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L’ADDIO DI INDRO MONTANELLI VENT’ANNI FA E LA PREVISIONE SBAGLIATA DEL GRANDE GIORNALISTA

Amarcord  / Marcello Martelli /256

“Un italiano contro. Il secolo lungo di Montanelli” (Ed. Solferino). Questo l’ultimo libro dove un gruppo di “big” rende omaggio ad un protagonista con il quale “si fanno ancora i conti”. Un confronto impegnativo e difficile, specie per gli “addetti ai lavori”, spesso portati a dimenticare i suoi insegnamenti sempre attuali e non solo per i giornalisti. Di uno che disse no agli onori di senatore a vita, per confermare la sua autonomia di grande maestro della parola.

Un mese prima della sua scomparsa (luglio 2001), da umile apprendista che lo aveva sempre seguito e ammirato, gli dedicai il pamphlet “Così dice Montanelli. Giornali, giornalisti e giornalismo di ieri e oggi attraverso personaggi, fatti e testimonianze dal dopoguerra alla Seconda Repubblica” (Multimedia Ed.). Un libro su un mondo in cui ero entrato giovanissimo e restarvi per circa 40 anni, dopo aver conosciuto luci e ombre di un mestiere mai tradito. “Un’avventura più che un lavoro”, così ha titolato la sua presentazione Bruno Vespa che, all’inizio del cammino, mi fu amico e collega in Abruzzo, e nella redazione de “Il Tempo” di Piazza Colonna. Più che un saggio o un libro di ricordi cronologicamente espressi, un taccuino di appunti che il cronista aveva raccolto, quasi di getto, per contrassegnare una serie di personaggi ed avvenimenti visti e conosciuti da vicino. Per offrire con molto anticipo spunti di riflessione su temi e problematiche al centro della svolta epocale, per cui neppure un grande maestro come Montanelli sapeva dare risposte definitive con previsioni possibili.

Il principe della carta stampata, a pochi giorni dal congedo, vergò il suo testamento, dedicando la sua ultima sosta al capezzale del giornalismo, per dire che, se voleva sopravvivere, doveva cambiare. Ma come, non lo sapeva. “So soltanto– aggiunse testualmente – che io morrò con il mio giornalismo, di cui domani nessuno si ricorderà”.

Sono passati due decenni per sottolineare, oltre ad una previsione del tutto sbagliata del grande Indro, anche la sua idea di giornalismo.

Oggi più che mai necessaria per risollevare le sorti di giornali e giornalisti.

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