiedeva soltanto di essere raccontata.

Così “Il Tempo” aprì una sottoscrizione tra i lettori. La risposta fu commovente e immediata. Arrivarono offerte da ogni parte e, grazie alla generosità di tante persone sconosciute, quella madre poté finalmente compiere il viaggio che aveva sognato per una vita. Non fu soltanto un gesto di solidarietà: fu la dimostrazione che il giornalismo può costruire ponti tra chi soffre e chi è disposto ad aiutare.

Oggi viviamo nell’epoca della velocità, delle notizie consumate in pochi secondi e dei social che spesso confondono il rumore con l’informazione. Eppure, esempi come questo ricordano che il giornalismo conserva una missione che nessuna tecnologia potrà sostituire: dare voce agli invisibili, accendere i riflettori sulle storie che meritano di essere ascoltate, trasformare l’informazione in partecipazione civile.

Per questo il Premio dedicato a don Giuseppe Zilli non guarda soltanto al passato. È un invito ai giornalisti di oggi e di domani a non dimenticare che dietro ogni notizia c’è una persona, dietro ogni titolo una vita, dietro ogni articolo una responsabilità.

Il buon giornalismo non si limita a raccontare i fatti: quando può, aiuta a cambiare il destino delle persone. Se Fano Adriano continua ogni anno a ricordarlo, significa che quella lezione è ancora viva. Ed è una lezione di cui il nostro Paese ha ancora un grande bisogno.

(Marcello Martelli.- Facebook – 23 luglio 2026)

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