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BIKINI: 80 ANNI, E’IL DUE PEZZI CHE HA RIVOLUZIONATO LA MODA, SCANDALIZZATO IL MONDO E FATTO INNAMORARE DIVERSE GENERAZIONI

Attualità & Amarcord / Marcello Martelli / 258

…non servono metri di tessuto per entrare nella storia. A volte bastano pochi centimetri di stoffa… E un mare di personalità e fascino !

Ottant’anni? Impossibile crederci. Eppure, il bikini spegne davvero 80 candeline. Era il 5 luglio 1946 quando nasceva il costume da bagno destinato a cambiare per sempre il modo di vivere l’estate, il corpo femminile e perfino il concetto di libertà. La sua carta d’identità dice “anziano”, ma il suo sex appeal è quello di una ventenne.

Del resto, c’è un segreto che il bikini conosce meglio di chiunque altro: le mode passano, lui resta. La sua nascita fu tutto tranne che tranquilla. Il suo inventore, il francese Louis Réard, gli diede un nome che prometteva scintille: “bikini”, come l’atollo del Pacifico dove pochi giorni prima erano esplosi gli ordigni nucleari americani. Il messaggio era chiarissimo: questo minuscolo costume avrebbe provocato un’esplosione ancora più clamorosa. Missione compiuta! Le modelle dell’epoca si rifiutarono categoricamente di indossarlo. Troppo audace, troppo provocante, troppo… piccolo.

Réard trovò una volontaria nella ballerina Micheline Bernardini, che non aveva alcun problema a sfidare il perbenismo. Le fotografie fecero il giro del mondo e il bikini entrò nella storia ancora prima che negli armadi.

All’inizio sembrava il nemico pubblico numero uno. Vietato su molte spiagge, condannato dai moralisti, criticato dalla Chiesa e guardato con sospetto da chiunque pensasse che qualche centimetro di stoffa in meno avrebbe decretato la fine della civiltà occidentale. Ma la civiltà è sopravvissuta. Il bikini pure. Anzi, più cercavano di censurarlo, più diventava irresistibile. Perché la moda ha una regola antica quanto il mondo: se qualcosa scandalizza, prima o poi diventa un successo.

Poi arrivarono le regine del glamour. Brigitte Bardot lo trasformò nell’uniforme della dolce vita. Le fotografie sulle spiagge della Costa Azzurra fecero il resto: il bikini non era più soltanto un costume, era un modo di essere. Libero, spensierato, terribilmente affascinante.

E quando Ursula Andress uscì dal mare in “Agente 007 – Licenza di uccidere” con quel bikini bianco entrato nella leggenda, il verdetto fu definitivo: esistono scene che il cinema non dimentica. Quella è una di queste. Da allora il bikini ha collezionato testimonial da sogno. Da Marilyn Monroe a Raquel Welch, da Farrah Fawcett a Pamela Anderson, fino alle star e alle influencer dei nostri giorni. Ogni epoca ha avuto il suo bikini simbolo e la sua regina dell’estate.

Ma ridurre tutto alla seduzione sarebbe un errore. Perché il bikini ha raccontato anche una rivoluzione sociale. Ha accompagnato l’emancipazione femminile, la conquista del diritto di scegliere come vestirsi, quanto scoprirsi e, soprattutto, di non dover chiedere il permesso a nessuno.

Quello che negli anni Cinquanta era considerato scandaloso oggi è semplicemente una scelta personale. E questa, forse, è stata la sua vittoria più grande. Naturalmente, anch’esso ha vissuto mille vite. Ha attraversato gli anni Sessanta con fantasie floreali, gli anni Settanta in versione hippie, gli Ottanta con sgambature da record, i Novanta minimalisti e il Duemila tra lustrini, brillantini e micro-tessuti che spesso lasciavano più spazio all’immaginazione.. o forse no.

Oggi il bikini è democratico come non mai. Esiste per ogni gusto, ogni fisico e ogni età. A triangolo, a fascia, sportivo, vintage, a vita alta, sgambato, crochet, animalier o ecosostenibile. Non detta più legge: offre possibilità. E continua a fare quello che gli riesce meglio: raccontare l’estate. Perché basta vedere steso su un asciugamano un bikini colorato per sentire già il rumore delle onde, il profumo della crema solare e la promessa di vacanze che sembrano sempre troppo brevi. Ottant’anni dopo, il suo fascino è rimasto intatto. Fa ancora discutere, ispira gli stilisti, conquista le copertine e continua a essere il protagonista assoluto di ogni stagione balneare. In fondo, il bikini è la prova che non servono metri di tessuto per entrare nella storia. A volte bastano pochi centimetri di stoffa… E un mare di personalità e fascino-

P.S.

Il nostro attento redattore Giuseppe Mazzocco, che curatore peraltro della Rubrica Benessere, ci fa sapere che Louis Réard, il 5 luglio 1946, non ha inventato di sana pianta  il bikini, ma si è appropriato di un’idea che viene da lontano. Dal 320-370 d.C.! Fra i mosaici della Villa romana del Casale, di Piazza Armerina (EN), ve ne sono alcuni che riportano il modo con cui le donne portavano i due pezzi, mentre giocavano o lavoravano in palestra! Il bikini è romano! I francesi, aggiunge Mazzocco, troppo  spesso si appropriano di idee altrui Restano  ovviamente, validi  spessore e arguzia delle riflessioni del maestro  Marcello Martelli. .(PLP)

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