Editoriale / Pierluigi Palmieri / 256
DOPO AVER SUPERATO NEL GIRONE “H” I PLURIDECORATI URUGUAIANI, QUELLI DELL’ARCIPELAGO CAPOVERDIANO HANNO UNA PROBABILITA’ SU CENTO DI ELIMINARE UN’ALTRA GLORIA DEL CALCIO MONDIALE, MA …IL PALLONE E’ ROTONDO! |
Voglio interrompere il “silenzio stampa” sul calcio che mi sono imposto dopo che la nostra nazionale non è riuscita a classificarsi per il Mondiale 2026, Non ho condiviso infatti la croce gettata addosso a Gattuso, Buffon, Gravina & Co. Dopo la partita/spareggio giocata in casa della Bosnia, si sono alzati cori di condanna e si è gridato perfino alla “tragedia sportiva”. Giocata in gran parte in dieci contro undici, era finita in pareggio e alla cosiddetta “lotteria dei rigori” (che peraltro ci ha fatto vincere un titolo mondiale) un pallone finito sulla traversa (Bryan Cristante) e un tacchetto della scarpa poggiato male vicino al dischetto ha fatto sì che il pallone calciato da uno che la manda dentro 90 volte su 100, finisse oltre la traversa (Pio Esposito).
Per la terza volta l’Italia non si qualifica per la fase finale del Campionato del Mondo di Calcio, Apriti cielo! Il cuore di Gattuso, la forza empatica di Buffon e l’esperienza di Gravina finiscono nel tritacarne mediatico . Le stesse persone a cui, se quella traversa e quel tacchetto non ci avessero messo lo zampino, si sarebbe inneggiato sono stati messi all’indice come dei novelli criminali di guerra al pari di Saddam Hussein . Putin e Netanyahu.
Fatta questa doverosa premessa per chiarire il pensiero, ovviamente del tutto personale, sull’esclusione dell’Italia, voglio spendere qualche rigo per le squadre che durante questo mondiale ci hanno mandato segnali che in prospettiva possono assumere una valenza molto significativa sia per lo sport in generale che per il nostro calcio in particolare. Attento agli aspetti collaterali, ma non secondari, degli eventi sportivi, come in tutte le edizioni precedenti ho dedicato molto tempo a guardare partite e highlight di “USA-Messico-Canada 2026” e, come mi capita spesso, ho provato a spingere le squadre meno blasonate a fare di tutto per andare avanti. Equador, Krea, Haiti, e perfino Coracao! Allora il 15 giugno guardo Spagna – Capo Verde, che nei pronostici si pensava sarebbe stata una “passeggiata per le “furie rosse”. Accade che quelli dell’arcipelago che costeggia l’Africa ad occidente, non solo si difendono ma non manifestano alcun timore reverenziale per la favorita del torneo, tantomeno per il fenomeno Yamal,
Scopro poi un portiere che emulo di Zoff., Buffon & Compagnia bella (quarantenni “numeri 1” che hanno brillato nelle rispettive epoche), schizza come una molla verso tutti i punti cardinali e abbassa la saracinesca della porta, esaltando i tifosi che lo adorano.
Si chiama Vozinha (Hernâni José da Rosa Barros) ed è salito alla ribalta della cronaca del “Mundial” anche per le sue dichiarazioni sul forte legame con la madre[1]. Al termine della prima partita contro la Spagna, il portiere in lacrime aveva confessato il suo dispiacere per l’assenza della mamma allo stadio. Ovviamente non stiamo parlando di un “bamboccione” , ma di un personaggio che, leader carismatico della sua nazionale, alla sua “veneranda” età (classe 1986), raggiunto il traguardo della partecipazione al mondiale, avrebbe voluto condividere la sua gioia con colei che, fin da bambino, l’ha sostenuto e incoraggiato. La signora Ana Candida Evora, per l’occasione, aveva dovuto rinunciare a partire a causa dell’eccessivo costo del “visto d’ingresso“ negli USA e per la cauzione di 15.000 dollari prevista per i cittadini di Capo Verde che intendono soggiornarvi provvisoriamente. L’amministrazione americana è intervenuta esentando i possessori dei biglietti per il mondiale dalla cauzione e Ana Candida ha potuto assistere alla partita di suo figlio con l’Uruguay e poi a quella con l’Arabia Saudita, dove la saracinesca ha funzionato alla perfezione,
Grazie a cotanto leader i capoverdiani hanno rimandato anzitempo a casa quelli dell’Uruguay, i cui quattro titoli – due olimpici e due mondiali – avevano contribuito a far nascere il “primo grande impero calcistico del XX secolo”, simbolo di quella tecnica e di quell’orgoglio nazionale di cui loro hanno così acquisito piena titolarità.
Una nazione che conta meno di 600mila abitanti ha tenuto testa ai sudamericani che ne hanno tre milioni in più e a Spagna e Arabia Saudita che la superano di 37/ 39 milioni. Una “pulce” demografica che andrà ora ad infastidire l’Argentina della “Pulce” calcistica per antonomasia. Funzionerà anche con Leo Messi la “saracinesca” by Vozinha? Non si sa, ma il pallone è tondo,
[1] Vozinha nato nel 1986 a Mindelo, sull’isola di São Vicente è considerato il leader carismatico della Seleção Caboverdiana, protagonista nelle qualificazioni e nelle edizioni della Coppa d’Africa. Debutta nel 2012 e diventa presto capitano, incarnando la tenacia e l’orgoglio dell’arcipelago. Celebre per il suo spirito di squadra e per la capacità di motivare i compagni anche nei momenti difficili. Vozinha ha più volte raccontato che la madre è la sua forza interiore: lo ha sostenuto fin da bambino, quando giocava per strada con palloni improvvisati. Dopo ogni partita importante, le dedica un pensiero o un gesto — spesso un bacio verso il cielo — come segno di gratitudine.




